Dicembre 2017…orrore mio ti conosco.

Finalmente si torna a scrivere, visto che è arrivato il Nuovo (che è il soldoni il nuovo pc portatile che mi accompagnerà fino alla sua autodistruzione, come ho portato gli altri prima di lui). In questi mesi sono riuscita a fare un sacco di cose dal cellulare, ma mi mancavano il rumore, la comodità e la praticità della tastiera e uno schermo decente per non perdere le poche diottrie rimastemi. Ma bando alle ciance riprendiamo i lassi tempi di gestione di questo blog!

Questo post sarà una sorta di compendio delle letture di dicembre 2017 perché alla fine hanno avuto uno strano, ma non troppo, filo nero che le ha unite. Vi parlerò di:

  • la riduzione a fumetti di Dino Battaglia di alcuni racconti di Edgar Allan Poe, edito dalla Npe
  • il numero 1 della “Providence Tales” della casa editrice della Providence Press
  • il libro “Gli spettri della chiesa di Stoneground” di E.G.Swain, edito dall Providence Press.

Prima di tutto vorrei soffermarmi a parlarvi delle due case editrici italiane che stanno facendo un mirabile lavoro di divulgazione al grande pubblico di opere molto particolari e di pregio. Le case editrici indipendenti sono un piccolo miracolo italiano (non solo, ma ogni tanto limitiamoci al nostro orizzonte sotto casa), ma non sono la panacea di tutti i mali: ossia da un lato pubblicano delle vere perle sconosciute su cui le grandi case editrici non voglio rischiare (salvo poi prendersi i diritti quando il bacino del pubblico è talmente ampio da viaggiare e guadagnare sicuri) o riscoprono autori passati nel dimenticatoio; dall’altro lato creano però una sorta di dipendenza patologica nel lettore il quale leggerebbe anche la lista della spesa se la pubblicassero certe piccole case editrici. Vabbè ma questo è un discorso complesso che mi vede fare quella che rogna sempre e comunque, mentre non è così in realtà visto che adoro tutto ciò che esce dagli schemi senza poi entrarne per forza nella cultura di massa.

La Edizione NPE è una casa editrice che si occupa soprattutto di fumetti e soprattutto di riproposizione dei grandi maestri del disegno italiano ormai dimenticati dal grande pubblico. Vi metto il link alla pagina della loro presentazione in modo che leggiate le loro parole. Il suo punto di forza editoriale a mio parere, oltre alla scelta degli albi da pubblicare e dalla pervicace testardarggine di ottenere i diritti d’autore in modo da pubblicare interamente i lavori? La qualità degli album a un prezzo abbordabile. In più ha una pagina fb attivissima e con promozioni, sconti, premiazioni, gadget che fanno veramente venire l’acqua alla gola. Io sono la fiera vincitrice della loro tazza (anche se dopo aver portato bene a una mia amica, qualche loro fumetto lo vorrei vincere anche io. Sì, sono ingorda, mentre sorseggio tè nella mia tazza npe!). Se guardate nel loro catalogo potrete vedere la vastità dei generi che pubblicano, anche se legati al “solo fumetto” (a breve metterò un post sulla mia idiosincrasia a chiamare fumetti col nome di graphic novel).

La Providence Press invece si occupa di narrativa di genere e anche qui parliamo di riscoperta dei classici d’autore. L’ho scoperta da poco, grazie a una presentazione alla Misckatonic University (RE), ma lascio sempre alla pagina apposita per far capire chi sono. Il suo punto di forza? La fanzine! Certo non è l’unica casa editrice che ne fa (ne devo leggere una, quella della Hypnos per esempio, per capirne le differenze) e fa molto prima metà del secolo scorso, ma la qualità della rivista è veramente qualcosa di unico.

Ora passiamo alla veloce carrellata.

EDGAR ALLAN POE” di Dino Battaglia.

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Nel sito lo potete trovare qua.

 

Parliamo di due grandi nei loro campi: Poe non ha bisogno di spiegazioni, Battaglia non dovrebbe, ma non si sa mai. Lascio il link della pagina wikipedia di D.B. per lasciarvi il gusto di leggere l’elenco delle opere e delle collaborazioni in soli 60 anni di vita. Io ho fatto parte di quella generazione che ha avuto la fortunata ventura di poter leggere le sue opere senza averne la consapevolezza nella fase gloriosa de “Il Giornalino”. La rivista per bambini, delle edizioni Paoline, vide un momento di stranissima follia e grandezza pubblicando le opere dei più grandi disegnatori italiani (c’era Toppi tanto per dire), scegliendo opere ovviamente adatte al pubblico di riferimento. Se penso che c’era chi leggeva Topolino (che è meraviglioso, ma graficamente ben diverso) mentre io mi riempivo gli occhi di matite e chine eccelse, di testi classici, di movimenti e carrellate, di colori e bianchi e neri…sì, sono stata fortunata.

Nella bella introduzione dell’albo scritta da Gianni Brunoro, viene ricordata la maestria e l’attenzione di D.B nel costruire quasi artigianalmente ogni tavola, occupandosi anche del lettering. La scelta di riportare in immagini alcuni particolari racconti di Poe rientra nella sua scelta di disegnatore dal tratto spigoloso e graffiante. Brunoro sottolinea come leggere queste tavole sia un’esperienza sensoriale (tutti i fumetti dovrebbero esserli, ecco perchè la loro lettura è ben più complessa di quel che si crede) dove predominano le sensazioni più cupe.

I racconti scelti sono stati pubblicati quasi tutti su “Linus” fra il 1968 e il 1973 e uno solo su “Il Giornalino” nel 1981 e sono:

  1. Re Peste
  2. La caduta della casa degli Usher
  3. Lady Ligeia
  4. Hop-Frog
  5. La scommessa
  6. La maschera della Morte Rossa
  7. Il sistema del dott. Catrame e del proff. Piuma
  8. La straordinaria avventura di Hans Pfall

L’ultimo ho la vaga sensazione di ricordarmelo, mentre gli altri sono stati una vera scoperta. Il tratto è secco, curato, con un’attenzione quasi maniacale per l’illustrazione di certi ambienti o di certi elementi architettonici; il bianco e nero così definiti, ma nello stesso tempo sfumati da rendere eterei o nebbiosi certi momenti o situazioni sono vera poesia. Il realismo cede il passo all’esagerazione anatomica per meglio delineare certi personaggi in certi racconti, proprio per quella sensazione che diceva Brunoro. Per quanto i racconti siano brevi (e in certi casi anche più brevi dei racconti di Poe), prevedono una seconda o una terza rilettura, non tanto per scovare dettagli prima non colti, ma per rileggere seguendo più le immagini che le parole la narrazione vera e propria. I fumetti belli si leggono così: prima vuoi tutte le parole, poi devi tornare indietro per desiderare le matite.

voto: 9 (è finito troppo presto per meritarsi il 10! 😀 )

PROVIDENCE TALES

  1.  “Steve Costigan. La fossa dei serpenti” di R.E Howard (racconto)
  2. “Il settimo uomo” di A. Quiller-Couch (racconto)
  3. “L’orrore di Horton House” di W.J. Wintle (racconto)
  4. Dal Texas con furore (presentazione)
  5. “La casa al 252 di rue M. Le Prince” di R.A. Cram (racconto)
  6. H.P. Lovecraft: cacciatore di mostri? (articolo)
  7. “Il messaggero del re” di F.M. Crawford
  8. “Il veliero” di F. Brandoli
  9. Otto domande a F. Brandoli
  10. Master of Pulp Art: Earle K. Bergey
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link alla pagina. Il numero 1 andrà in ristampa e il numero 2 lo stiamo aspettando

Come potete vedere la rivista si avvale di una maggioranza di racconti e due articoli, più in fondo la presentazione stringata dei diversi autori. I racconti spaziano dal classico horror soprannaturale al weird. Interessante conoscere un altro personaggio del padre di Conan, Steve Costigan un pugile antieroe che riprende un po’ quell’immaginario molto maschile e muscolare degli anni ’20. Molto interessante. L’unico racconto che non mi ha convinto del tutto è stato quello dell’unico contemporaneo, Brandoli, perché mi è parso un po’ troppo dispersivo, con troppi elementi poco funzionali alla vicenda, e poco incisivo nel tirare le fila: una sorta di omaggio ai grandi racconti sovrannaturali di horror fatto da un bravo allievo.

Nel complesso è una buona rivista, ben strutturata e con un piano e/ditoriale chiaro: riconsegnare agli appassionati quelli che non è arrivato in Italia a suo tempo. Due soli appunti:

  • mi piacerebbe che ci fossero più saggi.
  • la carta può anche essere meno lussuosa (e lussureggiante).

Il primo punto è personale e non so se è più una mia ricerca che non può essere soddisfatta o una mia speranza che verrà ascoltata, anche perché è lo scontro di due desiderata. Il secondo è un punto strano, perché di solito ci lamentiamo della scarsa qualità materiale di un libro o di una rivista, mentre qui mi è parsa “un po’ troppo”: troppo spessa, troppo bella, forse troppo costosa (?). Lo so, è questione di lana caprina, oppure mi sono chiesta se il prezzo potesse essere ridotto per le mie tasche (Costa 9,90€ ed è stagionale, quindi non mensile), dovessi potessi implorare di ridurre qualcosa per o diminuire il prezzo o aumentare gli articoli. La copertina è spettacolare con un disegno di Melkor/ Shutterstock dedicata a Cthuluh e ha la grammatura giusta per non rovinarsi anche se ciancicata; l’impaginazione resiste a una lettura impegnativa; ma quelle pagine spesse… 😀 Okkei, la smetto, perché mi sento scema a lamentarmi per della roba che è fatta ben, ma stranamente mi infastidisce. Providence Press ne parliamo?

Voto: 7 e mezzo.

“GLI SPETTRI DELLA CHIESA DI STONEGROUND” di E.G.Swain

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Il libro fa parte della collana “The Silver Key” che potete trovare qua.

 

Adoro i racconti classici di fantasmi. Adoro i racconti di fantasmi. Chi mi conosce sa che ascolto volentieri qualsiasi cosa che parli di apparizioni, messaggi dall’aldilà, strani rumori e voci dall’oltre tomba. Quando ero ragazzina mi sono guardata tutti i possibili e immaginabili programmi, capendo dopo cinque minuti quanto fossero insulsi; mi sono guardata moltissime puntate dell “T.A.P.S.” perché almeno sembravano meno farlocche di altre alla “Voyager” (che chi mi conosce è per me il punto zero della divulgazione di qualsiasi tipo, sia scientifica che antropologica che paranormale). E di conseguenza mi sono letta tutti i racconti sui fantasmi che mi passassero sotto mano, evitando accuratamente quelli moderni troppo splatter. Per me il fantasma è quello che rimane attaccato a questo mondo con una scusa o con l’altra. Leggetevi “Giro di vite” di James e capirete il senso. Però trovare questo tipo di racconti che sia anche godibile da leggere col tempo è diventato sempre più difficile, visto che gira e rigira son sempre gli stessi racconti che girano.

E invece no! La Providence Press mi ha regalato quello che volevo: quei racconti dove i due mondi entrano in contatto, dove il razionale personaggio (in questo caso il protagonista e “investigatore” lo è) riesce razionalmente a capire cosa abbia irritato lo spettro o cosa voglia comunicare e in un modo o nell’altro riesce a mettere a posto le cose. Il libro è una serie di racconti impostati tutti più o meno sullo stesso schema e girano attorno al vicario Roland Butchel e ai suoi sfortunati concittadini (che se Cabot Cove è il luogo con il più alto tasso di mortalità, questo lo è per le quattro tacche di comunicazione con l’altro mondo): di solito un oggetto ritrovato o spostato permette il manifestarsi benevolo o malevolo di qualcuno che non riesce a rassegnarsi di essere morto. Il nostro vicario, appassionato di antiquariato, con la curiosità e la pacatezza che solo un uomo sicuro di sè può avere, alla fine riesce a rimettere tutto nella giusta misura. E la cosa buffa è che ai suoi compaesani alla fine tutto sembra normale così. Vaaaa bene!

Consiglio per la lettura: proprio perché lo schema è ripetitivo e per un non appassionato potrebbe trovarlo noioso, leggete un racconto al giorno o a distanza di più giorni in modo da godervelo come se fosse sempre un unicum. Questo metodo lo uso per ogni libro fatto di racconti, perché se no tendo a sovrapporli e a non godermeli (ecco perché di solito questo tipo di libro me lo porto avanti per me, intervvallandolo con altri testi).

Voto: 7 e mezzo

Tiriamo le somme!

Il 2017 si è chiuso alla grande con tre grandi progetti diversi, ma che alla fine erano legati da uno stesso filo conduttore. “Il settimo uomo” mi ha ricordato “La maschera rossa”; la casa maledetta è un classico per tutti; le apparizioni, l’inevitabile morte, la difficoltà a sfuggire al destino di distruzione; insomma il classico di genere al suo più alto livello, dimostrando ancora una volta che l’antico (e non gli Antichi per forza!) possono ancora giocarsela e vincere su tanti prodotti contemporanei.

Link utili per ricercare i testi di cui ho parlato nel post

http://www.providencepress.it/it/the-silver-key/

http://www.edizioninpe.it/product/edgar-allan-poe/

http://www.providencepress.it/it/providence-tales/

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“Conan l’avventuriero” di Robert E. Howard

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=6080

Ero bambina quando un semi sconosciuto attore, vincitore del Mister Olimpia, diede volto, muscoli e silenzio a uno dei personaggi più conosciuti e importanti del fantasy di inizio secolo: Conan. Il cimmero diede fortuna a Schwarzenegger lanciandolo nel mondo del cinema in modo definitivo, ma l’attore austriaco fece in modo che il personaggio entrasse nell’immaginario di tutti i ragazzini degli anni ’80. Conan però vede la sua nascita nel mondo della letteratura attorno agli anni ’30 grazie alla rivista Weird Tales che iniziò a pubblicare i racconti di Robert Howard, dando corpo al meglio all’ heroic fantasy.

Così prende corpo Era hyboriana con i suoi popoli, le sue guerre, i suoi dittatori e i suoi avventurieri, con belle donne semi nude e guerrieri muscolosi pronti a tutto, coi negromanti e i demoni e gli dei. Insomma prende corpo un mondo vagamente preistorico, come un’epoca mitica prima della nascita di sumeri, babilonesi, egizi e compagnia cantante; un mondo in cui gli eroi compiono azione sovrumane senza essere mai semidei; un mondo in cui il coraggio si scontra sempre e comunque con la magia e la manipolazione; un mondo dove non esiste il Bene e il Male, ma solo un bene e un male momentaneo, dipenda da che parte stai, insomma dove ognuno si costruisce il proprio destino libero da imposizioni esterne. Questo è Conan, l’avventuriero per eccellenza, l’uomo dalla forza animalesca, primitiva, ma tale da piegare anche i demoni; è colui che non può trovare casa e pace, ma che è sempre stimolato ad andare oltre e a trovare nuove avventure. Si potrebbe dire che in lui c’è un po’ di Ulisse, se non fosse che costui era smosso più dalla conoscenza e dalla curiosità, mentre il nostro protagonista è mosso dalla sete di mettersi sempre alla prova e conquistare, come un bisogno interno di superare i limiti, incontrare nuovi nemici, affrontare nuovi e sempre più pericolosi nemici.

Il fenomeno Conan diventa talmente importante che non solo Howard scrisse 22 racconti, ma vennero pubblicati fumetti, continuata la saga con altri autori, creati giochi di ruolo, per approdare al cinema. Perché piace così tanto? Me lo sono chiesto anche io, perché per quanto da bambina abbia guardato i due film (ammetto con scarsa comprensione globale, ma negli anni ’80 facevo le elementari scusate…), lo conosca per i meravigliosi disegni di Frazetta che bazzicano in casa grazie alla passione per il disegno di mio fratello, non avevo mai letto nulla. Complice la scelta di provare il gioco di ruolo a lui dedicato ho “fregato” il libro a mio fratello e mi sono immersa nel suo mondo. Immersa e conquistata.

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http://www.anobii.com/books/Conan_l’avventuriero/01a12ddc650ee1419a

Al di là che l’heroic fantasy è una scoperta meravigliosa (almeno in questi racconti) per la sua linearità nel tratteggiare mondi e ruoli e per l’essenzialità delle situazioni. L’ambientazione riprende tutti gli stilemi che si possono ritrovare nella letteratura e cinematografia contemporanea degli anni ’30 con eroine perfette e languide, le quali mostrano più forza di carattere che fisica; con erotismo ben chiaro (oh quante tette al vento in questi racconti e muscoli guizzanti!) ma mai volgare, oserei dire sofisticato; con episodi autoconclusivi che raccontano avventure non massimi sistemi (vedi alla voce “Martin e la sua mai finita saga”).

La grandezza di questi racconti è la scrittura di Howard. Lo diamo per scontato? No, perdonatemi, fatemi spiegare. Ovviamente tocca dire che i racconti che ho letto sono filtrati dalla traduzione, quindi il mio giudizio può essere fuorviato, anche se credo che più di tanto un traduttore non sia autorizzato a fare, ma in questi racconti (4 per la precisione) si reggono non solo, e non tanto, sulla trama, ma proprio nella narrazione pura. Potrebbero essere benissimo letti a voce alta come racconti alla radio, perché ogni parola e ogni verbo scelti sono ben calibrati, mai buttati a caso per aumentare il numero di pagine (e farsi pagare di più): è essenziale, mai verboso; oserei dire cinematografico per la capacità di rendere le immagini in modo chiaro e senza mai fraintendimenti o voli pindarici; quello che accade è quello che è (so che suona strano, ma la sensazione è quella). Non c’è compiacimento per la propria arte, ma c’è servizio alla storia: la parola riprende il possesso di quello che significa per indicare quella specifica cosa. Leggere questi racconti è stato un vero piacere perché alla fine è come seguire il fluire un’onda nel mare, coi suoi alti e bassi, con le sue maree e i suoi marosi, arrivando a trattenere il fiato e a parteggiare palesemente per il nostro eroe. Ammetto che nella mia vita ho raramente trovato una scrittura così limpida ed essenziale, ma profondamente indispensabile e corretta. Anche quando il climax arriva al suo culmine e l’avventura arriva alla risoluzione, anche in quel momento tutto deve girare in modo tale che il lettore veda. Ecco, la scrittura di Howard fa vedere cosa accade e questo in un fantasy è meraviglioso.

Voto: 8 e mezzo

Scheda

Titolo originale “Conan The Adventurer”

Traduttore G.L. Staffilano

Casa Editrice Nord

FantaCollana a cura di Renato Prinzhofer e Riccardo Valla

Anno di pubblicazione 1974

stampato dalla Grafimperia, Cusago (Milano).

Copertina: di Karel Thole (premio Europeo per l’illustrazione fantascientifica).