Valico festival: il primo festival del libro fantastico a Roma

20200225_172813_wm[1]Il fine settimana del 22-23 febbraio a Roma, alla città dell’Altra Economia (e da quello che mi ha detto google maps sul monte di Testaccio) si è svolta la prima edizione del Valico festival. Sono andata a parteciparvi solo il sabato pomeriggio perché mi interessavano di più le conferenze (e due giorni non me lo potevo permettere causa studio vario e anche, lo ammetto, stanchezza).

Parlare di una prima edizione di un evento è sempre una mazzata ai denti, ma forse sarebbe una buona cosa che tutti onestamente valutassero i punti di forza e quelli di meno e poter poi lavorare meglio. Perché questo? Perché, per quanto io sia del nord e quindi abbia già le cose già fatte che funzionano, ritengo che Roma dovrebbe avere un bel suo festival, connotato e differenziato, senza copiare gli altri che funzionano, senza star dietro (malamente) agli altri. Lo dico perché adesso vivo a Roma (pro domo mea, anche se la domus è temporanea?)? Non sono così piccina, dai su! Tutte le nuove realtà non potranno mai soppiantare quelle che da almeno 25 anni lavorano e rendono, ma possono farsi una strada loro nuova e quindi permettere pluralità a tutti, non solo a quelli che devono faticare come dei matti per prendere un treno dall’estremo sud e arrivare fino a Lucca (il Comisc), Milano (BookPride), Mantova (il festival della Letteratura) o Torino (Il Salone). Per esempio realtà come Napoli (Comicon) sono molto importanti per l’economia e per la cultura del sud, ma non solo. Perché Roma no? Direte voi che ha il festival del cinema (che non riesce a non voler copiare quello più antico e importante di Venezia) o il Romics (che manco lontanamente si avvicina al Lucca Comics). Non basta. Deve trovarsi un’identità sua e svilupparla. Valico può essere quel potenziale? Vediamo.

Posto. Non conosco, ma purtroppo ci si arriva da strade (io sono scesa a Piramide, mi sono vista la piramide Cestia, le mura del cimitero acattolico e sono entrata nel cimitero della II Guerra Mondiale) che sono ben poco invitanti e la stessa struttura sembra mal tenuta e mal gestita (anche se i murales sono fichissimi): dà l’idea di un’accozzaglia di mille cose possibili e immagini (dalle carrozzelle ai bar alla riparazione di biciclette) con progetti sociali e non solo. Non so quanto sia grande e quante stanze si possano utilizzare, ma quelle del festival erano solo due e piccoline: una per i libri e l’altra per le conferenze. Nota a parte: il tempo era splendido e con un bel sole, e dopo un po’ le stanze sono diventate fredde dall’umido (siamo comunque a fine febbraio), quindi a questo giro ci è andata bene, ma con un vero inverno come si fa? Giriamo con gli orsi polari addosso per scaldarci?

Conferenze. Belle e interessanti, io ero soprattutto interessata all’incontro con Sebastiano Fusco e Gianfranco De Turris, i quali avrebbero parlato di Lovecraft (ovviamente). Ne ho ascoltate tante dalle 14 in poi e il parere generale è che erano interessanti, ma soprattutto troppi interventi in poco tempo, senza calcolare ritardi (come era prevedibile) o slittamenti o sovrapposizioni. Spezzettare gli interventi da una saletta piccola (che non ho capito dove fosse) a quella normale non aiuta e non facilita la comprensione; in più a volte è capitato di avere i relatori che parlavano con sottofondo il brusio o addirittura le chiacchiere degli altri. Gestione del mini spazio sbagliato a mio parere. Ovviamente mi si potrà dire che quello c’era e con quel poco hanno fatto. Legittimo. La critica non è qua per distruggere, ma per far vedere le criticità. Comunque i vari argomenti, che potete ancora vedere sul sito, spaziavano con maggior interesse per la fantascienza e dintorni ed erano tutti molto stimolanti. Come l’intervento di Franco Forte sulle uscite Urania e anche tutto il lavoro che stanno facendo in Mondadori per lavorare su questo marchio storico sia in edicola che in libreria rilanciando tutta la fantascienza, come hanno fatto tempo fa col “giallo Mondadori”. L’intervento su Lovecraft con due mostri sacri dello studio sull’autore a mio parere è stata una vera perla e purtroppo è durato pochissimo: senza nulla togliere agli altri, ma quell’ora spezzettata in due poi non era sufficiente per tirar fuori anche solo un minimo del sapere e curiosità che possono sprigionare “quei” due.

Sala librai. Bella e fondamentale la scelta di prediligere le case indipendenti e spererei che in futuro anche di più vi aderiscano; mentre ho trovato quasi superflua la presenza di una libreria itinerante (non ho capito bene il progetto devo ammetterlo, ma non mi ha nemmeno colpito più di tanto). Sarebbe stata una bella cosa anche coinvolgere librerie di settore che vendono usato o collezionismo o cose particolare come la “Pocket 2000” a Roma vera chicca per gli appassionati di fumetti e libri (cosmoooooo oro e argento a pacchi!) di fantascienza e non solo. Certo che lo spazio era mortificante e forse anche il progetto della libreria avrebbe avuto maggior risalto con una cornice e area migliore. Comunque sia sarebbe bello per una volta avere nella stessa zona più fornitori di libri dagli introvabili, ai collezionisti, agli usati, alle nuove edizioni, agli indipendenti. Ampliamo la scelta.

Nella stanza vi era anche l’esposizione (vendita? concorso? non ho capito) di dipinti a tema. Molto sacrificato. Peccato, magari in un futuro avrà anch’esso più area vitale. Questo perché sarebbe bello dare un’incentivo agli illustratori di genere, anche solo per dare linfa vitale al settore schiacciato anche da troppa illustrazione facilona e scelte editoriali che mortificano le copertine fatte bene. E la cosa mi è parsa strana perché la cartellonistica all’interno (i banner) erano veramente belli. Mentre all’esterno non c’era praticamente nulla se non qualche stampa attaccata con lo scotch per indicare l’ingresso.

Ah dimenticavo! C’era anche l’angolino dei giochi di ruolo da tavolo. Piccolo, al sole delle vetrate, un po’ sacrificato. Ma almeno c’era.

Ora parliamo della vera nota dolente, a mio parere: il costo del biglietto. Per una prima edizione, in un posto minuscolo, spendere 10 euro sono veramente troppi. Non importa se inclusi ci sono: 5 euro di sconto da spendere nell’acquisto di libri al festival, una consumazione e il biglietto della lotteria. Della lotteria (ma incrocio le dita…vi prego fatemi vincere qualcosa che non mi dispiace) potevo far a meno o almeno avrei voluto aver il diritto di scegliere; della consumazione me ne facevo nulla visto che giro sempre col mio termos di tea fatto in casa; e soprattutto dello sconto, per quanto ipoteticamente ben pensato, mi imporrebbe di spendere altri soldi oppure di sprecarlo come ho fatto io non trovando davvero nulla che mi avesse attirato (ero anche un po’ scoglionata e quando sono così non riesco manco a comprare libri).

Bocciato? Assolutamente no. Anche se la critica che ho scritto è pesante, le potenzialità per fare una seconda buona ci sono tutte, perché la buona volontà c’è. La prima edizione è sempre un terno all’otto e ci sono sempre tante criticità e difficoltà che solo col tempo si possono facilmente superare. Non demordete vi prego, organizzatori!

Mi è piaciuto che fosse incentrato su una cosa “libresca”, senza cosplay o paccottiglia (sempre bellissima da comprare e avere). Per quanto sia una nerd e mi faccia prendere dai ninnoli, parlare di libri, avere a che fare di libri dal libro game al manuale di gioco al saggio scientifico alla narrativa di genere, un qualcosa di “puro” e lineare è veramente una cosa che mi ha rilassato enormemente, perché non c’erano distrazioni. Sedersi e parlare, tastare un libro, raccontare cosa c’è dietro attorno di sopra e sotto, senza aver bisogno di un costume, credetemi è veramente qualcosa di stimolante. Alla fine siamo così tanto abituati al frastuono, alla sovraeccitazione da iperstimolazione che sfrondare gli eventi e andare al nocciolo di una cosa è qualcosa di utile e unico. Non me ne vogliate: i comic e i festival vivono anche per questa sovraeccitazione, ma non tutti sono nati così e forse tornare all’essenziale potrebbe essere utile. Non parlo di snobbismo, ma di convivialità che è una cosa a cui, alla fine, dovremmo poter tornare.

Nella locandina si parlava anche di cinema e teatro. Me li sono persi? Erano solo in qualche intervento? Saranno calcolate delle proiezioni? Non so quale impostazione volessero o vogliano dare a questo aspetto, ma è un attimo cadere nel cineforum a se stante, slegato dal libro. Sempre che dal festival non nasca un vero cineforum a tema magari di una settimana…

Consigli spicci?

  • spazi meglio gestiti e area cuscinetto fra i “parlatoi di ciacole” e l’area conferenza
  • tempistiche più ampie o più aree conferenze chiare e ugualmente capienti
  • prezzo del biglietto puro senza ammennicoli
  • scegliere un filo conduttore, perché è vero che si può spaziare dal fantasy alla fantascienza al weird puro, ma è anche bello a mio parere vedere come lo stesso tema possa essere declinato in più sfumature
  • more books!
  • più illustratori
  • più nerd giocatori ossia un buon spazio dove giocare da tavolo o presentare anche i giochi legati ai libri.
  • cineforum e libri strettamente legati.

Qualche consiglio extra, di quelli che sarebbero fichissimi? Usare sottotitoli o traduzione in liguaggio dei segni e magari usare lo streaming o le dirette fb e instagram o canale apposta youtube. Il sapere, e i festival dovrebbero capire che a volte lo divulgano se vogliano, non deve rimanere ancorato alla temporalità dell’immanente, ma dovrebbe rimanere e riascoltato alla bisogna.

Ho finito di dire la mia. Spero solo che non la si prenda a male, perché le potenzialità ci sono tutte e mille le possibilità per tirar fuori qualcosa di nuovo o almeno di diverso come impostazione. Crediamoci. Credetemi e incrociamo le dita per la seconda edizione!

Dicembre 2017…orrore mio ti conosco.

Finalmente si torna a scrivere, visto che è arrivato il Nuovo (che è il soldoni il nuovo pc portatile che mi accompagnerà fino alla sua autodistruzione, come ho portato gli altri prima di lui). In questi mesi sono riuscita a fare un sacco di cose dal cellulare, ma mi mancavano il rumore, la comodità e la praticità della tastiera e uno schermo decente per non perdere le poche diottrie rimastemi. Ma bando alle ciance riprendiamo i lassi tempi di gestione di questo blog!

Questo post sarà una sorta di compendio delle letture di dicembre 2017 perché alla fine hanno avuto uno strano, ma non troppo, filo nero che le ha unite. Vi parlerò di:

  • la riduzione a fumetti di Dino Battaglia di alcuni racconti di Edgar Allan Poe, edito dalla Npe
  • il numero 1 della “Providence Tales” della casa editrice della Providence Press
  • il libro “Gli spettri della chiesa di Stoneground” di E.G.Swain, edito dall Providence Press.

Prima di tutto vorrei soffermarmi a parlarvi delle due case editrici italiane che stanno facendo un mirabile lavoro di divulgazione al grande pubblico di opere molto particolari e di pregio. Le case editrici indipendenti sono un piccolo miracolo italiano (non solo, ma ogni tanto limitiamoci al nostro orizzonte sotto casa), ma non sono la panacea di tutti i mali: ossia da un lato pubblicano delle vere perle sconosciute su cui le grandi case editrici non voglio rischiare (salvo poi prendersi i diritti quando il bacino del pubblico è talmente ampio da viaggiare e guadagnare sicuri) o riscoprono autori passati nel dimenticatoio; dall’altro lato creano però una sorta di dipendenza patologica nel lettore il quale leggerebbe anche la lista della spesa se la pubblicassero certe piccole case editrici. Vabbè ma questo è un discorso complesso che mi vede fare quella che rogna sempre e comunque, mentre non è così in realtà visto che adoro tutto ciò che esce dagli schemi senza poi entrarne per forza nella cultura di massa.

La Edizione NPE è una casa editrice che si occupa soprattutto di fumetti e soprattutto di riproposizione dei grandi maestri del disegno italiano ormai dimenticati dal grande pubblico. Vi metto il link alla pagina della loro presentazione in modo che leggiate le loro parole. Il suo punto di forza editoriale a mio parere, oltre alla scelta degli albi da pubblicare e dalla pervicace testardarggine di ottenere i diritti d’autore in modo da pubblicare interamente i lavori? La qualità degli album a un prezzo abbordabile. In più ha una pagina fb attivissima e con promozioni, sconti, premiazioni, gadget che fanno veramente venire l’acqua alla gola. Io sono la fiera vincitrice della loro tazza (anche se dopo aver portato bene a una mia amica, qualche loro fumetto lo vorrei vincere anche io. Sì, sono ingorda, mentre sorseggio tè nella mia tazza npe!). Se guardate nel loro catalogo potrete vedere la vastità dei generi che pubblicano, anche se legati al “solo fumetto” (a breve metterò un post sulla mia idiosincrasia a chiamare fumetti col nome di graphic novel).

La Providence Press invece si occupa di narrativa di genere e anche qui parliamo di riscoperta dei classici d’autore. L’ho scoperta da poco, grazie a una presentazione alla Misckatonic University (RE), ma lascio sempre alla pagina apposita per far capire chi sono. Il suo punto di forza? La fanzine! Certo non è l’unica casa editrice che ne fa (ne devo leggere una, quella della Hypnos per esempio, per capirne le differenze) e fa molto prima metà del secolo scorso, ma la qualità della rivista è veramente qualcosa di unico.

Ora passiamo alla veloce carrellata.

EDGAR ALLAN POE” di Dino Battaglia.

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Nel sito lo potete trovare qua.

 

Parliamo di due grandi nei loro campi: Poe non ha bisogno di spiegazioni, Battaglia non dovrebbe, ma non si sa mai. Lascio il link della pagina wikipedia di D.B. per lasciarvi il gusto di leggere l’elenco delle opere e delle collaborazioni in soli 60 anni di vita. Io ho fatto parte di quella generazione che ha avuto la fortunata ventura di poter leggere le sue opere senza averne la consapevolezza nella fase gloriosa de “Il Giornalino”. La rivista per bambini, delle edizioni Paoline, vide un momento di stranissima follia e grandezza pubblicando le opere dei più grandi disegnatori italiani (c’era Toppi tanto per dire), scegliendo opere ovviamente adatte al pubblico di riferimento. Se penso che c’era chi leggeva Topolino (che è meraviglioso, ma graficamente ben diverso) mentre io mi riempivo gli occhi di matite e chine eccelse, di testi classici, di movimenti e carrellate, di colori e bianchi e neri…sì, sono stata fortunata.

Nella bella introduzione dell’albo scritta da Gianni Brunoro, viene ricordata la maestria e l’attenzione di D.B nel costruire quasi artigianalmente ogni tavola, occupandosi anche del lettering. La scelta di riportare in immagini alcuni particolari racconti di Poe rientra nella sua scelta di disegnatore dal tratto spigoloso e graffiante. Brunoro sottolinea come leggere queste tavole sia un’esperienza sensoriale (tutti i fumetti dovrebbero esserli, ecco perchè la loro lettura è ben più complessa di quel che si crede) dove predominano le sensazioni più cupe.

I racconti scelti sono stati pubblicati quasi tutti su “Linus” fra il 1968 e il 1973 e uno solo su “Il Giornalino” nel 1981 e sono:

  1. Re Peste
  2. La caduta della casa degli Usher
  3. Lady Ligeia
  4. Hop-Frog
  5. La scommessa
  6. La maschera della Morte Rossa
  7. Il sistema del dott. Catrame e del proff. Piuma
  8. La straordinaria avventura di Hans Pfall

L’ultimo ho la vaga sensazione di ricordarmelo, mentre gli altri sono stati una vera scoperta. Il tratto è secco, curato, con un’attenzione quasi maniacale per l’illustrazione di certi ambienti o di certi elementi architettonici; il bianco e nero così definiti, ma nello stesso tempo sfumati da rendere eterei o nebbiosi certi momenti o situazioni sono vera poesia. Il realismo cede il passo all’esagerazione anatomica per meglio delineare certi personaggi in certi racconti, proprio per quella sensazione che diceva Brunoro. Per quanto i racconti siano brevi (e in certi casi anche più brevi dei racconti di Poe), prevedono una seconda o una terza rilettura, non tanto per scovare dettagli prima non colti, ma per rileggere seguendo più le immagini che le parole la narrazione vera e propria. I fumetti belli si leggono così: prima vuoi tutte le parole, poi devi tornare indietro per desiderare le matite.

voto: 9 (è finito troppo presto per meritarsi il 10! 😀 )

PROVIDENCE TALES

  1.  “Steve Costigan. La fossa dei serpenti” di R.E Howard (racconto)
  2. “Il settimo uomo” di A. Quiller-Couch (racconto)
  3. “L’orrore di Horton House” di W.J. Wintle (racconto)
  4. Dal Texas con furore (presentazione)
  5. “La casa al 252 di rue M. Le Prince” di R.A. Cram (racconto)
  6. H.P. Lovecraft: cacciatore di mostri? (articolo)
  7. “Il messaggero del re” di F.M. Crawford
  8. “Il veliero” di F. Brandoli
  9. Otto domande a F. Brandoli
  10. Master of Pulp Art: Earle K. Bergey
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link alla pagina. Il numero 1 andrà in ristampa e il numero 2 lo stiamo aspettando

Come potete vedere la rivista si avvale di una maggioranza di racconti e due articoli, più in fondo la presentazione stringata dei diversi autori. I racconti spaziano dal classico horror soprannaturale al weird. Interessante conoscere un altro personaggio del padre di Conan, Steve Costigan un pugile antieroe che riprende un po’ quell’immaginario molto maschile e muscolare degli anni ’20. Molto interessante. L’unico racconto che non mi ha convinto del tutto è stato quello dell’unico contemporaneo, Brandoli, perché mi è parso un po’ troppo dispersivo, con troppi elementi poco funzionali alla vicenda, e poco incisivo nel tirare le fila: una sorta di omaggio ai grandi racconti sovrannaturali di horror fatto da un bravo allievo.

Nel complesso è una buona rivista, ben strutturata e con un piano e/ditoriale chiaro: riconsegnare agli appassionati quelli che non è arrivato in Italia a suo tempo. Due soli appunti:

  • mi piacerebbe che ci fossero più saggi.
  • la carta può anche essere meno lussuosa (e lussureggiante).

Il primo punto è personale e non so se è più una mia ricerca che non può essere soddisfatta o una mia speranza che verrà ascoltata, anche perché è lo scontro di due desiderata. Il secondo è un punto strano, perché di solito ci lamentiamo della scarsa qualità materiale di un libro o di una rivista, mentre qui mi è parsa “un po’ troppo”: troppo spessa, troppo bella, forse troppo costosa (?). Lo so, è questione di lana caprina, oppure mi sono chiesta se il prezzo potesse essere ridotto per le mie tasche (Costa 9,90€ ed è stagionale, quindi non mensile), dovessi potessi implorare di ridurre qualcosa per o diminuire il prezzo o aumentare gli articoli. La copertina è spettacolare con un disegno di Melkor/ Shutterstock dedicata a Cthuluh e ha la grammatura giusta per non rovinarsi anche se ciancicata; l’impaginazione resiste a una lettura impegnativa; ma quelle pagine spesse… 😀 Okkei, la smetto, perché mi sento scema a lamentarmi per della roba che è fatta ben, ma stranamente mi infastidisce. Providence Press ne parliamo?

Voto: 7 e mezzo.

“GLI SPETTRI DELLA CHIESA DI STONEGROUND” di E.G.Swain

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Il libro fa parte della collana “The Silver Key” che potete trovare qua.

 

Adoro i racconti classici di fantasmi. Adoro i racconti di fantasmi. Chi mi conosce sa che ascolto volentieri qualsiasi cosa che parli di apparizioni, messaggi dall’aldilà, strani rumori e voci dall’oltre tomba. Quando ero ragazzina mi sono guardata tutti i possibili e immaginabili programmi, capendo dopo cinque minuti quanto fossero insulsi; mi sono guardata moltissime puntate dell “T.A.P.S.” perché almeno sembravano meno farlocche di altre alla “Voyager” (che chi mi conosce è per me il punto zero della divulgazione di qualsiasi tipo, sia scientifica che antropologica che paranormale). E di conseguenza mi sono letta tutti i racconti sui fantasmi che mi passassero sotto mano, evitando accuratamente quelli moderni troppo splatter. Per me il fantasma è quello che rimane attaccato a questo mondo con una scusa o con l’altra. Leggetevi “Giro di vite” di James e capirete il senso. Però trovare questo tipo di racconti che sia anche godibile da leggere col tempo è diventato sempre più difficile, visto che gira e rigira son sempre gli stessi racconti che girano.

E invece no! La Providence Press mi ha regalato quello che volevo: quei racconti dove i due mondi entrano in contatto, dove il razionale personaggio (in questo caso il protagonista e “investigatore” lo è) riesce razionalmente a capire cosa abbia irritato lo spettro o cosa voglia comunicare e in un modo o nell’altro riesce a mettere a posto le cose. Il libro è una serie di racconti impostati tutti più o meno sullo stesso schema e girano attorno al vicario Roland Butchel e ai suoi sfortunati concittadini (che se Cabot Cove è il luogo con il più alto tasso di mortalità, questo lo è per le quattro tacche di comunicazione con l’altro mondo): di solito un oggetto ritrovato o spostato permette il manifestarsi benevolo o malevolo di qualcuno che non riesce a rassegnarsi di essere morto. Il nostro vicario, appassionato di antiquariato, con la curiosità e la pacatezza che solo un uomo sicuro di sè può avere, alla fine riesce a rimettere tutto nella giusta misura. E la cosa buffa è che ai suoi compaesani alla fine tutto sembra normale così. Vaaaa bene!

Consiglio per la lettura: proprio perché lo schema è ripetitivo e per un non appassionato potrebbe trovarlo noioso, leggete un racconto al giorno o a distanza di più giorni in modo da godervelo come se fosse sempre un unicum. Questo metodo lo uso per ogni libro fatto di racconti, perché se no tendo a sovrapporli e a non godermeli (ecco perché di solito questo tipo di libro me lo porto avanti per me, intervvallandolo con altri testi).

Voto: 7 e mezzo

Tiriamo le somme!

Il 2017 si è chiuso alla grande con tre grandi progetti diversi, ma che alla fine erano legati da uno stesso filo conduttore. “Il settimo uomo” mi ha ricordato “La maschera rossa”; la casa maledetta è un classico per tutti; le apparizioni, l’inevitabile morte, la difficoltà a sfuggire al destino di distruzione; insomma il classico di genere al suo più alto livello, dimostrando ancora una volta che l’antico (e non gli Antichi per forza!) possono ancora giocarsela e vincere su tanti prodotti contemporanei.

Link utili per ricercare i testi di cui ho parlato nel post

http://www.providencepress.it/it/the-silver-key/

http://www.edizioninpe.it/product/edgar-allan-poe/

http://www.providencepress.it/it/providence-tales/