“Signora Ava” di Francesco Jovine

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Continua il Giro d’Italia Letterario e ci fermiamo al Molise con un libro di un’inutilità unica.  318 pagine che dovrebbero farci avventurare nel periodo della nostra storia patria che vide l’unificazione di Italia, la calata dei Savoia, le truppe garibaldine e la nascita del brigantaggio. Dovrebbe, questo dicono le recensioni e invece non c’è nulla di tutto ciò! Per le prime 200 pagine non succede davvero nulla se non la descrizione della vita di una famiglia bene con i suoi vizi e le sue apatie, con i ritmi lenti di chi ha la vita prefissata e decisa dalle convenzioni, dallo status; ci sono quelli che vanno e quelli che vengono; le idee circolanti (da Napoli) si fermano sul confine e tutto è apatia; ci sono i ricchi che vivono sulle spalle dei paesani (e non è un modo di dire a volte). Il tutto scritto come un pessimo compitino del liceo da uno studente bravo ma svogliato. I personaggi sono piatti anche se spiccano di certo Don Matteo (che no, non è Terence Hill) e il giovane Pietro. Il primo rappresenta un po’ il classico prete diventato tale per convinzione altrui, ma troppo abituato per cambiare vita; il secondo il classico bravo ragazzo senza pretese e un grande amore che è Antonietta la figlia del padrone. La storia d’amore è scontata fin dalle prime pagine e ha solo due modi per sfociare: il dramma o il cambio di vita. Succede il secondo solo perché nelle altre 100 pagine lo scrittore si sveglia, mette pathos e dall’indolente Guardialfiera si va insieme ai fuggitivi dell’esercito Borbonico per i boschi, attenti a non farsi prendere dai garibaldini o dai carabinieri (che scopro essere coloro che portano le carabine…mica lo sapevo!).

Il cambio di scenario rende i personaggi più credibili, anche se ringraziando il cielo il libro è stato scritto nella prima metà del secolo scorso quindi dove il massimo della violenza è un sasso tirato con cattiveria o uno morto sparato alle spalle; se fosse stato scritto ora sarebbe stato infarcito di violenze, stupri e morti (e credo che fosse la verità storica purtroppo). Pietro diventa più uomo, ma rimane sempre vittima degli eventi e delle situazioni non sue, mentre Antonietta diventa un personaggio femminile scontato ma non stucchevole.

In questo cambio di scenario si vorrebbe capire maggiormente il sentimento dell’autore riguardo la guerra dei due Re e la vittoria dei garibaldini, con la pretesa annessione del sud al regno di Sardegna. Eppure non c’è niente di tutto ciò, come se alla fine non ci fosse la voglia e il tempo per farlo. Certo viene accennata la cosa, viene sotto inteso altro, ma poi lo studente svogliato torna in primo piano. E tutto in un libro che, non ricordo più dove, veniva presentato come un ulteriore “Gattopardo” con la sua vena sociale e polemica. Palle! Non c’è nulla di questo e forse nemmeno un professore veramente bravo riuscirebbe a farlo saltar fuori.

Il finale aperto poi funziona solo coi film di genere (per esempio per i supereroi) o per Martin che non sa mai quando finirà la sua saga. Qui non serve a nulla, ma rientra nel tema del libro “prof, il tema che mi ha dato era noioso e lo svolgimento ci sta a pennello!”

Voto: 2 Almeno è scritto non troppo contorto…

Ho scoperto poi giroclando su internet che la Rai a suo tempo fece lo sceneggiato, nell’epoca d’oro della letteratura in tv (momento meritorio per tutti, peccato essere nata dopo). Non pensiate che io lo voglia vedere, ma ve lo metto qui caso mai aveste voglia di capirlo.