“La vendetta di Salazar” di Joachim Rønning, Espen Sandberg

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Sul sito di mymovies.it la recensione

Spiegatemi una cosa: quale è il problema della Disney oltre a fagocitarsi tutte le saghe possibili immaginabili e renderle tutte estremamente banali e sempre più demenziali? Hanno perso l’ispirazione? Pagano a cottimo gli sceneggiatori? Una cassetta di mele e pere al posto del vil denaro e quindi la resa è quanto meno ridicola? Ditemelo perché io devo capire perché gli ultimi 10 anni di film di avventura (che siano per mare o per spazio) si riducano tutte, non in grande put…aaaane come direbbe Carlo Martello nella sua omonima canzone, ma a grandi effetti speciali e fuffa a quintali. Fuffa. Ecco cosa sono i film Disney. E per me che son cresciuta con i suoi cartoni animati, tutto ciò è un tradimento. Altro che staccare le maniche della giacca!

Le storie di pirati nel nostro immaginario si possono dividere in due filoni: uno è il cappa e spada per terra e per mare, l’altro l’immaginario ultraterreno che anima il mare. La saga de “I pirati dei Caraibi” appartiene di diritto al secondo filone, che in realtà è molto più complesso di quanto si creda per svariati motivi: nella mitologia del mare ci sono canoni da rispettare (tipo i kraken o i maelstrom), ci sono leggende immortali (tipo l’Olandese Volante) che hanno attraversato i secoli, ci sono libri che hanno contribuito ad aumentarne il fascino. Tutto ciò non si può dimenticare mischiando cose e persone come i peggiori libercoli alla Dan Brown (sia chiaro che per me lui è il sinonimo dello scrittore fuffa che saccheggia a piene mani la Storia e leggenda per mero profitto. Non mi piace e non difendetelo qua. Piuttosto smettete di leggere questo post o il mio blog se siete dei fan). Il primo film aveva fatto ben sperare regalandoci una vera avventura in mare con tanto di mistero, magia, cattivi a non finire e buoni fessi che si salvano. Il problema è stato che fra tutti spiccò un certo Johnny Depp con un assurdo pirata scapestrato di nome Jack Sparrow e la folla andò in delirio. In effetti nel primo episodio fu il grandioso contro altare del grande Barbossa/ G. Rush, mentre un timido Orlando Bloom ricopriva il buono bello e pieno di grandi sogni. Il secondo episodio vedono i due cuoricini Will Turner & Elizabeth Swann (e già qua a me ricordava moooolto “Monkey Island”) andar per mare e aiutare Jack che iniziava sempre più a prendere piede; per fortuna di tutti dall’altra parte c’era un maestoso e drammatico David Jones pirata maledetto e la stupenda Calipso. Il mondo dei pirati sembrava ampliarsi, grazie a uno studio sapiente delle scenografie, dei costumi e dei diversi mari dei pirati: uno studio che lasciava ben sperare in qualcosa che avrebbe potuto davvero rendere vivi ancora una volta i pirati in questo secolo.

E invece vollero strafare. Tronfi del fatto che il pubblico è cieco e fesso e basta dargli dei personaggi gigioni e sono tutti contenti, il terzo episodio non avrebbe nemmeno dovuto nascere. Il quarto manco mi ricordo se l’ho visto…e se riguardo bene manco il terzo riesco a ricordarmelo. Deve avermi proprio fatto schifo e son convinta anche di averlo visto al cinema. Mah.

Stasera invece, complice sky, il caldo e la necessità di guardarmi un film, ho recuperato “La vendetta di Salazar”. Ecco…dire che mi sono annoiata è dire tutto.

Non che le scenografie o i costumi non fossero all’altezza, anzi: credo che insieme a “Harry Potter” sia la saga con più investimento in tal senso, visto che sembra davvero che abbiano voluto ricreare un mondo credibile. Un investimento di impegno, di lavoro, di mestranze che non hanno riscontro col resto del prodotto film. La regia e la recitazione sono appena sopra al livello di accettabilità, come se lavorare in un filmone in cui tutti andranno a vedere comunque, non spingesse tutti a dare il massimo oppure non è che il copione obbligasse a prove d’attore. Un J.Depp stanco e annoiato, forse conscio che è oramai intrappolato in quel personaggio autodistruttivo di Sparrow, fa il suo minimo sindacale, pur essendo il protagonista. Bardem che è un signor attore si trova imprigionato nella computer grafica che mangia ogni suo tentativo di rendere Salazar un cattivo vendicativo di tutto rispetto. Rush che potrebbe avere una svolta nel personaggio, con l’unico elemento di dramma inaspettato, si butta via sperando di non essere più richiamato a rivestire i panni e la gamba di legno di Barbossa (gran bel personaggio in ogni modo). E la nuova coppietta amorosa du du da da da è talmente scontata e anonima

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l’unico vero Guybrush è pixxelloso.

che passa in secondo piano, se non fosse che a questo giro Henry Turner è vestito quasi uguale a Guybrush Threepwood. A ‘sto giro chi nega che la saga è tratta dal celeberrimo gioco della Lucas Art (sempre sia benedetta) si merita un giro di chiglia.

La trama è il vero fallimento di questa saga. Ci sono sempre gli stessi passaggi: la coppia innamorata, il cattivone di mezzo, una maledizione, la Perla Nera, Jack Sparrow nei casini, lo scontro navale finale, tante botte di fortuna, tutto a posto, ciao alla prossima. Va bene una volta, due ok la si regge, ma al quinto capitolo è noia pura.

Si sprecano almeno due personaggi: Salazar e Sparrow. Il primo perché è un cattivo che viene spiegato e bruciato in cinque minuti col classico spiegone al momento in cui ci si sta addormentando sulla poltrona. Il secondo perché non avrebbe bisogno del tridente per risolvere i suoi problemi, ma un buon terapista. Oltre all’alcolismo, seriamente quali e quanti problemi ha questo personaggio per essere assolutamente incapace di usare in modo produttivo le sue capacità e i suoi saperi? Si salva sempre senza fare nulla, la quantità di fortuna e di gag alla Benny Hill si sprecano; ha a che fare con le più grandi magie e o non si ricorda mai come si gestiscono, credo a causa dell’etanolo nel cervello, o cosa siano o perché ci sono o che non si dovrebbero stuzzicare. E’ un giullare stanco che va avanti per fortuna e per una sceneggiatura favorevole, ma non aggiunge nulla di nuovo a se stesso o alla storia: è chiuso nella sua fantomatica ruota da criceto e continua a girare intorno senza fine come una vera maledizione. Ma perché? Non dico di renderlo serio, ma averlo trasformato in una macchietta triste non gli ha giovato.

Gli effetti speciali passano dall’ottima resa all’inutile esagerazione, ma almeno son sempre a buoni livelli spettacolari, se togliamo la scena di Sparrow giovane…brrr…rabbrividiamo (cit.).

Quindi dopo due ore e passa mi chiedo che senso abbia questa che risulta essere una stanca operazione commerciale che non porta niente a nessuno. Oddio, la gente continuerà ad andare al cinema, tanto va a vedere i cinepanettoni che sono idientici a se stessi dagli anni ’90 ad ora, e alle case di distribuzione e ai registi importerà poco il perché o il percome, basta che paghino. Questo però non è incoraggiante per nessuno, tanto meno per i veri appassionati di cinema o per quelli che cercano uno svago appena più elevato del cervello piatto che ride a comando.

Le storie di pirati sono una delle cose più avventurose che ci portiamo dietro dai secoli. Rovinarle in questo modo è un po’ desolante.

Scheda tecnica stringata

Regia 5; Scenografia 7 e mezzo; Sceneggiatura 4; Costumi 7; Effetti Speciali 7 ; Musica 6 (musica sul tema classico, senza discostarsi di più.); Fotografia 7; Cast 7 (sprecatissimo, ma non si può non rilevare la caratura dei singoli).

Voto: 6. La sufficienza se la porta a casa, ma per la tecnica e non per il cuore.

Il sito mymovies.it dedica un’intera pagina alle diverse critiche e il primo commento è azzeccatissimo. Vi metto il link per leggere tutto.

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“Dark Shadows” di Tim Burton

Oggi torno di lavoro al telaio e per fortuna che non c’è nessuno in casa così sfodero il magico telecomando di mysky e vedo cosa mi sono registrata nel mesi scorsi…scorro la lista e alla fine decido di puntare su Tim Burton, anche se devo ammetterlo Johnny Depp non mi convince molto in quei panni. O meglio c’è qualcosa che non mi quadra in questo film se non sono andata a vederlo al cinema.

Mi piace Tim Burton, lo ammetto, da tempo immemore, anche in modo inconscio (come quando ho scoperto che fra i disegnatori di “Red & Toby” della Disney c’era lui e io ho adorato quel cartone animato), però non sono una sua fan. O meglio diventa difficile che io sia una fan non critica di quello che mi piace e no, non ho manie compulsive per attori, cantanti o altro (eliminando la storia medievale). Ma torniamo a noi. Ho apprezzato tutte le sue opere, fino a quando non ha pensato di mettere mano alla storia di Alice e a quella di Willy Wonka e qualcosa in lui è cambiato: questa massa di colori shock, iper compiuterizzati, sul limite (anche oltre) del trash o di non so cosa, gli ha dato alla testa. Essere sopra le righe è un conto, essere originale è un altro e in questo ultimo periodo Tim Burton è sopra le righe. Capisco perfettamente che ogni regista abbia il suo attore feticcio, non è il primo e non sarà l’ultimo, ma non è detto che stia bene in ogni storia che porti sullo schermo! Qui J.Depp è ridicolo con una pettina che non solo non lo valorizza, ma rende il suo personaggio una macchietta da quattro soldi. Sì, ora mi direte che non capisco e che Deep è bello anche con un sacco dell’immondizia, ma io vi dico “per favore!”

http://www.mymovies.it/film/2011/darkshadows/

La storia è un po’ un classico, ma devo dirlo: se proprio volete uno stalker fate in modo che non sia una strega. Tende a prendersela con voi, la vostra famiglia e i vostri discendenti. E se può, ancora con voi.

Qui abbiamo un nobile (la trama tratta da mymovies parla del XIII secolo, ma c’è un errore, sia per il fatto che a quel tempo non esisteva l’America, sia per il fatto che non c’erano navi adatte per certi viaggi. E comunque non c’era la colonizzazione dell’America. Punto) porta la sua famiglia e la sua servitù nel Maine per cercare fortuna. Il suo figliolo adorato si trastulla con la giovane servetta, ma quando lei palesa il suo amore lui la schifa e si innamora di una donna del suo rango. Non lo avesse mai fatto! Maledetto, trasformato in vampiro e chiuso in una bara. Risvegliato dopo due secoli, trova il mondo cambiato e tutto il suo impero distrutto e gli eredi della sua famiglia in disarmo. E per colpa di chi? Della bella strega, ovviamente! Morale della favola: si combattono in ogni senso e poi c’è lo scontro finale con sorprese varie ed eventuali.

Non sapendo che il film è tratto da una serie televisiva, guardandolo mi è venuto in mente “La famiglia Addams” ma dei poveri o meglio di chi lo è senza saperlo e nemmeno lo spettatore lo intuisce, visto che tutti i poteri e la maledizione vengono bellamente saltati, sperando che basti nominarla così.

La sceneggiatura è piena di buchi e di incongruenze, con personaggi bellissimi ma sprecati per stare dietro all’attore feticcio con un personaggio che è più risibile che affascinante. A fare meno i fichi e a bulleggiarsi avrebbe reso un ottimo servizio a questo film, ma credo che né regista né attore lo volessero. Peccato veramente. Voto: 4

Regia: 6/7 Alla fine non posso dire che Tim Burton non abbia fatto il suo dovere, visto che il cast gira che è una meraviglia e gli effetti speciali sono dosati bene e a sostegno del racconto. Quello che non mi piace è il nuovo trend troppo fumettistico, esagerato, pomposo che straborda oltre la vicenda prendendo troppo spazio.

Costumi: 6/7  + Trucco 6 e mezzo In quell’aria esagerata i costumi fanno un po’ da padrone, ma c’è una cura maniacale nel dettaglio che non si può che apprezzare. Ovviamente non parlo di quello di Depp che è una macchietta di vampiro non so in quale salsa. Bellissima M.Pfeiffer come non la si vedeva da tempo. Maliarda Eva Green.

Cast: 6/7 E’ di alto livello e sanno esattamente cosa fare e come renderlo al meglio. Non c’è che dire, quando chiami dei signori attori fanno il loro porco mestiere anche se non ben supportati. Infatti, per quanto bravi, dovendosi muovere in una sceneggiatura a mio parere non all’altezza, alla fine sono senza emozione, come delle belle statuine che si muovono perfettamente ma senza anima.

Fotografia: 7 + Effetti speciali: 7 e mezzo. Li metto insieme perché bisogna dirlo sono i punti fermi del lavoro di Burton e su questo non si scappa. Nessun dettaglio fuori posto, nessun particolare saltato, colori scuri e ombre ben marcate perfette. Il solito ottimo lavoro che ti aspetti, ma solo un lavoro di maniera.

Musica: 6 Buon supporto sonoro con la musica anni ’70. Cameo troppo lungo e messo un po’ lì di Alice Cooper, però sempre bravo a tenere la scena.

Voto: 5— Se non fosse per gli effetti speciali e per i dati tecnici avrei spento prima, perché mi ha pervaso la noia più totale. Evitabilissimo, soprattutto se vi piace il Burton prima maniera.