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“L’oceano in fondo al sentiero” di Neil Gaiman

Di Gaiman ho avuto a che fare più volte, ma sempre in collaborazioni o in trasposizioni cinematografiche, quindi mi sembrava giunto il tempo di leggere qualcosa di suo. Sicuramente non sono partita dal più famoso, dal più osannato o dal più non so cosa, ma solo da quello che qualche mese fa leggevano in collettiva su Goodreads. Senza leggere i commenti, senza badare più di tanto alle recensioni altrui, l’ho prenotato in biblioteca e in queste vacanze natalizie me lo sono bevuta.

Perché questo libro ti prende quando inizi la lettura. Potremmo disquisire se ci sono i topoi di Gaiman; se è una lettura per bambini o per ragazzi o per adulti rimasti ragazzi; potremmo lamentarci del fatto che forse è troppo semplice, poco curato; ma io non conosco niente di pregresso su di lui. So però che è scritto benissimo, con quella leggerezza tipica di chi vuole “solo” raccontare una storia e non dare sfoggio delle proprie capacità o titoli. Se è un romanzo per ragazzi allora il linguaggio è appropriato perché essi possano entrare a piè pari nella vicenda, non facendosi distrarre da altro; se è per adulti rimasti giovani, beh per una volta non devono pensare troppo e lasciare che vinca la fantasia.

La vicenda è un classico, forse, della narrativa dell’infanzia: un ragazzo di campagna conosce per determinati motivi ( qui la morte di colui che aveva affittato una camera) una vicina di casa particolare e deve affrontare una serie di magici e pericolosi incontri. Un romanzo di formazione potremmo dire dove, analizzando il tutto in chiave psicanalitica, il bambino deve affrontare la crescita e diventare un ragazzo attraverso i problemi. Oppure potremmo valutarlo come se fosse una visione femminista e matriarcale della salvezza del mondo dove le donne Hempstock rimangono e risolvono, mentre i maschi Hempstock sentono il richiamo del mondo. Oppure vedere tutto antropologicamente e rivedere nelle tre donne di età diverse le divinità femminili celtiche o vichinghe o di altre culture. Insomma gli elementi ci sono tutti per poter sviscerare e analizzare la storia, ma alla fine io dopo essere rimasta imprigionata nello stagno che forse è un oceano, ho sentito quel sentimento di leggerezza che è tipico delle letture complesse ma non cervellotiche, delle storie fatte per viaggiare con la mente, dei racconti di avventura.

Cercavo proprio un racconto del genere e Gaiman mi ha conquistata per la freschezza; per il momento di paura legittimo; per lo strizzar d’occhio alla voglia di avventure; per la scrittura (soprattutto, ma da valutare anche con altri traduttori per capire quanto è stato aggiunto. Ovvio che il passo successivo sarà l’originale); per l’inventiva ma senza inventare troppo; per far vedere che dietro all’angolo di questo mondo ce ne è un altro ben più articolato e complicato, con regole e mostri. Benvenuto nel mio personale olimpo degli scrittori da avere.

Voto: 8

Scheda:

Casa editrice: Mondadori Strade Blu

anno di pubblicazione 2013

finito di stampare settembre 2013

titolo originale: The Ocean at the End of the Lane

traduttore: Carlo Prosperi

copertina: illustrazione di Emiliano Ponzi

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