“L’ora della verità” di James Hadley Chase

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Terzo romanzo inserito nella scelta del libro della Mondadori “Niente orchidee” e devo dire che è forse il più bello. O comunque è quello diverso, visto che il punto di vista non è più rivolto ai cattivi, ai delinquenti, ma su un buono che si trova invischiato per sua leggerezza in un enorme guaio.

Per tutto il libro mi sono trovata a partecipare alle emozioni scaturita dalle situazioni, ma soprattutto mi sono chiesta perché fosse così difficile dire la verità e soprattutto avere la paura di doversi scontrare con la legge e l’ordine costituito. Qui abbiamo una persona comune che per una leggerezza e per futili sogni (quelli che sono colpi di testa e che non hanno alcun fondamento) si mette nelle mani, o meglio nella vendetta, di una giovane drogata senza speranza. Ed ella a tempo debito tornerà a chiedere il riscatto di quelli che lei ritiene sgarri insormontabili. A questo punto la domanda è: cosa farebbe l’uomo comune, onesto e pieno di speranze per il futuro, di fronte al ricatto che potrebbe distruggergli la vita?

Io ho reagito d’istinto e vittima del mio Super Io censore (come direbbe Freud) mi sono detta: si va dalla polizia e si dice tutta la verità, niente altro che la verità. E invece no! Il nostro eroe con una capacità di organizzazione (frutto di botte di fortuna inaudite) che davvero mi ha sorpresa, spinto più che dalla forza di disperazione e dalla necessità di essere libero, decide di mettere i bastoni fra le ruote alla ricattatrice. 

Seguire la disperazione, la forza, la lotta morale che si insinua nel protagonista è stato uno dei tratti più appassionanti della lettura e devo ammettere che questo libro è andato al di là della semplice lettura di svago. E’ sicuramente stato uno di quei libri che fanno riflettere, senza essere un tomo di “rivelazioni”: su di me, sul concetto di legalità, sull’integrità morale, su come combattere il male.

Rima infatti non è un cattivo qualunque (o villain come va di moda dire ora), non è nemmeno un delinquente classico, quindi non è l’antagonista di una vicenda poliziesca. Ella è il male, non inteso come fenomeno paranormale da combattere con esorcismi di ogni religione, ma è quella dimostrazione di cattiveria senza logica se non il profitto personale, se non il totale disprezzo della vita altrui. E’ una cattiva che mai un momento suscita compassione, empatia, condivisione. Chase non è uno che parteggia per i cattivi, ma negli altri romanzi sicuramente sembra che si sia divertito maggiormente a mettere in difficoltà il lettore costringendolo a seguire vicende di delinquenti più o meno amorali (è sempre presente un elemento fuori dalle righe, forse un po’ folle); mentre qui ci disegna un personaggio negativo con tutte le sue caratteristiche e poi lo abbandona al suo destino, senza che mai davvero possa cambiarlo in qualche modo.

Jeff Halliday, il protagonista, racchiude molti elementi del sogno americano: combattente, uomo che cerca il suo futuro per il mondo, poi riprende la strada della normalità e diventa di successo, circondato da persone limpide e leali che vedono in lui molta più solidità di quanto lui possa vedere in sè. Eppure sin da subito si sente che c’è una linea di uomo sconfitto: la cicatrice, il piano bar, non sfondare nella musica e poi alla fine il ricatto. Una linea di sconfitta che non solo viene cancellata grazie agli eventi, ma soprattutto quando di fronte a un ennesimo grosso inciampo, reagisce con fermezza e incastra chi “ha tutto da perdere”.

Bello veramente, senza nessun difetto, e soprattutto un’ottima scelta di romanzi per un unico libro.

Voto: 7 e 1/2

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p.s.: Qui a fianco i danni collaterali di prendere un libro dalla biblioteca. Purtroppo non tutti tengono bene i libri in prestito oppure sono talmente immersi nella lettura da non potersi mai staccare da esso qualsiasi cosa stiano facendo. Questo bel buco da bruciatura prende ben 3 pagine.

Per fortuna non prendeva molte lettere, però ho dovuto ingegnarmi per capire certe parole.

“Il boia di New York” di J. Hadley Chase

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Secondo libro di Chase e devo dire che devo ancora una volta ringraziare NeroWolf per avermi passato questo consiglio librario. In più il libro preso dalla biblioteca ha davvero una scelta di storie molto interessante e mi aspetto molto anche dal terzo romanzo.

Anche questo è un giallo crudo e violento, dove la criminalità ha un posto di primo piano, da coprotagonista e lo scontro fra la legge e l’illegalità è come una bella e sudata partita a scacchi. C’è un forte distacco fra i due mondi, ma il lettore fatica davvero a scegliere di stare dalla parte del bene, perché i delinquenti vengono rappresentati in modo credibile, coerente e magnetici. I buoni poi sono integerrimi, anche se vittime delle loro passioni e diciamo che la sottile linea del compromesso rischia di mandare tutto alla malora.

Chase dipinge un vero affresco di un periodo storico che ci si aspetta violento e senza regole, o meglio le cui regole vengono dettate da chi vince e non dalla Legge in quanto tale.

Le figure femminili poi sono particolari perché l’autore davvero ci da una carrellata dei vari possibili caratteri: c’è la donna poliziotto ma che vive nello sfondo e un po’ ti aspetti che porti più il caffè che faccia la vera indagine; c’è la moglie del buono, la quale è di una piccineria morale che spaventa e che sai come andrà a finire anche se la sorpresa c’è; c’è la vittima che ti aspetti di vederla comparire sulle copertine delle riviste patinate dell’epoca, vestita come una vera diva; c’è la testimone che è un insieme di isteria, dolore, paure e freddezze (tutte davvero motivate ed accettate però leggendo); c’è la pupa del capo che è mente più che cuore, che è calcolo e bellezza, ma che purtroppo è un numero da dividere o da spartire o un bel gioco da mostrare. Un bel quadro, molto più complesso di quello visto nel “Niente orchidee per miss Blandish” e la cosa mi ha proprio incuriosita.

Il racconto è scorrevole e devo ammettere che sembra scritto per renderlo al cinema o alla televisione, perché le descrizioni sono breve ma comprensibili, gli atteggiamenti dei personaggi chiari e coerenti, le situazioni “umane”: qui non ci sono veri patti con il lettore perché dia buona fede all’autore di tutte le follie che scrive, qui ci sono fatti di cronaca.

L’unico personaggio fuori le righe davvero è Ferrari, ma alla fine risulta talmente sopra gli altri da risultare credibile. Sembra un po’ il capostipite di certi personaggi che possono apparire nei fumetti alla “Sin City” dove il freak diventa elemento contrastante, ma fondamentale per la riuscita di certi piani.

Di sfondo la città di New York anche se è talmente sfuocata che potrebbe essere una qualunque città americana. Peccato perché mi sarebbe piaciuto essere avvolta maggiormente dall’atmosfera del luogo.

Non mi è piaciuto il titolo in italiano perché da la falsa pista che ci sia un serial killer, mentre dietro a tutta la vicenda c’è solo quello che da noi verrebbe chiamato un capo mafia, imprendibile dalla legge pur sapendo esattamente vita morte e omicidi che ha compiuto negli anni (15 da quanto sembra nel racconto).

Bella lettura e che come l’altra in realtà non da scampo alla speranza.

Voto: 7

“Niente orchidee per Miss Blandish” di James Hadley Chase

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Non conoscevo questo autore (che strano! A volte mi chiedo che libri io abbia letto in tutta la mia vita. E ne ho letti tanti. Da qualche parte io devo aver letto delle cose sconosciute ad altri, perché non è possibile sta cosa. C’è un mondo di libri scritti anche tempo fa che io non conosco!), ma la dritta me l’ha passata un mio contatto Anobii. In realtà lui mi aveva consigliato l’autore, ma questo romanzo gli è ancora sconosciuto. Poco importa, l’ho incuriosito io.

La storia era quella che per certi versi mi aspettavo e che non avevo ritrovato in McBain: la rudezza della situazione, la scaltrezza senza morale dei cattivi e i poliziotti integerrimi. In più qui abbiamo il classico investigatore squattrinato che però fa molto film d’epoca (okkei lo ammetto io ci ho rivisto “Roger Rabbit” ma è solo per scemenza mia, mica colpa dell’autore). Possiamo rivedere un po’ Dick Tracy, ma solo perché nel nostro immaginario gli anni ’30 con poliziotti e investigatori contro la malavita ha un po’ quel sentore surreale, dai cappelli a tesa larga e i vestiti tagliati su misura e night club ad ogni angolo.

In realtà il libro è bello impegnativo, dolente ho detto, visto che buona parte del racconto è incentrata sui cattivi, a tal punto che a quasi metà del libro mi sono chiesta se e mai sarebbero mai intervenuti i buoni.

I buoni intervengono, perché alla fine bisogna trovare una soluzione, bisogna che la giustizia faccia il suo corso. Questo perché credo che alla fine il lettore di gialli si aspetti che almeno nella finzione tutto abbia una sua conclusione legale e morale: sapere che il cattivo pagherà per le sue nefandezze e il buono sarà lodato per il suo buon lavoro, ci ripaga mentalmente delle ingiustizie quotidiane che nella vita vera dobbiamo sopportare. Eppure questi buoni sono davvero un contorno, un mero espediente e per quanto ci si possa appassionare al modo di fare dell’investigatore Fenner, alla fine le sue azioni sono limitate e non risolutive come vorrebbe.

I cattivi invece sono veri cattivi e non hanno scrupoli e lo stesso Slim rappresenta poi l’incubo di tutti: il cattivo senza morale perché non è nella sua natura. Slim non sceglie coscientemente cosa fare, non pianifica, lui è così, lui ha lo sguardo folle dagli occhi gialli, lui è quello che non si sa relazionare con gli altri se non con un coltello. Un cattivo amorale che non è facile da gestire. Ecco quindi il personaggio di Mamma Grisson che è la mente del gruppo, ma che nasconde in sè anche la perversione di suo figlio Slim, visto che per lei le vite umane valgono veramente poco. Gli altri sono “il resto del gruppo” con le proprie caratteristiche, ma alla fine sono cattivi che si pongono dei dubbi sulle loro azioni.

Miss Blandish, la vittima, colei attorno alla quale tutto gira, è un’icona dolente e inerme, vittima di un destino beffardo a cui non sa dare spallate. Fa tenerezza, quella triste, quella che ti fa sperare che qualcosa succeda, che possa ribaltare le sorti. Ma è la vittima sacrificale delle epiche greche antiche e tutto è inevitabile.

La lettura scorre veloce e il romanzo è relativamente breve, ma capisco che sia più doveroso leggere con calma i passaggi non tanto perché non si comprendono, quanto piuttosto per la massa di malavita che viene incontro. Ovvio che è personale visto che credo che proprio per questo suo modo di impostare la storia Chase possa essere letto tutto d’un fiato.

In questo sito http://thrillerpages.blogspot.it/ ho trovato la loro recensione e devo dire che trovo assolutamente corretta la loro citazione di quello che sembra (non ho verificato la fonte) aver detto Orwell pur stigmatizzandone la visione di fondo, lo definiva “una brillante prova narrativa, senza una parola di troppo né una nota stridente”. Leggendo il loro commento, ma avrei immaginato che questo libro fosse stato così elaborato, studiato ed analizzato.

So che c’è un film, ma ammetto che aspetterò a vederlo, perché non voglio mischiare le due cose, ma me lo sono segnato e magari fra qualche settimana, con ancora il ricordo del libro in mente…

voto: 7 e mezzo