“Il nostro comune amico” cap. V

Silas Wegg. Nuovo arrivato sulla scena. Una figura descritta in modo gentile, accennato come se le parole un po’ disturbassero questo uomo che ogni giorno, tutto l’anno, qualsiasi sia la stagione apriva il suo banchetto portatile sempre nello stesso punto.

“Si fanno commissioni fidatissime Signore e signori Vostro dev.mo Silas Wegg.” Anche se poi vendeva mele, arance e noci e cose del genere.

Quest’uomo che vive al sua vita ogni facendo le stesse cose e aspettando commissioni o piccoli lavoretti, instaura un rapporto simbiotico e tutto suo sia con la casa a cui si “appoggia” sia con i suoi abitanti, inventandosi nomi e situazioni al suo interno. Varia umanità gli passa attorno a cui lui, con la sua faccia di legno secco dice Dickens, riserva un personalissimo inchino in base al ruolo, vero o immaginario, che assumono in società.

In questa sua vita ordinaria e ripetitiva, Silas Wegg si trova a incrociare lo strambo signor Demuccio Boffin. E qui Dickens crea un altro  momento surreale fra due personaggi insiti di pregiudizi e stramberie, per concludere un lungo discorso, più o meno sconclusionato, con una proposta di lavoro particolare: Silas dovrebbe leggere per il signor Boffin, e sua moglie, opere o poesie.

E l’incontro con la casa e la moglie del signor Boffin è altrettanto surreale, pieno di misteri e di personaggi che ruotano attorno. Mi chiedo se questa visione surreale della vita di certi personaggi fosse in qualche modo una critica dell’autore o all’ipocrisia che regnava in quel tempo nell’Inghilterra o fosse proprio diretta alla società con le sue paranoie, le sue ventilate e mascherate buone maniere, sul voler apparire senza poter essere. Altra cosa che mi ha stupito e in bene è la richiesta del signor Boffin di qualcuno che legga per lui, visto che lui non ha avuto l’educazione necessaria per potersi applicare. Questa sua sete di sapere (anche se poi nella pratica fra lui e Wegg non so chi faccia più conclusione) mi fa capire che ci sia sempre una necessità insita nell’uomo di volersi migliorare e di voler capire, al di là delle proprie capacità.

Miserie, meschinerie, piccoli atti di superiorità fra persone, tentativi di pacificazione e di ospitalità si mischiano sempre in modo, per noi moderni, surreale e sorprendente. Chissà come avranno colto i contemporanei di Dickens questo ennesimo capitolo che alla fine parla anche a loro che sono avidi di lettura e storie?

Plinio Nomellini – Piazza Caricamento – 1891 – Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona