Lettrice in quarantena e in esilio

20200515_123211_wm[1]
un po’ di libri che mi hanno fatto e stanno facendo compagnia in questo periodo

Avevo in mente di scrivere questo post verso Natale, per fare un consultivo di un punto inaspettato della mia vita: il trasferimento a Roma per lavoro. Come alcuni sanno ho preso una parte della mia vita e nel giro di una settimana l’ho trasferita lontato da tutto e da tutti. Forse era tempo, forse non bisogna lasciarsi scappare delle occasioni, forse si è solo pazzi ogni tanto e ne vale la pena. Comunque non sono qua a fare una seduta psicologica della mia vita e ad ammorbarvi con il mio criceto mentale sulla sua bella ruotina che gira e gira. Volevo dirvi come mi sono trovata senza più i miei riferimenti da lettrice. Quindi partiamo con la strada vecchia che ho, momentaneamente, lasciato.

Parma è una piccola città con un passato letterario glorioso e qualche figlio illustre. Per quanto il tempo non sia stato pietoso, con lei come con altre piccole o grandi città, ha mantenuto una parvenza di forte città culturale e letteraria. Sono impietosa, lo ammetto, con la città che amo più di qualcunque altra, solo perché vorrei che tutto quel potenziale che esiste esplodesse al massimo, mangiando in testa ad altre realtà, ma invece sembra sempre che un po’ vivacchi sul proprio passato e non si sforzi mai abbastanza. Comunque sia. Librerie ne ha sia di catena che indipendenti e ha almeno 10 biblioteche civiche a disposizione della cittadinanza con una grande selezione di libri da quelli fuori catalogo alle ultime uscite. Come detto più volte in questo blog, sono stata di casa in alcune di queste biblioteche a tal punto che ci si conosce vicendevolmente per nome coi bibliotecari: è come essere a casa ed è una bella sensazione. Per quanto riguarda le librerie ho lo stesso rapporto con il Libraccio solo perché ha un sacco di usati e si trovano occasioni che altrove è difficile reperire, soprattutto quando arrivano le vagonate di Cosmo Oro e Argento per la fantascienza.

Quindi la mia vita è stata una tranquilla passeggiata in bicicletta in mezzo a scaffali di libri. E la via nuova?

Arrivando a Roma speravo di trovare una cosa simile, ma moltiplicato per x mila. E invece non è proprio così. Le biblioteche ci sono, ma sono molte poche in proporzione con la popolazione e la densità abitativa. Ovviamente ci sono condizioni in alcuni quartieri in cui la cultura fa fatica a entrare e fare il suo dovere. E anche a livello di librerie la problematica pare la stessa. Roma è una città complicata in tutto, perché non dovrebbe esserlo anche in questo?

Ammetto di essermi un po’ depressa, soprattutto dopo che ho visitato il Libraccio qua e non ho trovato la stessa aria che si vede a Parma o a Milano e Bologna dove ho visto altre sedi della catena. Cosa manca? Beh qui a Roma è più simile a un Feltrinelli con solo le uscite degli ultimi anni e la parte di editoria minore, musica (con cd e vinili), usati, fumetti, libri di genere sembra quasi relegata in un angolo. Certo questo è un IBS-LIBRACCIO, ma non mi è piaciuto per niente (anche se il palazzo è meraviglioso e lo spazio espositivo enorme). Gentilissimi i librari e ipersolerti ad aiutare, su questo non ho niente da dire, mancherebbe altro. Lunga vita a chi lavora bene!

Ho iniziato a farmi consigliare dagli amici romani (per fortuna la mia rete di sicurezza ha maglie nerdosamente ampie e mi ha accolto a braccia aperte, facendomi sentire voluta e quasi a casa) e in poco tempo ho scoperto le bancarelle in piazza Esedra e la libreria Pocket2000. Ero piena di speranza quando è arrivato il 2020 e per quanto il lavoro mi esaurisse le energie mentali e mi venisse difficile pensare di uscire a passaggiare il pomeriggio (Roma mi ha spaventato molto più di come mi abbia accolta. Dico solo che per quanto abbia avuto scioperi dei mezzi e giornate di diluvio non ho mai avuto un vero problema di spostamento o altro, grazie ai colleghi e alla fortuna non so. Riuscivo anche a trovare parcheggio sotto casa spesso!), il mio essere procrastinatrice non mi faceva vedere il nero che avanzava. Così con lo spirito di un lemming che va verso il burrone col sorriso felice, mi decido e faccio la tessera della biblioteca! A marzo. Non infierite vi prego. Per quanto fosse stata la prima cosa che avevo visto arrivata a ottobre, farla mi sembrava una cosa come “rimarrai per sempre qua e non tornerai mai a Parma, perché lei si sentirà tradita”. Sono un lemming paranoico evidentemente, perché sta cosa non ha senso. Vabbè, a una certa non è che si possa cambiare. Nel mentre avevo trovato tutta una serie di bancarelle con Urania a 1 euro che reclamavano i miei pochi e sudati soldi.

Ho fatto la tessera il sabato prima della chiusura della zona rossa. Genio del male che sono! Marzo è arrivato come un treno nei denti e lo sfasamento fra il “dovere” e il “non capisco” è stato così ampio che la mia media di lettura è drasticamente caduta in una fase di depressione. Fino a quel momento, grazie anche l’uso dei mezzi per andare e tornare dal lavoro, era di almeno 4 libri al mese, media che mi ha permesso di ipotizzare una lettura annuale sui 50 libri e provare la challenge su goodreads con questi numeri. Quattro libri al mese sono per me una buona media, un ritorno agli anni d’oro della mai giovinezza, quando annulamente ne macinavo di libri anche grossi; col tempo, crisi varie a parte, ho capito che i numeri non fanno la felicità, ma tornare a godere di leggere sì. La speranza si infranse contro il muro del covid. Sembra che sia stata una cosa normale anche fra i lettori forti: ore a non capire quale sarebbe stata la propria vita, ubriacamento di ore a disposizione, ansia da futuro e poi lo smartworking (e magari alcuni avevano anche figli e pargoli h24 a casa da gestire). Una cosa simile è capitata anche a me, ma senza pargoli e con ansie diverse, mentre chattavo con amici e famiglia e organizzavo il calendario serale delle videochiamate per le serate nerd di gioco di ruolo. Poi lentamente, sforzandomi, ho ripreso a leggere e ho ringraziato il cielo di aver portato con me l’ereader e di supplire le richieste alla biblioteca con prestiti online di ebook (oltre a quelli che nel tempo avevo in archivio). Ho potuto continuare a partecipare alle letture collettive della readchristie e della fantadistochallenge senza perdere le tappe. Ecco di certo il “dover” rispettare certi appuntamenti è stato uno stimolo a leggere e a non perdere la speranza. Ho purtroppo interrotto le poche storie che facevo su instagram (non diventerò mai qualcuno se non sono costante!) perché stare tante ore a lavorare davanti al pc mi ha stordito, soprattutto i primi tempi. Mi mancano, ma solo perché alla fine mi piacerebbe mettermi più in gioco nel parlare di libri, visto che dal vivo non mi tiro mai indietro. I numeri di lettura sono tornati a crescere tranquillamente e la fortuna di aver incappato in qualche buon libro ha aiutato a tornare alla normalità.

In questo periodo ho scoperto che amo la fantascienza come da ragazzina amavo il fantasy, cercando avventure e grandi temi. Ho scoperto che però non posso fare a meno di elfi, nani, maghi e compagnia danzante, ma porcaciccia i miei libri sono quasi tutti a Parma quarantenati. Ho riscoperto le piccole case editrici che si fanno un bip come chissà e che sfornano libri ben più completi di quelli che escono dalle grandi case, le quali dovrebbero un po’ imparare da loro e dedicarci prodotti non sono esteticamente belli, ma anche qualitativamente più corposi. Ho sentito l’esigenza di leggere fumetti fatti bene per perdermi nel tratto dei disegnatori, senza dimenticare l’importanza della penna. E per quanto letterariamente mi manca, non sono ancora andata per mare… Insomma in questi mesi ho solo scoperto le astronavi al posto delle navi, ma per il resto riconferma di qualità e opere di nicchia e ricerca di qualcosa di più.

Argomento: comprare libri e scaricare quelli gratis della solidarietà digitale.

Non ho comprato libri online e credo di aver scaricato 2 libri di quelli offerti. Perché? Primo perché non avendo una libreria di fiducia da supportare, mi sembrava cannibale buttarmi sui grandi store quando in realtà ho la libreria piena di libri da leggere (non sono mica scesa a Roma a mani vuote e a ogni giro a Parma c’era il “cambio gomme” dei libri). Comprare online non è il male l’ho detto, il male è la bulimia del comprare che è patologica. L’ho sempre pensato ogni volta che vedevo su instagram montagne di libri comprati ogni giorno. E’ vero c’è chi compra scarpe e chi libri (io sono fra quelli), quindi non c’è niente di male nel farlo, ma la patologia compulsiva ossessiva è dietro l’angolo e bisognerebbe farsi due domande. Per me comprare libri è andare per scaffali e bancherelle tornando a casa sì con quello che volevo, ma anche con libri ispirati dal momento. Comprare online mi dà la sensazione di limitare le possibilità di lettura, paradossalmente.

E anche degli ebook non ho approfittato perché per quanto ritenga che il prezzo sia a volte troppo altro, dietro a ogni ebook c’è un sacco di lavoro che va pagato e quindi cannibalizzare le case editrici per avere loro materiale gratuito è anche questo un aspetto che sfiora il patologico. E anche qua facciamoci due domande.

Senza cadere nel moralismo e senza volermi mettere sul piedistallo, ritengo che in questo momento di crisi bisogna diventare sempre più lettori consapevoli e quindi scegliere di supportare case editrici e librerie e anche biblioteche. Come? Comprando e frequentandole. Semplice. La crisi economica colpirà di nuovo e molti si troveranno con le pezze ai pantaloni e si sa già che un 9% di piccole case editrici chiuderà a fine anno. E’ inevitabile. Noi possiamo decidere dove metterci per bloccare la falla della diga. Sempre. Scegliendo dove comprare la frutta e la verdura, chi sostenere come editore, quale negozio sotto casa frequentare. Scegliere la qualità soprattutto, magari comprando meno ma comprando meglio.

Questa quarantena non mi ha cambiato in questo senso, anzi ha solo fortificato la mia opinione di essere un numero certo, ma di poter diventare un miglior pezzo dell’ingranaggio.

Ora che inizia la fase 2, quella che sembra “tana libera a tutti”, sperando di non dover tornare di corsa alla zona rossa, penso che la prima cosa che vorrò fare è riconsegnare il libro che ho preso a marzo in biblioteca, andare al Libraccio, piangere di gioia in metro sui libri comprati (avendo esibito la mia tessera come le chiavi di una Porche), tornare a casa a piedi e cercare di riavere la mia normale vita da lettrice e da nerd. Poi avrò il tempo e il modo di riabbracciare in sicurezza i miei cari in carne ed ossa. E sarà gioia.

La Biblioteca: la tua migliore amica

Ammetto di aver iniziato a diventare una fruitrice di biblioteche con l’arrivare della crisi.

Nella mia famiglia leggere non è un lusso, ma un bene primario e i miei genitori non si sono mai tirati indietro nel regalarci o comprarci (a me e a mio fratello) libri: casa nostra trabocca fisicamente di libri. Mensole sono ovunque e anche librerie, come libri in doppia fila, se non in tripla; tranne che in bagno si possono trovare libri in ogni angolo.

Ma con la crisi si tira un po’ la cinghia anche per rispetto, per essere tranquilli se si devono affrontare spese più impellenti e quindi non sono diminuite le compere di libri, ma si è diventati più selettivi e quindi le biblioteche sono diventate le nostre migliori amiche, in special modo mie e di mia mamma. Causa lavoro mio padre e mio fratello hanno meno tempo per leggere, ma non hanno meno libri.

Posso sinceramente dire che le biblioteche della mia città, piccola cittadina emiliana, sono ben gestite e disponibili e dopo un po’ che ti conoscono ti senti davvero a casa. Così capita spesso a me in Civica,dove non è raro che mi fermi a fare due chiacchiere mentre aspetto di ricevere il libro richiesto.

A volte spulciando nel catalogo Opac (servizio UTILISSIMO per il lettore compulsivo che non “ha tempo da perdere”) trovo libri che non sono ritornati in sede magari da mesi, se non da anni, e allora li avviso. Questa è la vera pecca del servizio visto che alcuni libri sono letteralmente scomparsi, ma se non si vuole istituire un servizio recupero libri è un male che capita.

Grazie al sistema Opac posso anche prepararmi la mia “lista desideri” divisa per generi e oggi con orgoglio posso dire di aver cancellato una cartella perché ho letto tutti i libri che vi avevo messo. E’ stato un piacere, anche se non tutti i libri letti valevano la lettura. Tutti i libri era quelli di Patterson sul Club Donne Omicidi. L’anno scorso io e la mia mamma li abbiamo letti tutti, anche se io ho mollato prima di leggere credo gli ultimi due per palese noia. In più non amo leggere lo stesso autore per più di due libri di seguito, perché se no rischio il sovradosaggio.

Ora dalle biblioteche voglio provare anche il servizio video.

Mi sa che rischio un’altra motivazione per diventare di casa.

il cortile della Biblioteca Civica, foto dal sito http://www.parmatoday.it