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“La regina d’inverno” di B.Akunin

Ho recuperato l’inizio della saga con protagonista l’investigatore russo Fandorin perché quando ad ottobre ho letto un capito a caso della saga il personaggio mi aveva incuriosito.

Qui siamo alla sua “nascita” professionale, ne vediamo i sintomi, le capacità, i difetti e notiamo fin da subito come sia un personaggio in linea coi grandi investigatori (capacità superiori alla media), ma quanto il suo autore lo abbia creato un po’ macchietta: giovane, arrossisce spesso, ingenuo, sognatore. Non posso dire che è quello che ci si può immaginare da un personaggio di quell’epoca in quanto non ho mai letto (a quanto io ricordi) libri russi, ma di certo è coerente con l’immagine che mi ero fatta con la precedente lettura, anche se, tocca dirlo, tira un po’ gli schiaffi (ho tradotto liberamente dal dialetto per dire che ha comportamenti talmente assurdi da far prudere le mani e far venir voglia di dargli degli scappellotti sulla testa per svegliarlo).

La trama è paradossalmente semplice: giovani bene si suicidano senza un vero motivo, lasciando la società alquanto perplessa e distaccata. Cosa c’è dietro? Cosa c’entra l’orfanotrofio all’avanguardia di stampo inglese da poco installatosi in Russia? E i nichilisti cosa vogliono fare? In una Russia che sente e percepisce che il vento sta cambiando, che non si arrende alla difesa dello zar e del suo sistema di governo e privilegi e ceti sociali, in tutto questo marasma sopito e gestito all’ottocentesca, il nostro eroe si muove fuori dagli schemi, andando contro ai suoi capi, scontrandosi con il mondo. Ovviamente dalla sua ci sta il genio o l’intuito sopraffino e una fortuna sfacciata, anche se…

Di lettura scorrevole e piacevole, l’autore conduce il lettore attraverso mezza Europa da San Pietroburgo a Londra senza troppo distrarlo con descrizioni inutili, lo sorprende coi colpi di scena svelando il vero volto dei protagonisti, lasciandolo a bocca aperta sul finale. Riprendendo una qual forma di mentalità ottocentesca il libro risulta credibile come romanzo storico, senza troppe forzature moderne o visioni futuristiche; dettagli che non posso giudicare nella correttezza storica, ma che facilitano l’immedesimazione nel protagonista o nei comprimari. Davvero una piacevole scoperta, anche se non lo ritengo un libro eccezionale che consiglierei immediatamente come libro giallo, ma considerando che io fatico (per impostazione “lavorativa”) a leggere libri storici di alcun genere, questo è stato una sorpresa che più avanti vorrei ricordarmi di leggere ulteriormente.

Voto: 6 e mezzo

Scheda

Titolo originale (scritto in caratteri non cirillici ovviamente): Azazel

Traduttore: Pia Pera

si ringrazia Elena Kostioukovitch per la cura editoriale

Anno di pubblicazione: 1998

edizione Frassinelli Paperback giugno 2000

stampato nello stabilimento N.S.M. di Cles (TN), printed in Italy

copertina: illustrazione di F.E.P design

Nota: quando faccio la scheda tecnica una cosa interessante è vedere la pubblicazione originale e quando è arrivato da noi. Questo libro e “La morte di Achille” sono stati pubblicati nel 1998 entrambi (se non ho scritto male la data), ma la Frassinelli ha fatto aspettare ben 7 anni l’uno dall’altro. La fortuna del lettore appassionato è che sia stato pubblicato, ma non sempre è così; a volte poi gli editori pubblicano i libri senza osservare la sequenza originale, incasinando non solo la lettura, ma anche mortificando il lavoro dello scrittore. Ci vorrebbe più attenzione per il lettore, al di là del fatto che a volte le saghe vengono interrotte a metà senza una motivazione (se non quella economica che comprendo, ma non condivido). 

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