“L’assassinio di Roger Ackroyd” di A.Christie

Cara Agatha, ci conosciamo da anni. Ero bambina quando un tuo libro mi è finito fra le mani complice la biblioteca materna e devo dire che da allora, a fasi alterne, ci siamo sempre rincontrate. Seguo tutte le tue trasposizioni televisive, anche quando oramai le so a memoria, ma chissene frega, son sempre belle, anche se non corrette. E sai perché sono sempre belle? Perché la storia che c’è dietro, di quelle che scrivi tu, sono sempre ben fatte, ben costruite, coinvolgenti e distraenti alla stessa maniera.

Così quando “Il Corriere della Sera” ha deciso di pubblicare i tuoi racconti, cara Agatha, ho preso quei pochi libri che mi mancano per completare la collana. Sì, me ne mancano perché alcuni li ho letti in prestito…

Torniamo a noi, perché A.Christie oramai è rassegnata al nostro rapporto a tappe: il mio è solo un modo per tenermela vicina per più tempo possibile.

http://www.anobii.com/books/Lassassinio_di_Roger_Ackroyd/01f4b80020fda35f9c/

Il romanzo gira tutto attorno a una stanza, una villa, un ricco uomo pugnalato, una serie di beneficiari che alla fine potrebbero essere coinvolti nel turpe delitto. E tutto sarebbe andato così, magari incastrando un innocente, facendo passare sotto silenzio passioni e scandali, mentre il vero colpevole se la ghignava in un angolo tutto tranquillo. Peccato che nel piccolo paese di King’s Abbot, dove la vicenda si svolge, abbia deciso di ritirarsi, più o meno in anonimato, il grande Poirot, il quale, diciamocelo, fa ben fatica a pensare altro e non fare allenare le sue celluline grigie per risolvere l’arcano. Poirot senza Hastings, Poirot da solo in “cerca” di una spalla, Poirot che ce la fa benissimo da solo perché “lui sa”. Insomma questo omicidio il nostro amato investigatore verrà risolto anche senza l’intromissione di agenti esterni più o meno utili. E senza anche che il lettore davvero comprenda chi possa essere stato.

La bravura della nostra amata autrice non è solo di creare una storia che quasi rispecchia le idee aristoteliche sul teatro, ma anche di rendere i personaggi delle vere e proprie figure catartiche, personaggi che ci si aspetta di incontrare; tutte le sue manovre di abile scrittrice sono funzionali a distrarre il lettore dalla scoperta della verità: possiamo anche seguire l’investigatore nello svolgimento dell’indagine, ma ella ci negherà sempre un indizio fondamentale per capire anche noi per tempo. Questo non è un male alla fine, almeno per me. Io nei romanzi gialli un po’ mi perdo, o meglio mi lascio perdere per immedesimazione e quando alla fine arriva il colpo di scena e io esplodo con un rumoroso “ma no?!!” allora sento le mie celluline grigie rielaborare tutta la lettura e convenire che sì, c’ha ragione l’autore! Mi piace sentirmi sorpresa dalla lettura, perché per me è sinonimo di bravura e di attenzione. In più nei romanzi della Christie non c’è altro che la storia, la vicenda nuda e cruda, senza scientifica, senza splatter, senza tutta una serie di elementi che, per quanto piacevoli, alla lunga stufano. Ve l’ho già detto che mi piace l’investigazione pura? 😉

Questo è uno dei romanzi che filano tutto d’un fiato, che segui le vicende e le piccole storie che si intrecciano, che scorrono più veloci di quello che vorresti per “vuoi indagare”; non so dire se possa essere uno dei migliori, uno dei peggiori o un mediocre; non so dire se ci sono copiature varie; ma so dire che anche questa volta volevo finire questo libro per arrivare al momento in cui Poirot mette tutti in una stanza e svela il nome e movente dell’assassino, dopo aver fatto venire un colpo a tutti gli altri.

L’ambientazione poi, quella di un piccolo paesino inglese, rende tutto un po’ particolare, ma molto in tono (citando un personaggio di Montesano, si potrebbe dire “molto pittoresco”) e per una volta tanto non ho notato un’aspra critica alla società contemporanea, anche se la citazione della cocaina (che non sapevo si assumesse in quel modo lì) fa capire come l’interesse della scrittrice per i suoi tempi sia vivo e attento e che niente le possa sfuggire. Anche questo aspetto è interessante nel leggere i suoi romanzi, ed è forse anche questo che mi distrae nella ricerca dell’assassino.

Poirot perfetto, senza strafare, ancora perfettamente amato dalla sua creatrice. Perfetto gentlemen, sicuro in ogni situazione, capace a uno sguardo di comprendere chi ha di fronte. A questo giro è meno lezioso e attento alla sua immagine, però sempre l’uomo che vorresti che risolvesse un omicidio (solo se Holmes però fosse già impegnato).

Scheda

Titolo originale: The murder of Roger Ackroyd

Anno di pubblicazione: 1926

Traduttore: Giuseppe Motta

Casa Editrice: Corriere della Sera su licenza di Arnoldo Mondadori Editore

finito di stampare nel luglio 2014 ( presso Rotolito Lombarda S.p.A, Pioltello, Milano)

n° 6 della collana.

Illustrazione: ©Iacopo Bruno

Progetto grafico: theWorldofDOT

Nota

La copertina ricorda l’atmosfera degli anni ’40 con la scelta di una grafica curata che ricorda il dipinto. Il soggetto è poco inerente con la situazione narrata, ma alla fine non è fuorviante. A questo link troverete il blog di Iacopo Bruno e noterete il suo stile e le sue ispirazioni.

La carta è sottile e piacevole al tatto, un po’ come quelle di una volta. Sì, lo so che di solito in un libro non si recensisce anche la carta, ma io devo dire che pur non avendo più il feticcio del libro, approvo lo studio che c’è dietro all’impaginazione per creare un oggetto curato, attento magari anche alle scelte ecologiste e al risparmio. In più sono piacevolmente colpita del fatto che sia stato stampato in Italia, dopo anni in cui si stampava all’estero (Cina soprattutto) per abbattere i costi…State attenti anche a dove lo stampano un libro e puntate anche al made in Italy chiedendo e pretendendo qualità e rispetto.

 

“Il caso del dolce di Natale e altre storie” di Agatha Christie

http://www.librimondadori.it/libri/il-caso-del-dolce-di-natale-agatha-christie

Sotto Natale continuano le mie letture di “ambientazione” e devo dire che mi sono trovata veramente bene nel riscoprire la signora del giallo.

Il libro è una raccolta di alcuni racconti non esattamente legati fra loro per argomento o ambientazione, forse (tranne uno dove appare Miss Marple) Poirot può essere il legante, ma non sono manco convinta che sia davvero quello.

Il caso del dolce di Natale: lo conoscevo per averlo visto in tv nella riduzione film per tv e devo dire che mi è sempre piaciuto per la sua atmosfera molto british in salsa natalizia e alla fine è abbastanza coerente con lo scritto. Il racconto è ambientato in una villa nella campagna inglese dove Poirot deve presenziare alle feste natalizie per ritrovare un rubino rubato a un principe indiano (prima che lo scandalo scoppi e rovini il futuro del ragazzo). Fra giochi, cibi e tradizioni, il nostro belga riesce a risolvere la vicenda con eleganza e fermezza, riuscendo anche a risolvere problemi di famiglia e divertire i bambini di casa. Ben scritto e ben dosato. Voto: 7

Il mistero della cassapanca spagnola: anche questo saccheggiato dalla televisione per farne una puntata della serie dedicata a Poirot. Poirot si intestardisce a voler risolvere un mistero di cronaca nera che vede il cadavere chiuso in una cassapanca, ma senza spiegazione e con un colpevole che non convince. La testardaggine dell’investigatore porta alla risoluzione del crimine assicurando il lettore che il delitto perfetto non esiste. Interessante vedere come la nostra Agatha abbia attinto al suo punto di riferimento (che si dice che fosse Sherlock Holmes) per dare un’ulteriore sfaccettatura al carattere di Poirot: cercare un caso quando non ce ne sono per poter mantenere in allenamento il cervello e la curiosità. Voto: 7

Una donna sa: Trovatosi a indagare nell’ennesimo omicidio in famiglia, Poirot deve non solo sviscerare al massimo i rapporti personali fra i protagonisti, ma anche farsi aiutare da aiuti esterni (in questo caso un medico ipnotista) per cogliere alcuni dettagli e scoprire la verità. Interessante la scelta del dottore nella vicenda: mi fa pensare che l’autrice fosse ben predisposta per le nuove scienze e per le teorie più disparate per risolvere in modo credibile le vicende. Forse il racconto che meno mi è piaciuto, perché troppo mi ricordava “Il natale di Poirot”, anche se ben scritto e ben strutturato. Voto: 6

La torta di more: anche questo lo ricordavo per averlo visto in tv e devo dire che non mi aveva molto appassionato, ma è un buon esercizio di attenzione e di logica: i dettagli non sono mere cose, ma fondamentali per capire persone e situazioni. Qui l’abitudinarietà delle persone permette di far capire a Poirot come si sia potuto nascondere un omicida dietro a due morti naturali o quasi. E’ divertente notare che con un po’ di attenzione qualsiasi “delitto perfetto” si sgonfi in un mero omicidio per vili motivi. Voto: 6 e mezzo

Il sogno: preso anche questo dalla serie televisiva e un po’ ampliato in confronto a questo breve racconto. Ben scritto, strutturato, ma troppo veloce la lettura per poterlo apprezzare nel migliore dei modi, in più la scelta di calcare la mano sul “sogno premonitore” è un po’ tirata per i capelli o comunque buttata lì. Voto: 6

La Follia di Greenshaw: unico racconto con Miss Marple presente e come spesso le accade la sua presenza è sempre molto sottile, leggermente invadente, ma sempre stimolante per le forse dell’ordine (che oramai sembrano arrese alla sua presenza e al suo aiuto). In questo racconto il delitto è ben strutturato, ma la sua conclusione un po’ tirata per i capelli. Ennesima vendetta in famiglia o di famiglie che si risolve con un corpo morto e un omicida assicurato alla giustizia. Voto: 6 e mezzo.

In conclusione il libro è un meraviglioso momento di relax fra omicidi, indagini e risoluzione dei problemi, sempre con garbo, logica e un po’ di ironia che mai non guasta.

Voto: 7 Non è la media, ma il senso che ho avuto alla fine della lettura.

“Il Natale di Poirot” di Agatha Christie

Letto per tempo e finito la vigilia di Natale aspettando l’arrivo dei parenti. Mai sono riuscita a fare una cosa così combinata!

La storia la conoscevo per averla vista mille volte nella versione del film per tv, ma mai avevo letto il libro.  Ammetto che mi mancano molti libri di Agatha Christie anche se ho incominciato a leggerla da ragazzina. La mia normale propensione a centellinare gli autori nel tempo mi porta a trovarli sempre nella mia strada e a doverli leggere come dilatando il tempo: la trovo una ricchezza piuttosto che una lentezza.

Complice la lettura collettiva Cf natalizia (a dicembre non un singolo autore, ma un tema: delitto a Natale) ho trovato doveroso tornare al classico e rilassarmi. La lettura dei classici del giallo mi consente di spegnere il cervello e le eventuali ansie e di godermi l’investigazione pura e semplice.

per la trama: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Natale_di_Poirot

Sapere già come andava a finire mi ha aiutato a capire meglio la scrittura dell’autrice e come rendesse i personaggi in un racconto che si basa tutto sulle apparenze e sulla riconoscenza (in ogni senso). La Christie rivela un senso dell’ironia e dell’autoironia (legata alla sua terra e ai suoi connazionali e non su di lei) che le vale un vero plauso: mentre in altri racconti rimane presente lo stiletto contro l’ipocrisia della sua generazione, qui ci va giù pesante e non salva nessuno. Di certo ambientare un romanzo così violento e vendicativo proprio nei giorni del Natale impone che ci sia un contrasto intenso e lampante. Qui ogni personaggio è l’antitesi dell’altro: dalla misteriosa Pilar, all’esotico Farr; dai fratelli Lee, al loro dispotico e prepotente padre; dalle diverse cognate. E in mezzo a tutti c’è Poirot: serafico, fintamente tonto, gigione, elegante, educato, ma mai disattento e pronto a colpire e rimettere tutti i pezzi a posto quando meno se lo aspettano. E ogni cosa si sovrappone e si incastra all’altra con attenzione e cura e mai forzando il pezzo, conducendo per mano il lettore alla soluzione, mai davvero depistandolo.

Una delle accuse che si fa all’autrice è di nascondere sempre il pezzo centrale del puzzle investigativo e quindi di tenere il lettore lontano dalla soluzione, ma qui non accade, anche se non ci fa rimanere al fianco di Poirot ogni millesimo di secondo, ma lascia cadere gli indizi qua e là, con nonchalance come se la cosa alla fine non la riguardasse.

Poirot poi è qui in splendida forma, anche se è già nella sua fase lenta e attenta della vita e quindi sembra prendere tutto con calma serafica. Stupisce la sua attenzione alle donne di casa, non tanto perché utili alla risoluzione del problema, ma proprio come estimatore del genere femminile. Si sa che Poirot è un estimatore della bellezza e per quanto la sua “madre” lo abbia reso un impenitente scapolo ella sottolinea sempre come egli sia un vero osservatore della moda, della diversità dei caratteri e degli aspetti, eppure a me sembra sempre tutte queste osservazioni siano come degli indicatori e dei selettori per suddividere le persone e non come commenti personali. Qui invece appare l’uomo Poirot senza mai essere fuori dalle righe, anzi dovendosi rapportare con quattro donne dalle diverse caratteristiche.

Agatha Christie
Agatha Christie (Photo credit: Wikipedia)

Libro ben scritto, narrazione scorrevole e sempre molto precisa, ottimo romanzo giallo dove investigazione, mistero e paranormale (delitto che si compie nella stanza chiusa: pletora di opinioni e superstizioni a più non posso) si intersecano benissimo e con leggerezza sottile da ferire e dissanguare.

Tanto tempo era passato dall’ultimo suo romanzo, ma mi ha solo fatto venire voglia di leggerla e rileggerla.

Il telefilm è relativamente fedele al romanzo e pur tagliuzzando qua e là, aggiungendo e togliendo personaggi, non ha stravolto più di tanto il senso e l’assassino è quello, con quella motivazione e via di seguito. Ho visto telefilm più rimaneggiati…

voto: 7 e mezzo.