Scene di ordinario analfabetismo

luogo: Il Libraccio

quando: ieri pomeriggio

attori: commessa, ragazza fashion delle superiori

comprimari: amica fashion della ragazza fashion, io.

Atto unico

RF: Salve, volevo restituire un libro che ho comprato settimana scorsa, ho lo scontrino. E’ possibile?

C: Certo. Posso sapere perché?

No, dai, vabbè non è necessario dire perché restituisco un libro…un po’ saranno anche fattacci miei?

RF:(tentenna, dice cose poi con calma ammette) Non mi interessa…

IO fra me e me: (perché lo hai comprato allora?)

C: Vuoi cambiarlo?

RF: Ah sì, ho dei titoli da cercare.

C: Dimmi.

RF: titolo1 (qui ammetto di non aver sentito bene, perché presa dalle sirene di altri libri, ma fidatevi)

C: Non lo abbiamo.

RF: Titolo 2

C: Nemmeno quello

RF e ARF si guardano fra l’intesa e lo smarrimento e il compatimento…forse stato un altro tipo di negozio se ne sarebbero andate, ma hanno dato loro quel palloso elenco di roba da leggere…

RF: 1984?

C: Sì, certo.

RF: In inglese.

C: Certo (andando dritta verso la sezione libri in lingua)

Io osservo speranzosa, dai che almeno un libro ce lo portiamo a casa!

RF: Però in edizione ridotta che mica ho voglia di leggerlo tutto quello lì!

C: (sconsolata) Non ce l’abbiamo.

Io in fila alla cassa, dietro alle due fashion ragazze con short e borsa di pelle colorata rigorosamente portata all’incavo del braccio, cercando di evocare gli spiriti di tutti gli scrittori per darmi la forza, provo a non dire nulla, ma mi sfugge un deluso sospiro.

O tempora, o mores!