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“Biancaneve” di Tarsem Singh

Continua la mia visione estiva di film. In genere in estate, quando non c’è nessuno che rompe e che interrompe riesco a fare un sacco di cose e fra queste guardare molti film. Progetto per il dopo estate è riuscire a mantenere questo ritmo, nei bei vecchi ricordi dei cineforum con gli amici, anche senza gli amici.

Oggi mi sono sentita ispirata da questa favola, perché nel periodo di revival e rivisitazione delle fiabe, questo filma mantiene lo spirito, l’immaginario di una fiaba per ragazzi. Ovvio che fra questa visione e quella della Disney c’è molta differenza di resa, ma di certo non di leggerezza: se nella disney tutto deve essere classico e romantico, in cui i ruoli femminili e maschili vengono ben delineati e scanditi (lei buona e brava, ma un po’ casalinga, lui forte e coraggioso. Di contorno i nani buoni e teneri e la strega cattiva, che è solo cattiva), qui c’è ironia, scanzonato modo di approcciarsi alla cosa e un po’ di sconvolgimento di ruoli (lei è buona e brava, ma coraggiosa e intraprendente e lui ottima spalla o principe consorte. Nani buoni e scanzonati, la strega…beh ve lo dico dopo!).

Biancaneve c’è e non è la svenevole versione principesca che ci ha abituato la tv. E’ carina, amorevole, disperata, ma alla fine la sua vita nel castello non si vede, ma si vede solo la sua trasformazione in paladina del suo popolo e per il suo amore. Stranamente, per quanto appaia sempre e comunque non pare essere LA protagonista.

Il principe c’è ed è meravigliosamente svagato. Forte nel suo ruolo (non metto in dubbio che sia stato allevato all’amor cortese e alle avventure e a rispettare il suo ruolo). Vittima dell’amore della strega, salvato da Biancaneve (e qui si ribaltano i ruoli) è un ottimo esempio di principe supporto della propria regina.

I nani. Sono splendidi! Cattivi all’inizio, ingegnosi con stile steampunk, vendicativi loro malgrado, basta la dolce determinazione di Biancaneve per renderli paladini della giustizia contro la strega. Completamente diversi per nome, stile e vita di quelli della Disney.

Lo specchio. Una genialata. Non confinato a un muro, esso è la magia. La magia neutra, che mette in avviso chi la usa del prezzo da pagare. Magia nera se usato dalla strega, disfatta assoluta quando ella cade. Non è un oggetto, ma un mondo e un riflesso. Ottima interpretazione simbolica.

La regina-strega. Semplicemente m e r a v i g l i o s a! La Roberts sfodera ironia, capacità mimica del suo vero livello: parla più con lo sguardo, i gesti e il corpo che con le parole. E’ cattiva, invidiosa, impaurita dal tempo che passa e dalla povertà, tratta tutti male ma nessuno se ne “accorge” perché lo fa sempre con il sorriso sulle labbra; caustica, ironica, micidiale. Trovo la sua interpretazione meravigliosa e incisiva e sicuramente è lei la vera protagonista del racconto.

Le due Grimilde: Disney e la Roberts. Chi avesse letto il post precedentemente avrebbe visto un diverso paragone con la Roberts: Malefica della Bella Addormentata. In effetti Malefica è più sensuale di Grimilde e la Roberts le assomiglia di più.

Le due Grimilde: Disney e la Roberts.
Chi avesse letto il post precedentemente avrà visto un diverso paragone con la Roberts: Malefica della Bella Addormentata nel bosco.
In effetti Malefica è più sensuale di Grimilde e la Roberts le assomiglia di più.

A questo punto dovrò vedere l’altra versione della fiaba con la Theron in versione strega cattiva. Oltre a rileggermi la versione originale della fiaba perché diciamocelo, dopo il passaggio Disney, le vere fiabe (cruente e volutamente violente) non esistono più nella nostra memoria.

La mela. Non c’è o meglio solo citata alla fine e non serve a nulla.

Regia: 7 Tarsem Singh. Colorata, calibrata e fiabesca, lascia intravedere le sue origini indiane solo nel finale dove ci regala un balletto in stile.

Sceneggiatura: 7 1/2 M.Klein & J. Keller. Ottima rivisitazione, completamente differente dalle altre molto cupe e troppo moderne. Si rimane nella scia della fiaba ed è un bene.

Scenografia: 8 Surreale, colorata, esagerata, inverno metaforico e non stagionale. Bella e ben fatta per far calare lo spettatore in un mondo che non esiste.

Costumi: 8 Eiko Jshioka. In sintonia con la scenografia e mentre Biancaneve passa un po’ per banale, la regina è splendida (sembra un po’ la versione fiabesca della regina Elisabetta I d’Inghilterra); i comprimari, anche quelli anonimi, sono ben strutturati in modo che si possano ricordare; il principe è standardizzato e va bene e i nani sono combattenti!

Fotografia: 7 Brendan Galvin. Ottimo supporto e ben dosata.

Effetti speciali: 8. Calibrati, ben usati e non dozzinali. Stupendi i burattini dello specchio, le scene di apparizione dall’acqua magica e la Belva (un bel drago cinese. Interessante commistione).

Musica: 7. Tranne il finale indiano posso dire che non la ricordo molto, visto che non ci sono balletti o canti in stile cartone animato.

Voto: 7

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“Ribelle- The Brave”

Oggi pomeriggio mi sono deliziata con questo bel film di animazione della Pixar

Devo ammettere che mi è piaciuto molto, anche se diciamo dall’inizio non è eccezionale. Sarà che ho una certa età, anche se i cartoni animati li amo ancora tanto, ma ho un bagaglio di film soprattutto che la Disney che mi fa dire che questo film rientra in quel filone della casa in cui madre e figlia non si capiscono e per magia sono costrette a collaborare. Il buonismo è dietro l’angolo e devo ammettere che da capolino molto spesso. In più è stato sbandierato come un film dell’emancipazione femminile in casa Disney e secondo me non è così. Nessuna eroina della casa è davvero emancipata.

Non lo è stata Pochaontas, indiana amante della natura ma che cede quando incontra Smith. Mulan lo è fino a un certo punto. Alla fine che cosa dovrebbe essere l’emancipazione? In realtà nella Disney per tanti anni le principesse subivano qualunque danno e beffa da parte del destino e delle streghe, venivano aiutate dai più strani comprimari, poi arriva un principe e risolve il tutto o meglio mette a posto le cose che altri hanno fatto. Mentre con le protagoniste degli ultimi 15 anni le principesse (o quasi) si sono rimboccate le maniche e pur facendosi aiutare da improbabili aiutanti, risolvono da sole le avventure. Poi tutte cedono all’amore, perché una donna può fare tutto da sola ma non è concepibile che stia da sola per tutta la vita. Quindi è un’emancipazione fino a un certo punto.

Merida è una principessa scozzese, non storica e non definita, primogenita del re del Regno e cruccio della madre che sa che ne deve fare una perfetta moglie e regina, ma che alla fine nessuno può costringere dentro casa. Tira con l’arco, cavalca un grosso cavallo che nutre e pulisce da sola, non teme la magia e rivendica per sè la possibilità di scelta libera. Il padre è il classico re buzzurro che ride di ogni scherzo e cattivo gusto, mentre la madre è la regina che conosce e applica perfettamente l’etichetta di corte. Di contorno 3 fratellini (gemelli?) pesti ma che conoscono trucchi e il castello a menadito.

Pomo della discordia: la gara fra i principi del clan (uno più orrendo dell’altro, tocca dirlo) per ottenere la mano di Merida. Come è facile immaginare qui inizia il patatrac e la strega ci mette lo zampino (personaggio geniale e comico che niente ha a che fare con le altre della sua congrega nella Disney. Soprattutto geniale il “doppio lavoro”) e bisogna lavorare d’astuzia e affetto.

Il bello di questo film, oltre alla leggerezza, alla tecnica che ha raggiunto livelli inaspettati (ci sono dei paesaggi e la resa del pelo degli animali che lasciano stupiti, senza contare i capelli rossi e indisciplinati della protagonista), è la citazione di elementi mitici o pseudo storici: dai colori in blu di un capoclan (ricordano i Pitti, anche se lontanissimi nel tempo), alla differenziazione dei colori dei clan stessi, dalle leggende con padri figli e regni contesi, agli animali totemici, al senso del magico e del misterioso, al nemico giurato da esorcizzare. Rientra a pieno titolo in quel filone medievaleggiante, vichingheggiante che tanto hanno solleticato la mia (e non solo la mia) infanzia, dove si pensava che i castelli dovessero essere allietate da gare di birra, da spacconi raccontatori di situazioni esagerate, da leggende da rievocare. Cose così, esagerate e divertenti. Cose che tutti vorrebbero vivere.

Voto: 7 +

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