“I guardiani della Galassia” di James Gunn

Quando uno appassionato di fumetti, anche senza conoscerli nel dettaglio, vede l’accoppiata Marvel & Disney per la riduzione cinematografica un po’ di freddo lungo la schiena viene; ma quando gli amici più attenti sia per conoscenza di fumetti che di cinema ti dicono che invece questo film va visto perché è spettacolare, allora cedi e una sera ci vai. Mi aspettavo più gente ieri sera (venerdì sera, secondo spettacolo) sia per l’orario che per il genere, ma o i nerd hanno finito i soldi oppure davvero il cinema costa troppo per permetterselo ( €8,90 per un 2D: facciamo poi un bel ragionamento per favore) e vanno solo i veri appassionati, magari rinunciando ad altro. Torniamo a noi che io divago spesso.

http://www.mymovies.it/film/2014/guardiansofthegalaxy/

Il film parte in modo completamente inaspettato, molto drammatico e ben fatto devo ammetterlo, a tal punto che mi sono chiesta se non avessimo sbagliato sala e stessimo guardando un drammatico in cui al protagonista capitano sfighe dietro l’altre. E invece no! Appena dopo il nostro protagonista viene rapito da un’astronave! Avete capito bene e anche se la cosa ricorda un po’ l’episodio dei Simpson (a questo punto non so più quale sia la citazione dell’altro), si capisce velocemente che ritmo e storia ora hanno cambiato verso. Il nostro rapito diventa un vero e proprio ladro intergalattico, spaccone, rubacuori, marinaio con una donna in ogni porto, col sorriso stampato sul viso e il walkman acceso. Il walkman direte voi? Sì, quello che i ragazzini nati negli anni ’70 e quindi ben vispi negli anni ’80 avevano per ascoltare la musica. Si è giurassico per molti, ma chi al cinema aveva un’età attorno ai 30 anni ha apprezzato e non solo quello. Senza che te ne accorgi il film snocciola una colonna sonora strepitosa e una serie di citazioni che capiscono solo quelli della generazione sopracitata e alla fine non ti senti poi tanto solo, ma solo un nerd in compagnia di nerd che quelle cose le ha vissute perchè “ai miei tempi…”. Film spaccone, strepitoso, ben fatto, con una storia che gira benissimo senza intoppi o dubbi, ma che soprattutto è l’omaggio a una generazione più che a un tempo e forse a volerlo guardare bene (o ripensandoci mentre scrivo) tante altre citazioni mi sono sfuggite, ma tutte legate a quando io ero ragazzina. Grazie James Gunn, grazie di cuore!

Regia: 8 voto davvero alto me ne rendo conto, ma in questo momento calcolo tutto il lavoro che è stato coordinato per fare questo film: sceneggiatura, effetti speciali, costumi, trucco e parrucco, scenografia. In questo film non sarebbe bastato guidare e basta gli attori, ma bisognava farlo mentre lavorano senza vedere la fine del lavoro (con l’uso di bluescreen); quando un attore è pieno di sensori perché presta corpo e voce ma non aspetto; bisognava che tutto fosse credibile, riempiendo anche gli spazi. E in più, per quante citazioni ci possano essere, quelle devono rimanere tali e il film deve essere un originale e non una bassa copiatura.

Sceneggiatura: 7 Anche qui un buon voto, anche se mi sto rendendo conto che non è stata molto fedele all’originale e questa è la grossa pecca che si sta vedendo quando mettono su pellicola un fumetto. Mi chiedo perché ci debbano essere sempre queste enormi differenze: in fin dei conti il pubblico che sa si aspetta quello che ha letto e quello che non lo conosce si beve qualsiasi cosa si metta sullo schermo, quindi tanto vale varrebbe essere i più fedeli possibili. Ovviamente la serialità del fumetto ha più ampio respiro che un solo film, ma il quesito rimane. Comunque il lavoro fatto è stato ben fatto, perché ogni cosa è credibile, gira bene, non ci sono buchi di sceneggiatura che lascino lo spettatore perplesso. La coerenza è il fulcro del film.

Ronan e Nebula

Scenografia e costumi: 10 Voto che raramente do per le cose tecniche ma qui ci vuole tutto. Sono stati bravissimi non solo nella caratterizzazione dei personaggi, ma anche nel non aver lasciato spazi vuoti riempiti con comparse a caso. C’è una cura oserei dire maniacale per il dettaglio, per lo studio dei personaggi e delle varie popolazioni che ricordano i bei vecchi tempi della prima trilogia (l’unica) di “Star Wars” dove la sensazione che vigeva era quella di sentirsi avvolto dalla storia. La cura nel trucco è poi una cosa spettacolare: basta vedere Bautista/Drax il Distruttore non solo tutto blu, ma con una serie di linee o tatuaggi in rilievo che ricordano molto i disegni giapponesi; Nebula/Karen Gillan (Amily Pond del Dottor Who!!!!) stupenda nella sua apparente semplicità delle linee; senza di ombra di dubbio magnifico Ronan/Lee Pace come costume, trucco, movimento, tutto, davvero un cattivo curato meravigliosamente sotto questo aspetto.

Effetti speciali: 10 anche qui un voto altissimo perché ci sta tutto. Per quanto la tecnica nel “ricostruire” personaggi strani sia arrivata a livello impensabile solo 10 anni fa (se pensiamo all’apparizione di Gollum come qualcosa di straordinario) qui la cosa che stupisce è la maestria nel fare tutto così bene, da non essere un effetto speciale. Insomma è proprio la naturalezza delle scenografie, dei combattimenti, dei personaggi non umani, delle astronavi, del combattimento aereo, e di tanto altro, queste cose rese così credibili da sembrar vere sono il segno del gran lavoro che c’è dietro. E poi pensare che dietro al personaggio più poetico del film c’è uno come Vin Diesel/Groont è davvero magia!

Cast: 8 Non saprei dire se ci stava meglio quell’attore al posto dell’altro, perché alla fine tutti quelli che ci sono sulla scena sono al posto giusto. Dai protagonisti più o meno di prima linea o di seconda, sia veri che “finti”, alle comparse, ma soprattutto ai camei: Glenn Cloose che fa il comandante capo (un po’ troppo politica e diplomatica e poco militare) a John C. Reilly guardia xandariana buona a uno strepitoso Benicio del Toro come Collezionista di cose e persone.

Musica: 8 Qui non si può non notarla! Non solo perché ci sono dei pezzi conosciuti intramezzati con delle vere chicche, ma quando ti scopri a ballare sulla sedia vuol dire che la musica è davvero una protagonista del film e quindi o si è sordi o si è stupidi per non apprezzarla. Straordinaria!

Voto: 9 Il film non rasenta la perfezione, non saprei dire in quali momenti davvero non mi abbia convinto (forse qualche “forzatura” per non rendere troppo lungo e cervellotico il tutto), ma per me la perfezione è altra. Detta questa premessa, il film non solo è gradevole, ma è veramente strepitoso per atmosfera, divertimento, per come è girato, per i personaggi, insomma un film da non perdere al cinema (secondo me rende meglio) se siete appassionati di fumetti, fantascienza, avventura, ma col sorriso e non con il dramma.

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“Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” di Laurent Tirard

Invidio ai francesi la capacità di raccontare storie leggere e surreali, con quel pizzico di favola, senza doverci mettere per forza un dramma oppure della critica sociale e politica. Noi italiani siamo bloccati fra neo realismo, nord-sud in continua lotta, drammi umani, destra-sinistra in continuo odio. Quindi in Italia si fa lo stesso identico film, sotto aspetti diversi, da almeno 50 anni. Che palle!

I francesi invece fanno satira, pallosità, ma anche fantascienza, fantasy e hanno quel meraviglioso tocco surreale fantastico che tanto alleggerisce il cuore dello spettatore. Tanto per farvi capire cosa intendo, avete presente “Il meraviglioso mondo di Amelie”? Ecco, quel senso del colore, del surreale, dei personaggi che nella vita vera tacceresti per sfigati ma che qui funzionano a meraviglia, quella leggerezza e profondità di sentimenti? Tutto questo è molto francese e io lo invidio un sacco. Noi facciamo lo stesso film da 50 anni (che palle bis!)…

Ieri sera mi sono guardata finalmente “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” che avevo in agenda da vedere da un sacco di tempo, ma come ho sempre pensato o i film li guardi subito oppure aspetti che ti arrivino al momento giusto e non sai mai quando potrebbe essere. Il mio momento era ieri sera con una programmazione di LA7 senza ombra di dubbio spettacolare visto che subito dopo hanno trasmesso “Invito a cena con delitto” ( film geniale e imperdibile per tutti gli amanti del cinema, della commedia e dei gialli).

http://www.mymovies.it/film/2009/ilpiccolonicolaseisuoigenitori/

“Il piccolo Nicolas e i suoi genitori” è un film leggero, ambientato in una Francia anni ’50-’60 e ha come protagonista un bambino e la sua compagnia di amici di classe. Ricorda per molti versi l’atmosfera de “La guerra dei bottoni” libro di Louis Pergaud (libro che ho profondamente amato nella mia infanzia e che mi è sempre rimasto in mente per tutta la vita), dove i ragazzini, divisi per bande, devono affrontare mille avventure a danno o di nascosto dai grandi. Qui, il nostro eroe deve trovare il modo di evitare di essere abbandonato nel bosco dai suoi genitori e non essere sostituito da un eventuale fratellino. Peccato che questa “tragedia greca” frutto del più totale fraintendimento non solo sia nella sua testa e in quella dei suoi amici, ma soprattutto innesti una serie di situazioni surreali e divertentissime al limite dell’impensabile.

I personaggi sono ben costruiti e creati per dare a ognuno una sua caratterizzazione sia fisica che caratteriale, ma non si poteva fare diversamente visto che il film è tratto da un’opera dell’immenso René Goscinny padre del mondo di Asterix (citato meravigliosamente bene nel film), penna e matita sopraffina, capace di tratteggiare caratteri e situazioni con leggerezza e incisività. Non ho mai letto il fumetto da cui il film è tratto, ma posso solo immaginare quanto sia degno degli altri suoi fratelli (Asterix, appunto, ma anche Luky Luke). Sarei anche curiosa ora di trovarlo…

Tornando al film, posso dire che il mio cervello e il mio spirito ringraziano per avermi dato una visione leggera, appassionata, ben recitata e ben girata, in cui i veri valori e gli affetti solidi fanno per una volta tanto la loro figura a tutto tondo.

Regia: 7 Quando un film gira bene, quando lo spettatore non guarda l’orologio oppure non si fa prendere dal panico oppure non nota gli stacchi cinematografici, quando questo succede bisogna ringraziare due persone: lo sceneggiatore e il regista. Il primo crea una storia credibile, il secondo la mette in opera e qui Tirard fa benissimo il suo mestiere e confeziona un vero gioiellino.

Sceneggiatura: 7 Anche qui un bel voto visto che la vicenda per quando assurda, sembra reale e logica e non ha sbalzi di non sense o buchi di sceneggiatura. Di certo non conoscendo il punto di riferimento non posso capire se e cosa è stato tagliato o modificato e se ci sia stato rispetto per il senso originale, comunque sia un buon lavoro. Mentre ricontrollo quello che ho scritto noto che dal sito di “mymovies” fra gli sceneggiatori c’è proprio René Goscinny…ora capisco tante cose.

Costumi: 7. Un vero lavoro di ricostruzione storica coi bambini in abito scuro, ma pantaloncini corti, le bambine già piccole signorine e gli adulti (quei pochi devo dire) perfettamente a tema.

Effetti speciali: 7. Quelli che ci devono essere per un film del genere, ma molto meno di quanto ti aspetteresti, perché alla fine questa è una storia “vera” e come tale va rispettata.

Cast: 7 e mezzo. I bambini sono tutti bravissimi, dei veri caratteristi non solo perché stati scelti per le loro caratteristiche fisiche, ma proprio per la loro capacità mimica più o meno studiata che li ha resi tutti diversi e complementari. A fare un po’ da spalla a tutti loro c’è anche un attore molto conosciuto anche dalle nostre parti, Kad Mérad, grazie al film “Giù al nord” (molto bello e da guardare ben prima della nostra copia italica).

Fotografia: 7 e mezzo. Volutamente carica, volutamente fumettistica ma alla moda francese e non americana dei supereroi. Perfetta. Giusta. A modo.

Musica: 6 Dico sufficiente perché come in altre occasioni anche qui non me ne sono resa conto se ci fosse e come fosse. Cosa mi sta capitando? o.O

Voto: 7 Un film da vedere se avete voglia di rilassarvi, divertirvi e farvi rinfrancare. Sì i protagonisti sono bambini, sì racconta una storia di bambini, ma va benissimo anche per gli adulti che hanno ancora il cuore bambino e ricordano ancora la propria infanzia. Fa bene anche ai duri di cuore… 😉

“Thor – The Dark World” di Alan Taylor

Ieri sera “serata cinema inaspettata”! Raro evento, perché di solito pianifico le uscite e mi ingastrisco se le cose capitano all’ultimo minuto, ma a sto giro ho mollato il cervello in un barattolo sul comodino (con sopra una scritta di ABQUALCOSA per ricordarmi cosa servisse) e ho lasciato agli altri pianificazioni e altro e mi sono goduta la visione.

Avevo già letto varie critiche e i pareri erano tutti abbastanza negativi, poi leggo il blog di Leo Ortolani (il padre di Rat Man tanto per capirci) e trovo la migliore e più corretta recensione che uno potrebbe mai leggere: questa. Tanto lo so che non sarà un film da oscar o da pietra miliare del cinema. Lo so e lo sento perché i film sui fumetti DC o Marvel sono tutti manipolati, elaborati, triturati, masticati e poi buttati nella mischia in modo che piacciano al maggior numero possibile di spettatori, indipendentemente dal fatto che abbiamo mai avuto fra le mani un albo. Io non sono un’esperta di fumetti americani, ma ogni tanto mi è “scappato” di leggere un albo e qualcosa la so (no non sono Sheldon Cooper e mai diventerò come lui!), quindi quando mi siedo in una sala cinematografica per guardarmi un fumettone mi aspetto un po’ di credibilità.

Su Thor hanno lavorato in troppi e non propriamente bene. Kenneth Brannagh con il primo film ha cercato di dargli uno sfondo shakespeariano, trovando nel rapporto Thor e Odino una sorta di rapporto amletico non passato per la morte del padre, con tutti gli intrighi di palazzo possibili e immaginabili. In realtà la mitologia norrena, a cui liberamente si ispirò il fumetto, è molto più che shakespeariana, ma il film non può essere reso nella stessa maniera e mantenere anche un impronta leggera e volutamente sopra le righe.

Questo secondo film non ha nessuna velleità teatrale e quindi rimane sul filone baraccone, divertimento, effetti speciali e un po’ di storia d’amore che non guasta mai (così fa contente le morose gnese dei vari ragazzi/uomini che se no sarebbero stati obbligati a guardare qualche insulsa commedia d’ammmore).

http://www.mymovies.it/film/2013/thor2/

Ma veniamo a noi. A me il film è piaciuto o meglio ho trascorso un buon paio d’ore al cinema, staccando il cervello.

Partiamo con quello che non mi è piaciuto.

Sceneggiatura: 5

Dialoghi. Non sono sempre all’altezza di una buona conversazione, come se ci fosse sempre un qualcosa di scontato sotto. Sono freddi, troppo ben scritti, ma non veramente interpretati. E’ come se in realtà gli attori non avessero potuto mettere del loro nella storia e anche quando le frasi sembravano un po’ campate per aria quelle erano e quelle dovevano rimanere.

Storia d’amore. Beh…lo avete visto tutti…è di una banalità imbarazzante. Nel primo film Natalie Portman si trovava fra le mani un tozzo di ragazzone biondo e pettoruto venuto dallo spazio che manco sapeva come ci si comportava, salvava il mondo, la sbaciucchiava un po’ e poi le diceva “sai sono un dio, il mondo è lontano, tu sei importante per me, appena posso mi faccio vivo, sai capiscimi…” Ovvio che dimenticare un dio è difficile, dimenticarlo con quel fisico ancor meno, ma porcaciccia quando ti ricapita fra le mani devi proprio creare le peggio cose??? Non so, tipo, continuare a cercarlo, trovare una reliquia, farti possedere dalla reliquia e distruggere la casa del tuo amato? Hai voglia a usare la scienza per farti perdonare! E poi diciamocelo…siete di due mondi diversi, non vi capirete mai davvero…eppure ammetto che il mio unico gene romantico per un nano secondo ha pensato: ma noi niente? Ci trasferiamo anche ad Asgard, dai! Noi saremmo state più utili, anche non sapendo sbattere le palpebre così bene. Credo che a questo punto io debba imparare a sbattere un po’ meglio le ciglia…

I compagni di Thor sono inconsistenti e per quanto siano fondamentali per risolvere una parte della quest (ah no non è un gioco di ruolo! Poco ci manca), sono mere figurine: la guerriera, lo spadaccino con tante donne, l’orso e il saggio. Bon, basta. Fatto compitino torna a casina.

Freya. Madre amorevole per entrambi i figli, donna di polso e di coraggio, viene sacrificata sulla pubblica piazza dello schermo perché troppo ingombrante. Basta Odino per creare confusione in famiglia e lei è troppo saggia per vivere.

L’esercito asgardiano. Pura carne da macello.

La terra. Pura carne da macello, senza mai un giornalista che faccia il suo dovere, provocando allarmismo più o meno a caso. Due semplici caccia inglesi mandati allo sbaraglio contro l’astronave aliena, ma manco lo straccio di un bobbies a dare una mano ai nostri eroi. Ora sappiamo come si può invadere l’Inghilterra senza far muovere un uomo.

Cosa mi è piaciuto.

Scenografia: 8 stupenda. Un misto di fantascienza, steampunk anni’20, futurismo e base epica sia norrena che greca. E’ un tripudio per gli occhi Asgard e se ci soffermassimo bene su ogni dettaglio vedremmo un sacco di citazione artistiche. Il ponte dei mondi che porta ad Asgard risulta essere un perfetto connubio fra l’arcobaleno e il ponte di Brooklyn, ma risulta assolutamente credibile. La stanza delle reliquie e il libro delle leggende (perfetto fra le miniature simil medievali e l’effetto cinematografico molto steampunk) sono una chicca che lasciano a bocca aperta. Poi ci sono le statue monumentali degli avi degli dei che ricordano gli Argonath a guardia di Gondor. Le astronavi sono superbe, un vero tocco di fantascienza in un film che non dovrebbe appartenere a quel genere, eppure sono le prime che mi hanno lasciato la sensazione di averle già viste, con quella loro forma allungata e come la prua di una nave che fende l’aria e la terra come il coltello caldo fa con il burro; sono una citazione, un omaggio o una copiatura? Su questo punto anche altri miei amici hanno condiviso, ma non hanno saputo darmi una risposta precisa.

Costumi: 7 e mezzo La differenza fra umani e asgardiani e altri popoli di altri mondi è facilmente resa, ma era davvero impossibile sbagliarla. La tutina di Thor che dovrebbe simulare una armatura squamata è un ridicola, ma alla fine tocca passarci sopra. Heimdall sembra il cavaliere dello zodiaco del Toro, ma è perfetto come guardiano combattente. In realtà il voto è portato in alto dalla caratterizzazione dei cattivi: gli elfi oscuri. Sono stupendi. Sono un connubio fra elfi di tolkeniana immaginazione e i Borg di Star Trek, ma molto più cattivi dei primi e molto più solidali fra loro dei secondi. Malekith poi è il cattivo per eccellenza, in quel misto di capo tragico e eletto del suo popolo, sulle cui spalle ricade tutto il destino della sua razza, ma anche la saggezza del passato. Le maschere degli elfi oscuri anche quelle mi ricordano in qualche modo gli immortali del film “300” eppure hanno anche un’estetica che non riesco a mettere a fuoco.

aprite l’immagine per gustarvi meglio i dettagli

Effetti speciali: 7 Tutto gira alla meraviglia, si vede proprio che la tecnica sta diventando artigianato di alto livello e di pubblico dominio. La battaglia navale in città ha un po’ il sapore dei video giochi di Star Wars, ma sono emozionanti e coinvolgenti. Il martello di Thor è un essere fisico e non una mera figurina. La sala di Heimdall è poi un posto fantascientifico, preciso in ogni dettaglio, ma credibile come l’analisi medica che fanno su Natalie Portman.

Particolare d’altri tempi sono i titoli di coda con le riproduzioni disegnate di alcune scene del film.

fumetto Robert Rodi e Esad Ribic

Come sempre interessante il rapporto fra Loki e Thor e forse prende più gli spunti dalla mitologia che dal fumetto, però consiglio a tutti coloro che volessero vedere l’altro punto di vista del rapporto fra questi due fratelli di leggere il fumetto “Loki” di Rodi & Ribic, dove Loki non è il villain che tanto fa sospirare le fanciulline spettatrici (tristezza…), ma si capisce da dove nasce il suo risentimento nei contronti del dio del martello di tuono.

Quello che mi ha lasciato indifferente.

Regia: 6 Un buon lavoro, ma niente di eccezionale o di personale. Ammetto di non conoscere il regista e quindi non ci riconosco il suo marchio, ma vedendo la sua biografia dovrebbe essere uno che se ne intende di fumettoni buoni per i nerd.

Musica: 6 anche qui niente di così importante da ricordare.

Voto: 7 Voto alto me lo dico da sola, ma il film ha molti spunti interessanti per ricercare altri film e fumetti; rimane fedele, anche se in modo superficiale, a più opere sia letterarie che fumettistiche; lo spirito baraccone e volutamente divertente prende lo spettatore in un vortice di rilassamento, provocandogli un voluto distaccamento da ogni pensiero e problema. Ed è questo quello che mi aspetto da questo genere di film.

Buon Compleanno Guillermo del Toro!

http://it.wikipedia.org/wiki/Guillermo_del_Toro

Io adoro quest’uomo!

Lo dico, lo ribadisco e lo confermo!

Per ora i suoi film e i suoi libri mi hanno preso. E’ quello che cerco. Punto. Basta, ho detto tutto vado a un altro argomento. No! 🙂

Lo amo perché parla ai nerd come essi vorrebbero. Sì, parlo ancora di loro, della vecchia guardia, di quelli sfigati che invece che andare a fare le cosacce in discoteca, compravano l’ultimo fumetto di “Hellboy” nella fumetteria più vicina (io avevo “Letto & Riletto” ben immortalata in Rat-man) oppure si guardavano fra di loro uno di quei film splatter di un anonimo Jackson, Peter Jackson. Cosa significa parlare ai nerd vecchio stile? Prima di tutto raccontare la storia non tradendone il senso, ma poi riempire il film di gadget minuscoli che citano altri film o libri o fumetti; stimolare le cellule grige per far riconoscere tutti gli omaggi; e poi la tecnica cinematografica. Del Toro è colui che ha riportato il lavoro manuale dei make-up artist sulla ribalta. In un era di computer grafica (che quando era una cosa per pochi era molto per nerd), riprendere il lavoro manuale, quello che avvicina lo spettatore, almeno nei sogni, al suo gioco di ruolo preferito, è veramente un dono.

I mostri che lui ha creato, da tutti i comprimari in Hellboy e ne “Il labirinto del fauno” sono un vero spettacolo; sono l’opera di lavoro, studio, ricerca, analisi che tanti cercano in un film (non a caso egli conosce e collabora con Peter Jackson che con “Il signore degli anelli” ha ridato lustro al lavoro di preparazione dei film).

In più passa da un genere all’altro rimanendo fedele sempre a se stesso o alla sua visione del mondo.

Guardare “Il labirinto del fauno” senza vedere “La spina del diavolo” vuol dire non capire il lavoro di comprensione e di superamento del periodo del franchismo spagnolo. Attraverso due generi diversi, usando sempre i bambini come protagonisti, egli riesce a raccontare due punti di vista diversi (e anche politicamente diversi) senza mai mettere una soluzione moralistica e politicizzata. Egli racconta il male, il tentativo di fuggire da esso, il tentativo di tenere il mondo lontano da sè.

I due film di “Hellboy”, per quanto molto diversi per l’impianto narrativo sottostante ( “The golden army” è molto più complesso e drammatico), sono volutamente due espedienti diversi di narrazione e io credo di averli rivisti mille volte, ma sono sempre belli e sempre cogli dettagli interessanti.

Come avrete appena letto nei posti il suo libro “La caduta” è nella serie dei libri sui vampiri che adoro (ne leggo pochi dei nuovi, ma questo è l’unico che ho sentito “mio”) e ci ritrovo quello stile esagerato, nuovo, pronto a sfidare i cliché.

Mi manca “Pacific- Rim” da vedere perché cadeva in un periodo un po’ incasinato, ma non vedo l’ora di vederlo. Sì. è baraccone. Sì, è esagerato. Sì, è per nerd! ^_^

In più, visto che non voglio il sovraccarico sensoriale, mi tocca centellinare i suoi lavori…uffa che brutto essere un razionale fan!

Buon compleanno Guillermo del Toro!