Articoli con tag: Cina

“Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma” di Tsui Hark

Ammetto che mi appassionano i film fantasy anche di altre culture e sopratutto quelli orientali perché essendo così diversi da noi per gusto e simbologia ti obbliga a un’attenzione diversa e un annullamento dei nostri stereotipi. Anche se è vero sottolineare che non so quanto siano rigorosi anche loro a fare certi film, soprattutto quando sanno che arriveranno al mercato occidentale: che ci stiano regalando una caramella preconfezionata a nostro piacimento per fare soldi loro? Può essere, ma alla fine un po’ di sano disinteresse alla dietrologia ci sta.

In più guardo questi film con l’inconsapevolezza dell’ignorante in materia sia a livello cinematografico che a livello storico e anche a questo giro mi va più che bene. La trama in breve è quella di un giallo da risolvere con risvolti che paiono paranormali, con gente che muore uccisa dalla forza del sole e personaggi che sembrano usciti dal mondo della magia piuttosto che dalla realtà; a investigare un funzionario caduto in disgrazia ma riabilitato per la sua bravura e intelligenza, mentre tutta una serie di personaggi gli gravitano attorno distraendolo o solo facendogli comprendere meglio la risoluzione.

Regia 7 Girare questo film non deve essere facile perché unisce più aspetti in uno: il fantasy, l’investigazione, l’azione fisica, effetti speciali e coreografie dei combattimenti. Devo ammettere che sono stata un po’ generosa con il voto, visto che qualche sbavatura nei combattimenti si nota e forse infastidisce un po’, ma alla fine la recitazione è ben dosata (bello l’uso della mimica facciale nel sottolineare alcuni momenti), gli attori sono ben scelti (credo che ci siano anche molti caratteristi visto certi ruoli), tutto fila con gusto e attenzione, anche se devo ammettere dura troppo. La lunghezza del film è veramente il neo perché vista la trama lo si poteva sforbiciare un po’ oppure dosare meglio combattimenti e dialoghi. Non so, ma manca qualcosa che mi ha fatto sbadigliare a un certo momento, verso la fine.

Sceneggiatura 7 L’investigazione è il motore di tutto, ma deve avere anche un supporto storico legato alla vicenda e alla situazione (per chi non lo sapesse siamo nel 690 d.C secondo la datazione occidentale. Difficile riuscire a paragonare il nostro alto medioevo a questa ambientazione…). A stare attenti ogni personaggio nasconde un secondo aspetto e lo rivela pian pianino, mentre spettatore e investigatore riuniscono i pezzi e gli indizi: ottimo metodo per mantenere l’attenzione sulla narrazione. Per quanto poi i personaggi siamo un po’ stereotipati non sono macchiette (se non l’albino, che poi si vede lontano un miglio che è tinto) come ci si aspetta, e molto probabilmente l’apertura del cinema asiatico all’occidente li ha costretti a rendere meno teatrali certe figure e a dar loro un po’ di spessore credibile.

Scenografia e Costumi 8 Unisco questi due aspetti perché alla fine sono l’uno la fine dell’altra e si completano molto bene. La storicità delle scenografie viene stravolta dalla costruzione di un colosso di Buddha che ricorda molto l’idea del Colosso di Rodi o di quello più o meno incompiuto di Nerone (rimasto veramente poco visto che poi Vespasiano ci costruì sopra il Colosseo), con l’idea di superbia e grandezza che contraddistingue molto spesso i grandi regnanti. Eppure la simmetria e lo studio dei palazzi e delle case risulta quasi documentaristico, con l’attenzione al dettaglio più che alla veridicità. Questo aspetto si nota anche nei costumi che passano dai semplici del protagonista, a quelli più complessi e scenici dell’imperatrice, con in mezzo tutta la varietà di attenzione al particolare per meglio caratterizzare i vari personaggi. Questa è una costante nei film storici o fantasy orientali ed è per me un piacere vederli per questo lo ammetto (poi giocano con il frusciare delle sete che è un incanto).

Effetti speciali 7 Il voto è di media perché purtroppo non è stato molto curato il combattimento in ogni sua situazione e per quanto sia irrealistico (ma ce lo si aspetta) risulta anche innaturale e per questo fastidioso in alcuni momenti. Ricreare la cittadella, il colosso in tutti i suoi aspetti, i momenti di paranormale e i combattimenti deve aver richiesto uno sforzo notevole per tutta una serie di maestranze e per quanto il lavoro meriti, il suo accostamento non sempre ha reso al meglio. Peccato.

Voto 6 e mezzo Perché un voto così basso visto la scheda tecnica? Perché alla fine mi sono persa, perché quella mezz’ora di troppo (tanto per dire) mi ha distratto e mi ha fatto sbadigliare; perché ho notato gli errori in certi punti e mi è dispiaciuto; perché come al solito c’è sempre uno sfasamento fra occidente e oriente che mi fa dire “cosa non ho compreso?”; perché a un certo punto c’è un diverso climax e non siamo entrati in sintonia. Mi è piaciuto, ho fatto bene a guardarlo, lo consiglio anche (per potermi smentire), ma non rientra fra i miei preferiti.

 

Categorie: Film | Tag: , , , | Lascia un commento

“Il totem del lupo” di Jiang Rong

.

Bello come quei libri che ti lasciano dentro il segno pur non volendo. Bello anche quando vorresti smettere di leggere perché sai come andrà a finire. Bello come quei libri che ti fanno pensare al di là della storia che stanno raccontando. Bello anche se toglieresti un po’ di pagine di spiegazione perché, anche se sai che valgono, rallentano il ritmo e la narrazione.

Non me lo aspettavo, perché avevo seguito il consiglio della scrittrice Danila Comastri Montanari pur sapendo che i nostri gusti sono diversi (lei su FB consiglia un sacco di libri che sta leggendo, di ogni genere ed è sempre un piacere vedere cosa una scrittrice legge sia per svagarsi come per studio), ma la trama mi incuriosiva. Mongolia e lupi, due argomenti capisaldi di questo libri, ma che per tanti versi mi trovo a leggere, vedere, curiosare, stando purtroppo lontana o a distanza di sicurezza.

La storia è semplice: un intellettuale cinese viene mandato in Mongolia per la riabilitazione, viste le sue idee fuori dalla linea maoista e rivoluzionari, ma invece di essere riabilitato in ottica politica, viene adottato e conquistato da una terra molto diversa, che ancora mantiene i ritmi lenti della pastorizia nomade, coi suoi riti e le sue saggezze. In questo libro egli, e alcuni suoi compagni, subiscono la metamorfosi dimenticando di essere cinesi e diventando mongoli, da invasori a conquistati. Purtroppo solo loro subiranno questo processo liberatorio, perché altri invece, subendo la politica espansionista e rivoluzionaria del partito comunista cinese, condanneranno una provincia fiera a diventare un deserto senza animali e uomini.

Il lupo è il filo conduttore di tutta la vicenda, rimanendo animale fiero e non addomesticabile, ma essendo un simbolo fortissimo della cultura  millenaria di un popolo che nel tempo ha conquistato, spopolato con l’Orda d’Oro, per poi spaccarsi e farsi conquistare solo politicamente. In una Cina senza religione, il lupo e il Tengger sono la forza spirituale che non si può domare; in una Cina dalle politiche espansioniste e agricole, il gregge di pecore, le marmotte e persino i topi di campagna sono gli elementi di un delicato equilibrio naturale che vede ancora una volta il lupo il suo giudice e controllore.

Il libro colpisce per la chiarezza in cui mostra la drammaticità del progresso, l’arroganza del non sapiente con in mano un fucile, il disprezzo dell’ignorante di fronte agli equilibri millenari della natura. E’ la storia non tanto o non solo della Cina (anche se più si va avanti e più vengono alla mente le immagini ultime delle tempeste di sabbia e si capisce meglio perché ci sono), ma è la storia di tutto il mondo occidentale in continua e incontrollata espansione, il quale crede di essere più furbo degli avi e delle lentezze, per volere tutto e subito e con il culo al caldo. E’ il disprezzo totale della natura sia nell’ottica del conquistatore che si crede il più furbo della catena alimentare, sia del pauroso che vorrebbe tenere ogni specie naturale a se stante e in una bolla di vetro. La natura ha i suoi ritmi, i suoi perché, i suoi valori e non siamo noi uomini a doverla decidere, ma dobbiamo solo capirla e aiutarla se siamo in grado. E’ un po’ la storia di questa nostra Italia disastrata, fra un cataclisma naturale e l’altro, abbandonata nella spocchia degli ignoranti e massacrata dalla burocrazia degli ignavi.

Non lo consiglio a tutti, ma se avete voglia di riflettere forse sarebbe meglio che lo leggeste.

Le yurte della Mongolia.

Categorie: Libri | Tag: , , , , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.