Questione di opinione…e di scaffale

Luogo: Feltrinelli Barilla Center, Parma

quando: stamattina

Attori: io, il mio amico Luca, un commesso

Antefatto: io e il mio amico Luca, aspettando di andare a pranzo al giapponese, facciamo un giro per la Feltrinelli, “spocchiosando” (vedi alla voce: “dire la nostra su tutti i libri, secondo il nostro gusto e motivandolo, a voce alta”) fra gli scaffali. A un certo punto vediamo una cosa che ci salta un po’ strana agli occhi. Ci guardiamo, proviamo di capire e poi andiamo dal commesso a chiedere delucidazioni.

Atto unico

L: Buongiorno, vorremmo avere un’informazione.

C: Mi dica.

L: Vorremmo sapere perché mai “La lettera scarlatta” di Hawtorne si trova nella sezione degli horror.

C: (deglutisce) per l’atmosfera.

Io: In che senso? o.O

C: (deglutisce) Il senso del libro, l’atmosfera pesante, le tinte fosche…

Io: ma veramente?

L: Ma è un libro di denuncia sociale!

C: (balbetta)…ma secondo me ci può stare…alla fine…gli spazi che abbiamo…in fin dei conti i generi valgono per quel che valgono…nell’horror non ci sta male…non avremmo una sezione dove metterlo alla fine.

Io alzo un sopracciglio, il mio amico sghignazza e ringraziamo tornando al nostro giro. Poi ci capita di finire sotto gli scaffali della “Narrativa” e ci chiediamo: ma perché non qui? “Mah…” dice Luca “se sotto la narrativa e non in fantascienza ci mettono Aldous Huxley e il suo <Il mondo nuovo/ Ritorno al mondo nuovo>, <La lettera scarlatta> può rimanere negli horror”.

Non fa una piega, ma rimane lo sconforto sapendo che anche nelle librerie i libri sono oggetti sconosciuti.

trova l'intruso...
trova l’intruso…
Annunci

Piccole librerie, grandi tesori.

Ovunque si parla di crisi dell’editoria, di librerie che chiudono, di legge Levi (quella simpa sul tetto di sconti, bellamente aggirata come buona parte delle leggi in Italia), di persone che non leggono (ma io sono attorniata solo o quasi da lettori compulsivi e se vado in libreria a volte c’è la fila alla cassa. Qualcosa non mi quadra…) e di altre cose del genere. Speranze? Poche a quanto sembra. Diatribe e nulla di fatto invece tantissime.

Se nel frattempo i lettori si dividono come fazioni fra cartaceo e digitale (poi vi parlerò della mia esperienza), il mondo del libro ruota intorno a un asse che sinceramente non so ben capire. Venerdì, dopo già una settimana di apertura, il Libraccio si è ufficialmente insediato a Parma con la bella presentazione di De Giovanni e la sua ultima fatica “I bastardi di Pizzofalcone” (anche questo lo trattiamo in altro post). I locali sono quelli della ex Feltrinelli, ora spostatasi in altra sede (molto più grossa, ma a mio parere mal sfruttata). Bello il discorso del direttore: volevamo che questi locali, occupati per 40 anni dalla Feltrinelli, rimanessero una libreria. Beh, a me pare un bell’affronto, ma sicuramente è stato bello non vedere quelle stanze snaturate (nella stupenda piccola libreria Battei ora c’è un orrendo e comune Yamamay…) e poter sentire ancora odore di libro.

Sabato ero a Pesaro, l’altra mia città. Ero a trovare i miei, ma non ho un gran rapporto con il mare e quindi ho dedicato una giornata a musei e librerie. Frequento Pesaro da tutta la mia vita e mi ci muovo abbastanza bene, ma da un anno all’altro le cose possono cambiare, eppure questa piccola città dove si lavora e tanto, dove il mare è un bene di famiglia e non da turismo, nasconde un vero bene: tantissime piccole librerie, con libri usati e scontati, in ogni suo dove. Mondadori è presente con la dicitura Gulliver e la Coop è in uno stupendo palazzo antico del centro, ma sono davvero una minoranza in confronto ai tanti angoli pieni di libri. Qualche angolo ha chiuso ed è stato sostituito da una banca o da altro negozio, ma tutti gli altri resistono.

Nel mio pellegrinare mi sono ritrovata in via Castelfidardo e ho ritrovato con una veste meravigliosa una libreria che un tempo erano due locali incasinatissimi, ma dove ho scovato delle perle di libro a pochissimo (altro che Libraccio!): il Catalogo.

la borsina della libreria. Peccato che sia ancora di plastica...
la borsina della libreria. Peccato che sia ancora di plastica…

Dopo tanto tempo mi sono ritrovata in angolo un po’ strano con le scaffalature in legno, libri vecchi e nuovi, poltrone importanti, cantina con gli usati e un’aria di casa fuori dalle righe.

foto d'insieme
foto d’insieme

Avevo resistito a tutte le librerie in cui ero entrate (anche se il richiamo di Calvino è oramai assordante! Dovrò cedere e ritornare da lui dopo tantissimo tempo…), avevo sfogliato libri, segnato a mente titoli, ma qui ho ceduto a uno stupendo libro di medicina medievale duecentesca e il mio portafogli si aperto come niente. Non resisto a certi libri, soprattutto quando il prezzo pur altino è comunque abbordabile.

Se abitassi a Pesaro sarei una cliente fissa e probabilmente avrebbero la mia foto fra gli “amici” e magari un posto fisso sul divano, ma per mia fortuna passo per quella città molto poco. Però ammetto che mi manca di avere un rapporto umano e sorridente con qualcuno che se ne intende di libri, che magari ha difficoltà a cercare le cose sul computer, ma è un cane da tartufo per un titolo raro. Forse instaurerò un rapporto simile con quelli del Libraccio (ci sono passata oggi con calma e per fortuna che mi ero messa come badget meno di 5 euro, visto che avevo già ben speso a Pesaro! Ma quanti libri scontati! Che meraviglia!), anche se comunque mi mancherà il senso di originalità insito in quelle poche, rare e stupende librerie personali, dal nome unico e pensato.

Problemi da lettrice

Premetto: ho una marea di libri da leggere, sia cartacei che digitali (l’ebook ha solo moltiplicato le mie possibilità di lettura). Malgrado questo sento fortissimo il richiamo non solo delle biblioteche, ma soprattutto delle librerie. Ci sono periodi della mia vita in cui mi impongo di non comprare nulla e riesco a mantenere la promessa, ma è durissima perché nel frattempo la mia lista dei desiderata si allunga in modo incredibile.

Quindi a volte per mediare il mio shopping compulsivo faccio da facchina per gli altri e mi offro di andare a comprare per loro i libri. Palliativo, anzi effetto placebo. Dura il tempo che dura, poi l’esigenza di comprare un libro è fortissima. Se per i libri di storia non ho assolutamente problema anzi è ampia la scelta (e di solito li compro vi internet in canali specializzati e non solo su amazon), sulla narrativa mi “accontento” di bazzicare la Feltrinelli della mia città.

Di solito non ho mai avuto problemi di scelta, anzi era semplicemente il portafogli a frenarmi, ma sono già due volte che entro, mi aggiro fra gli scaffali, inizio a pensare “questo ce l’ho”, “questo posso prenderlo in biblioteca”, “questo posso farmelo prestare da (nome di amico/a prestatori di libri senza problemi)”, ed esco senza aver comprato nulla. Dramma! Dramma infinito!

Se poi capita che bisogna palleggiarsi attraverso due librerie della stessa catena per riuscire a capire dove sono i libri che interessano, allora il dramma aumenta.

Come dice una mia amica lettrice, sono diventata esigente. E a ragione. Troppe pubblicazioni di bassa lega con copertine improponibili (e su questo discorso ci torneremo); trame tutte uguali o comunque sul limite del plagio; troppe cose che non mi interessano; troppe boiate nel genere che amo (fantasy), poche cose particolari nell’altro genere che amo (giallo e affini), nessuna novità nel genere che sto scoprendo (la fantascienza, ma per fortuna che devo ancora scoprire i classici quindi sono tranquilla); e poi raramente una chicca che vale la pena di leggere.

Quindi mi sono sentita molto demoralizzata quando ho dovuto faticare per prendere qualche libro per il mio compleanno, per fortuna che Dick ha scritto tantissimo e Pratchett ogni tanto la Salani pubblica qualcosa di nuovo (anche questo è un discorso da trattare).