“La collina del vento” di Carmine Abate

Andiamo in Calabria per leggere una storia e vediamo cosa ci salta fuori. Ammetto che sono un po’ demoralizzata, perché al di là della mia incapacità di connettermi con i romanzi e con la narrativa in generale, mi sento un censore molto cattivo e drastico: se io fossi un editore o controllore di manoscritti ne uscirebbero la metà di quelli che vengono stampati e di quella metà, un’altra metà sarebbe comunque appena accettabile. Perché tutto ciò? Perché questo libro è per me di una inutilità che rasenta il dubbio, il dubbio che io non capisca certi generi di libri.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_collina_del_vento

Il libro gira attorno a una famiglia, seguendo la linea maschile (anche perché se nasce una figlia ella è troppo moderna e poi emigra) dagli inizi del 1900 fino più o meno ai giorni nostri e tutto gira attorno a una collina, il Rossarco, e un’ipotetica città della Magna Grecia che potrebbe esservi seppellita.

La trama ci prefigura contrasti, prevaricazioni da contrastare, misteri e omicidi, come se fosse il più avvincente dei romanzi di tutti i generi eppure…eppure…i tratti sopra elencati sono presenti ma talmente all’acqua di rosa che non capisco il perché metterlo. In una terra aspra, forte, contrastata, dalle radici profonde non solo della Grecia, ma anche di un passato ottocentesco post unitario che ha lasciato i suoi strascichi io mi sarei aspettata questa frattura, questa lacerazione, questo contrasto fra una famiglia forte e positiva e il male che li circonda. E invece no! Tutto è all’acqua di rose, alternato da qualche spinta di racconto semi erotico, con personaggi che si incastrano (mi sono anche confusa spessa), con cambi di tempo passato-presente, dove i fascisti il massimo che fanno è darti l’olio di ricino e mandarti a Ventotene in esilio, ma poi puoi dire e fare quello che vuoi in ricchezza e onestà. Insomma qui il climax è niente; la tensione emotiva rara e mal gestita; la capacità di accalappiare il lettore con la vicenda misteriosa e di cronaca nera è banalizzata e conclusa con un finale talmente buttato su da meritarsi solo per quello un 3 nel tema.

Il Rossarco è un personaggio che dovrebbe troneggiare, incutere timore amore e reverenza, nascondendo dentro di sè Storia e mistero, eppure finisce come nel finale, vittima esso stesso dell’incuria altrui che tutto rovina e niente preserva. Da collina sembra quasi una collinetta con una vite piccina, qualche alberello e via discorrendo.

Quello che non mi ha convinto dall’inizio alla fine di questo libro è che alla fine non racconta a noi niente di così diverso da tante storie famigliari, non ti fa riflettere, non ti mette in discussione, non ti fa vedere il mondo da un punto di vista diverso. Questo libro è un racconto che senza ombra di dubbio lo scrittore doveva mettere nero su bianco per se stesso, per qualcosa che aveva dentro, perché a volte le storie sono tali per chi li racconta senza doverlo essere per forza per chi le ascolta.

Quello poi che mi lascia basita è che ci sono sprazzi forti, emozionali che ti fanno rimanere attaccati alle pagine, ma sono rari e inframmezzati da lunghi e noiosi giorni di vita normale che tentano di essere unici. I momenti della fine della II guerra mondiale sono tesi, forti, ma poi si dilapidano nella quotidianità e alla fine un personaggio morto in più o in meno lascia solo una debole scia sugli altri personaggi. Non parliamo poi del “mistero”! Quanta storia sprecata per non si sa quale motivo.

Di positivo di certo c’è la scrittura: lineare, chiara, precisa e anche particolare con quel suo continuo mischiare italiano, dialetto, flusso di coscienza e dialoghi. La parte “tecnica” del libro funziona, anche se io non ho nelle orecchie il calabrese da poter cogliere meglio le sfumature della lingua.

Sono dura, come spesso mi accade per i libri che non mi dicono nulla e che vorrei abbandonare dopo poche pagine perché intuisco che non mi diranno nulla. Non so che farci, perché questo libro per la mia storia di lettrice è stata una perdita di tempo e, pur augurandomi che altri abbiano visto cose che io non ho colto, spero di non trovarne altri così perché il Giro d’Italia Letterario potrebbe essere molto complicato da completare.

Voto: 4

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