“Il caso del dolce di Natale e altre storie” di Agatha Christie

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Sotto Natale continuano le mie letture di “ambientazione” e devo dire che mi sono trovata veramente bene nel riscoprire la signora del giallo.

Il libro è una raccolta di alcuni racconti non esattamente legati fra loro per argomento o ambientazione, forse (tranne uno dove appare Miss Marple) Poirot può essere il legante, ma non sono manco convinta che sia davvero quello.

Il caso del dolce di Natale: lo conoscevo per averlo visto in tv nella riduzione film per tv e devo dire che mi è sempre piaciuto per la sua atmosfera molto british in salsa natalizia e alla fine è abbastanza coerente con lo scritto. Il racconto è ambientato in una villa nella campagna inglese dove Poirot deve presenziare alle feste natalizie per ritrovare un rubino rubato a un principe indiano (prima che lo scandalo scoppi e rovini il futuro del ragazzo). Fra giochi, cibi e tradizioni, il nostro belga riesce a risolvere la vicenda con eleganza e fermezza, riuscendo anche a risolvere problemi di famiglia e divertire i bambini di casa. Ben scritto e ben dosato. Voto: 7

Il mistero della cassapanca spagnola: anche questo saccheggiato dalla televisione per farne una puntata della serie dedicata a Poirot. Poirot si intestardisce a voler risolvere un mistero di cronaca nera che vede il cadavere chiuso in una cassapanca, ma senza spiegazione e con un colpevole che non convince. La testardaggine dell’investigatore porta alla risoluzione del crimine assicurando il lettore che il delitto perfetto non esiste. Interessante vedere come la nostra Agatha abbia attinto al suo punto di riferimento (che si dice che fosse Sherlock Holmes) per dare un’ulteriore sfaccettatura al carattere di Poirot: cercare un caso quando non ce ne sono per poter mantenere in allenamento il cervello e la curiosità. Voto: 7

Una donna sa: Trovatosi a indagare nell’ennesimo omicidio in famiglia, Poirot deve non solo sviscerare al massimo i rapporti personali fra i protagonisti, ma anche farsi aiutare da aiuti esterni (in questo caso un medico ipnotista) per cogliere alcuni dettagli e scoprire la verità. Interessante la scelta del dottore nella vicenda: mi fa pensare che l’autrice fosse ben predisposta per le nuove scienze e per le teorie più disparate per risolvere in modo credibile le vicende. Forse il racconto che meno mi è piaciuto, perché troppo mi ricordava “Il natale di Poirot”, anche se ben scritto e ben strutturato. Voto: 6

La torta di more: anche questo lo ricordavo per averlo visto in tv e devo dire che non mi aveva molto appassionato, ma è un buon esercizio di attenzione e di logica: i dettagli non sono mere cose, ma fondamentali per capire persone e situazioni. Qui l’abitudinarietà delle persone permette di far capire a Poirot come si sia potuto nascondere un omicida dietro a due morti naturali o quasi. E’ divertente notare che con un po’ di attenzione qualsiasi “delitto perfetto” si sgonfi in un mero omicidio per vili motivi. Voto: 6 e mezzo

Il sogno: preso anche questo dalla serie televisiva e un po’ ampliato in confronto a questo breve racconto. Ben scritto, strutturato, ma troppo veloce la lettura per poterlo apprezzare nel migliore dei modi, in più la scelta di calcare la mano sul “sogno premonitore” è un po’ tirata per i capelli o comunque buttata lì. Voto: 6

La Follia di Greenshaw: unico racconto con Miss Marple presente e come spesso le accade la sua presenza è sempre molto sottile, leggermente invadente, ma sempre stimolante per le forse dell’ordine (che oramai sembrano arrese alla sua presenza e al suo aiuto). In questo racconto il delitto è ben strutturato, ma la sua conclusione un po’ tirata per i capelli. Ennesima vendetta in famiglia o di famiglie che si risolve con un corpo morto e un omicida assicurato alla giustizia. Voto: 6 e mezzo.

In conclusione il libro è un meraviglioso momento di relax fra omicidi, indagini e risoluzione dei problemi, sempre con garbo, logica e un po’ di ironia che mai non guasta.

Voto: 7 Non è la media, ma il senso che ho avuto alla fine della lettura.

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“Il Natale di Poirot” di Agatha Christie

Letto per tempo e finito la vigilia di Natale aspettando l’arrivo dei parenti. Mai sono riuscita a fare una cosa così combinata!

La storia la conoscevo per averla vista mille volte nella versione del film per tv, ma mai avevo letto il libro.  Ammetto che mi mancano molti libri di Agatha Christie anche se ho incominciato a leggerla da ragazzina. La mia normale propensione a centellinare gli autori nel tempo mi porta a trovarli sempre nella mia strada e a doverli leggere come dilatando il tempo: la trovo una ricchezza piuttosto che una lentezza.

Complice la lettura collettiva Cf natalizia (a dicembre non un singolo autore, ma un tema: delitto a Natale) ho trovato doveroso tornare al classico e rilassarmi. La lettura dei classici del giallo mi consente di spegnere il cervello e le eventuali ansie e di godermi l’investigazione pura e semplice.

per la trama: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Natale_di_Poirot

Sapere già come andava a finire mi ha aiutato a capire meglio la scrittura dell’autrice e come rendesse i personaggi in un racconto che si basa tutto sulle apparenze e sulla riconoscenza (in ogni senso). La Christie rivela un senso dell’ironia e dell’autoironia (legata alla sua terra e ai suoi connazionali e non su di lei) che le vale un vero plauso: mentre in altri racconti rimane presente lo stiletto contro l’ipocrisia della sua generazione, qui ci va giù pesante e non salva nessuno. Di certo ambientare un romanzo così violento e vendicativo proprio nei giorni del Natale impone che ci sia un contrasto intenso e lampante. Qui ogni personaggio è l’antitesi dell’altro: dalla misteriosa Pilar, all’esotico Farr; dai fratelli Lee, al loro dispotico e prepotente padre; dalle diverse cognate. E in mezzo a tutti c’è Poirot: serafico, fintamente tonto, gigione, elegante, educato, ma mai disattento e pronto a colpire e rimettere tutti i pezzi a posto quando meno se lo aspettano. E ogni cosa si sovrappone e si incastra all’altra con attenzione e cura e mai forzando il pezzo, conducendo per mano il lettore alla soluzione, mai davvero depistandolo.

Una delle accuse che si fa all’autrice è di nascondere sempre il pezzo centrale del puzzle investigativo e quindi di tenere il lettore lontano dalla soluzione, ma qui non accade, anche se non ci fa rimanere al fianco di Poirot ogni millesimo di secondo, ma lascia cadere gli indizi qua e là, con nonchalance come se la cosa alla fine non la riguardasse.

Poirot poi è qui in splendida forma, anche se è già nella sua fase lenta e attenta della vita e quindi sembra prendere tutto con calma serafica. Stupisce la sua attenzione alle donne di casa, non tanto perché utili alla risoluzione del problema, ma proprio come estimatore del genere femminile. Si sa che Poirot è un estimatore della bellezza e per quanto la sua “madre” lo abbia reso un impenitente scapolo ella sottolinea sempre come egli sia un vero osservatore della moda, della diversità dei caratteri e degli aspetti, eppure a me sembra sempre tutte queste osservazioni siano come degli indicatori e dei selettori per suddividere le persone e non come commenti personali. Qui invece appare l’uomo Poirot senza mai essere fuori dalle righe, anzi dovendosi rapportare con quattro donne dalle diverse caratteristiche.

Agatha Christie
Agatha Christie (Photo credit: Wikipedia)

Libro ben scritto, narrazione scorrevole e sempre molto precisa, ottimo romanzo giallo dove investigazione, mistero e paranormale (delitto che si compie nella stanza chiusa: pletora di opinioni e superstizioni a più non posso) si intersecano benissimo e con leggerezza sottile da ferire e dissanguare.

Tanto tempo era passato dall’ultimo suo romanzo, ma mi ha solo fatto venire voglia di leggerla e rileggerla.

Il telefilm è relativamente fedele al romanzo e pur tagliuzzando qua e là, aggiungendo e togliendo personaggi, non ha stravolto più di tanto il senso e l’assassino è quello, con quella motivazione e via di seguito. Ho visto telefilm più rimaneggiati…

voto: 7 e mezzo.