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Sugarpulp 2013, Padova

Secondo festival della lettura. Ci sono andata perché sono infatuata di Padova e in qualche modo dovevo guardarmela, anche poca. A distanza di un anno ricordo ancora perfettamente le strade del centro…poco lontana la “Cappella Scrovegni” (autentica meraviglia medievale. Io sono stata veramente rapita). Purtroppo il tempo era poco e tante cose da fare, eppure il mio sguardo si è sempre fermato sui palazzi…uffa! Niente da fare: il medievale che è in me ha sempre il sopravvento quando mi giro!

Tornando a noi, il festival è piccolo, appena nato e deve farsi le ossa. I nomi ci sono, molti italiani, qualche casa editrice nuova in promozione, la voglia di fare anche, ma…ma…ma. Non lo paragono a Mantova perché non avrebbe senso, ma è un’opera che deve decidere dove andare e cosa fare. Fantascienza, Steampunk, Giallo (in tutte le sue forme), cronaca nera che si insinua nel romanzo…cultura pop. Tutto e niente.

Purtroppo i banchi coi libri sono pochi e gli incentivi a comprare pochi: con la tessera dell’evento, valida per due anni (e forse qualche altro incentivo), c’è un qualche sconto, ma niente altro. Ma un tempo non c’erano i prezzi fiera? Peccato, perché in questo tempo di crisi tocca fare i conti anche per prendere un libro dubbio. Le piccole case editrici sono presenti e affamate di lettori, ma non so quanto convenga cercare di arpionare con dei pistolotti gente che osserva e basta…

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In un angolo poi un disegnatore, ma senza nessun cartello che indicasse nome e pubblicazione. Peccato anche qui, visto che dallo schermo che gli avevano messo la mano era veramente interessante. Anche alla voce disegni tocca dire che erano relegati in due lati opposti del chiostro interno del palazzo e anche qui senza una indicazione che acchiappasse il passeggiatore più svagato.

Per quanto riguarda le tre conferenze che ho visto devo ammettere che Luca Crovi è il professionista che ho sentito per anni a “Tutti i colori del giallo” su rai2. Oltre alla voce, calda e ferma, conosce a fondo soggetto e persone e, se anche con alcune di esse si nota il legame di amicizia (nessuno ha nascosto nulla delle loro conoscenze e collaborazioni e questo è un bene), tutto è svolto con la massima professionalità.

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Purtroppo la conferenza più interessante (parallelo fra libri, sceneggiatura e cinema) è stato gestito con piglio soporifero e non sul pezzo. Peccato perché la presenza di Lilin (“Educazione Siberiana”) e Willocks con le loro esperienze internazionali avrebbe permesso non sono un impietoso paragone con l’Italia (difeso nemmeno dall’unico italiano presente, Carlotto), ma anche capire come il lavoro di impostazione sia più complicato e interessante di quanto si pensi. Willocks è stato il più tecnico e, malgrado la grappa che lo ha stroncato (niente da fare, ci vuole fisico per bere certe cose, caro il mio inglese) e la stanchezza per il poco sonno per aver letto un’altra opera di Lilin, è stato anche il più centrato con l’argomento. Non ne faccio una colpa agli altri, ma a colei che doveva gestire il tutto che era emozionante  come la lettura dell’elenco del telefono, con domande che sinceramente poteva fare uno studente del primo anno di scienze delle comunicazioni. Me stavo ad addormentà! Lilin si è risvegliato dal suo stesso torpore solo a raccontare come si usa un coltello!

E qui mi scappa la critica, non tanto a questo evento, ma al circo mediatico che ci gira attorno.

I lettori sono scusati di tutto o quasi. Alcuni sono sobri, altri sono dei fanatici, altri si aggirano serafici e accomodanti fra stand e personaggi come si trovassero nel nirvana. Di solito si riconoscono per avere borse e zaini del peso specifico dell’osmio, tanto è pieno di libri da far firmare (se poi c’è il loro idolo, allora si sono portati dietro tutta la biblioteca!), scarpe mediamente comode per rincorrere il proprio beniamino. E dovrei parlare per ore delle sensazioni positive vedendo le mie amiche CF con gli occhi adoranti di fronte a certi autori… 😀

Gli organizzatori li vedi girare con il loro pass e sono sempre senza fiato. Giustificati.

Passante per caso. Spaesato. Giustificati.

Scrittori. I più normali, a volte non si sa nemmeno che faccia hanno e loro possono goderne e dolersene di questa cosa, ma alla fine sono sempre fermati da qualche fan per due chiacchiere e un autografo. Mediamente disponibili. Alcuni vengono anche rincorsi in bagno…

Quelli del settore…eccoli, lì! Possono essere giornalisti professionisti di qualsiasi ordine e grado, studenti di “Scienze delle Comunicazioni” o blogger. E si riconoscono. Li vedi. Vestiti alla moda alternativa (che lo sai benissimo che se la moda alternativa cambia, loro cambieranno tutto l’armadio), con tutto quello che serve loro per prendere appunti (stranamente ho visto molte penne e matite. Non prendeva il tablet? Crisi? Non fa più figo? A voi l’ardua sentenza), fighetti. Sono quelli che adesso va di moda chiamare hipster? Manco ho capito veramente cosa sono gli hipster… Comunque mi stanno antipatici a pelle. Io sono una nerd, quando il termine significava sfigato e non era di moda parlare di Tolkien o sapere a memoria le battute dei primi 3 film di Star Wars. Ho amici veramente alternativi e non modaioli. Frequento persone che vivono davvero in un altro mondo (ed è meglio non raccontare cosa si nasconde dietro un vestito storico…). Tutto in una normalità di mondo e sottocultura in cui ti sei guadagnato sul campo i gradi, quindi a me quelli “del settore” stanno sui nervi. E sarebbe anche il caso che non mi squadrassero perché porto un cappello anni ’20 nero di feltro e un chiodo invecchiato dal tempo! 😛

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