Chiacchiere davanti al bidone della carta

Luogo: davanti le vetrine del Libraccio, a fianco del bidone della carta pieno anche di libri.

Quando: qualche giorno fa.

Attori: io e una coppia di mezza età (indicativamente, senza “offendere” nessuno).

Atto unico e lunghino.

Prologo: io guardo i libri in vetrina per vedere se ci sono occasioni, prima di entrare. La coppia mi passa a fianco e lui con aria seccata dice “Ecco dove la dimostrazione che in Italia non si legge” (più o meno, ammetto che mi ha seccato più il tono che le parole in sè per sè). Io…non ce la faccio a stare zitta e rispondo pacata che a volte i libri si buttano punto.

Atto:

Non starò a raccontarvi per filo e per segno cosa ci siamo detti, passando da un primo momento di fastidio reciproco, fermi sui nostri piedistalli, alla stretta di mano sorridendo, mentre lui al mio “scusate se infastidisco le persone parlando di certe cose” mi risponde con un “Goethe parlava di affinità elettive” e la moglie annuiva. Sta di fatto che mi sono trovata parlare piacevolmente con delle persone di un certo interesse culturale di come il problema non sia il libro buttato nel bidone della carta (“ah non si fa! delitto”), ma come si arriva al bidone della carta.

Si arriva con libri scolastici “nuovi” a ogni anno e di conseguenza non sempre reciclabili dagli studenti. Si arriva con case editrici che non si possono permettere di pubblicare libri “semisconosciuti” o dimenticati se poi devono rimanere in magazzino, perché quel libro non solo costa pubblicarlo, ma costa pagare chi quel libro lo ha edito e stampato anche se è un classico. Si arriva con i finti best sellers e i romanzi pompati dalla critica di parte che dimentica il passato. Si arriva enfatizzando quello che si vende di più. Si arriva non facendo conoscere certi autori per snobbismo o per ignoranza (che a volte è la stessa cosa tocca dire, perché a volte non si conoscono autori passati senza i quali i moderni non sarebbero nulla). Si arriva alla massificazione. Si arriva quando per regalare un libro a un ente ci sono trafile assurde o divieti (vi ricordo comuque la pagina del blog “Dove donare i libri che avanzano” e segnalatemi enti che sarebbero desiderosi di prendere qualsiasi tipo di libro) Si arriva da tante strade.

Buttare un libro nella carta è qualcosa che mi fa male, ma che col tempo inizio a pensare che sia inevitabile. A malincuore. Certi libri di testo, scolastici, non li prende nessuno anche se sono in buono stato e con le nozioni corrette, solo perché magari hanno 10 anni e a scuola è già tanto che prendano quelli di 3 anni prima. Si deve sempre trovare il modo di farli girare, ma quando diventa più oneroso che facile come si fa? Tutti noi abbiamo vite complicate e indaffarate anche quando sembra che non facciamo niente. Regalare un libro, farlo girare, dovrebbe essere facile, ma non sempre lo è.

Mentre parlavamo, c’erano persone che ravanavano nel bidone alla ricerca di qualcosa da salvare. Fa effetto, sembravano barboni in cerca di cibo, ma alla fine chi ama leggere non è un affamato di libri? Anche a me capita di guardare nei bidoni della carta del mio palazzo (no, non ravano, alzo il coperchio e senza spostare nulla, ma con occhio clinico guardo) prima di buttare la mia carta, perché mi è capitato di salvare e far rigirare libri che altri avevano buttato. Però ci si sente dei barboni…e ci si guarda attorno sperando che nessuno ti noti…

Ritornando all’atto unico, io capisco lo sdegno dell’uomo, il silenzio con partecipe della donna, ma, come siamo arrivati a comprenderci, quello è solo l’atto finale di un sistema ben più complesso che fa del libro non un veicolo di sapere, ma un limone da spremere e da buttare.

Quei minuti di chiacchiera sono stati per me il momento felice della giornata, perché da quello che poteva essere uno scontro “armato” fra due posizioni intellettuali, si è arrivati facilmente al dialogo e al confronto; forse se avessimo modo di parlare capiremmo che gli interessi e le visioni del mondo letterario sono agli antipodi e forse sarebbe più difficile capirsi, ma quel giorno l’incontro fra sconosciuti è arrivato alla stretta di mano e a sorrisi. Tanto può fare anche un bidone della carta.

illustrazione di Eszter Schall
illustrazione di Eszter Schall

 

Elogio della biblioteca

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Paura di tutti i lettori veri.

Un post così, che nasce soprattutto dalla riflessione mia personale quando vedo gente comprare un sacco di libri, lamentarsi degli acquisti e dei soldi spesi, farsi consigliare senza senso libri da altri (conosciuti e sconosciuti) e poi magari lamentarsi del pessimo consiglio. Maaaaaaaaaaaaa tutti hanno questa marea di spazio e soldi da comprare ogni libri che gli passa per la mente? No, perché io vivo in spazio vitale risicato e con i pochi soldi che passa il convento lavorativo tanti libri non me li posso comprare. Quindi? Cosa non quadra?

Alt! Ognuno con i suoi soldi fa quello che gli pare, quindi non contesto minimamente l’acquisto di oggetti che fanno piacere, ma mi chiedo se abbia senso spenderli senza ragionamento oculato, visto che poi le lamentele ci sono. Un tempo anche io, con la mia famiglia d’origine, non avevo problemi a comprare libri e devo dire che raramente abbiamo acquistato male, ma è semplice fortuna oculata: rimanere in ambito del conosciuto o leggere un autore classico che ha scritto tanto aiuta tantissimo. Poi è arrivata la crisi e anche la diminuzione di spazio vitale e allora si sono riscoperte le biblioteche. E si è aperto il mondo!

Come si fa a vivere senza biblioteche se sei un lettore onnivoro e affamato? E sul limite della povertà una volta sì e l’altra pure, aggiungiamo. So di aver scritto altre volte sulle biblioteche e sul fatto che per me è stata una meravigliosa scoperta che ha solo ampliato il mio spazio mentale senza dover diminuire soldi e spazio fisico. Ora mi chiedo perché non le si usi in modo più massiccio…

Molto probabilmente ci saranno analisi su questo fenomeno, ma è meno impattante del problema dell’editoria, delle librerie che chiudono o del fatto che i lettori diminuiscono. Lettori o compratori di libri? Me lo sono sempre chiesta. Alla fine anche se sembra tutto la stessa roba, se vai in biblioteca il libro non lo compri, non fai girare l’economia, quell’editore non stampa x libri, quella libreria non vende, non ci sono stipendi per chi lavora e quindi poi si chiude. Corto circuito lettori! Qualcosa non quadra nel mio ragionamento, ne sono convinta. Qualcosa che riguarda l’educazione al leggere e al possedere libri, perché essere lettori non vuol dire comprare libri (io ne compro in modo compulsivo e ne leggo di meno di quelli che prendo o compro e leggo altro, non so, follia mia), comprare libri o tanti libri non ci rende ottimi lettori, leggere tanto non sempre implica comprendere quello che si legge, consultare testi non sempre aiuta. Non…non…non. Allora cosa servono le biblioteche? A far guerra all’editoria, al commercio, alle librerie? Non scherziamo! Eppure sembra così, se non ci rendiamo conto che non sono binari paralleli di un unico tragitto ferroviario, ma punti di interscambio, di passaggio, di consapevolezza.

Quindi adesso vi metterò i punti per cui, secondo me, ogni forte lettore, medio lettore e nuovo lettore deve sostenere le biblioteche civiche, comunali o quel che è, incentivarne il prestito, insistere sugli acquisti e farle vivere.

  1. sono un centro d’aggregazione sociale. Questa non è difficile da capire, ma in un mondo sempre più isolante, dietro ognuno ai nostri schermi, uscire e guardarsi in faccia non è male. A volte in biblioteca si riparano persone che una casa non ce l’hanno e qui continuano ad avere un senso di umanità civile (sempre che si comportino degnamente).
  2. sono un centro di scambio di idee, soprattutto le biblioteche universitarie, anche se in certe città qualcuno pensa che siano il loro territorio personale di “anarchia” dove le leggi sono sospese, in realtà quei luoghi dovrebbero continuare la tradizione delle università laiche medievali, nate in antitesi e continuità con i monasteri religiosi e quindi permettere che le idee circolino, si scontrino, si ricalibrino per il bene di tutta la comunità e della politica.
  3. sono un momento in cui la solitudine si può combattere. Pensate a quanta gente sola, spesso anziani, “costretta” a uscire di casa per andare a prendersi qualche libro, trova poi un modo per scambiare due parole non solo col bibliotecario. Un tempo avevamo le piazze, ora abbiamo i centri commerciali con l’aria condizionata, ma ci possono essere anche le biblioteche.
  4. sono un luogo di crescita, soprattutto le biblioteche per bambini. E’ vero che ci sono asili, giardinetti e parchi apposta, ma non di solo svago deve vivere il cervello di un bambino, futuro adulto. Alimentiamo quei neuroni anche con le storie!
  5. sono un supporto economico per lettori. Questa è facile da capire.
  6. sono un supporto economico per lettori dubbiosi, nel senso che se non sei convinto che quel libro ti piaccia, lo prendi in biblioteca e poi magari te lo compri (capita, fidatevi).
  7. sono un momento di incontro fra lettori e scrittori e/o editori. Sono un salotto accogliente in cui parlare di cultura a qualunque livello.
  8. quando giocavate a sim city senza biblioteche il vostro quartiere non progrediva anche se avevate altro, qualcosa vorrà dire no?
  9. sono un luogo in cui le domande possono trovare risposte. Con tutti quei libri uno che ti dica cosa cerchi dovresti trovarlo!
  10. sono un luogo di innamoramento e amicizia. Dai, perché no?
  11. sono un ente sociale, educativo, culturale, propositivo e civico. Basterebbe solo questo per doverle sostenere.
  12. leggere libri rari, fuori catalogo, costosissimi.
  13. Non ci sono solo libri, ma anche dvd, cd, fumetti e tanto altro.

Forse ci possono essere anche altre risposte sul perché è dovere di ogni cittadino pretendere e sostenere le biblioteche, ma forse basterebbe capire che esse sono come i musei, dove la cultura è a disposizione di tutti perché possano crescere e amare la cultura e ampliare i propri orizzonti e capire come spendere anche i propri soldi per comprare libri che fisicamente devono starci vicino per tutta la vita possibilmente. Una città senza biblioteche è una città afona, che allontana da se stessa chi deve invece investirci soldi, tempo, passione, fatica e gioia. Non prendetemi per scema, perché non vivo sulle nuvole, ma le biblioteche sono non un’antagonista alle librerie, ma la spalla su cui appoggiarsi perché permette davvero che la conoscenza possa arrivare a tutti senza spendere nulla di più delle tasse comunali che già si pagano.

Credete nelle biblioteche, perché possono permettere a piccole case editrici di nascere, agli editori di investire e alle librerie di crescere: ogni nuovo lettore nato, cresciuto, educato, appassionato, sarà un lettore compratore bisognoso di capire, vedere, crescere, avere e incontrare.

Andate nelle biblioteche quando siete in crisi di lettura e non sapete cosa leggere, fidatevi dei consigli di amici e bibliotecari, ma se avrete trovato un libro che parlava a voi lo comprerete dopo, se invece non sarà scattata la magia non rimprovererete nessuno se non il tempo sprecato. Un passaggio in meno in libreria non vi farà perdere la voglia di comprare, tanto lo sapete benissimo che se siete “ammalati di librite” dovranno colpirvi fortissimo in testa per farvela passare, avrete solo aumentato le possibilità di leggere. Fidatevi della sottoscritta sull’amaca. 😉

Pretendete dai vostri sindaci, uscenti entranti sotto elezione, che ci credano fortemente nelle biblioteche, che investano tempo e denaro per sostenerle, per farle crescere, per renderle una seconda/terza/quarta piazza cittadina. Pretendete che ci siano servizi pubblici comodi per arrivarci e non che siano piazzate lontano come isole nel deserto. Pretendete che ce ne siano tante (a Parma sono davvero fortunata e incrocio le dita che si continui così per sempre) in vari quartieri della città in modo che siano come le celle di uno stupendo alveare di libri. Davvero, le biblioteche sono un tesoro per tutti.

Towers of Knowledge, di Rob Gonsalves
Towers of Knowledge, di Rob Gonsalves