Andar per mare…

Luogo: Il Libraccio

Quando: stamattina

Attori: io e la commessa.

Due atti.

Prologo

Entro di corsa in libreria, perché ho i minuti contati, ma ho bisogno di prendere un libro. Sapete quando pur sapendo che ne hai tanti di libri da leggere, hai bisogno della coccola, di una nuova coccola proprio quel giorno. Alcuni comprano scarpe, altri vestiti, altri ancora cioccolata e molti comprano libri. Io sono una di quelle persone, anche se ho anche altre cose che mi coccolano. Ultimamente poi faccio fatica a comprare libri, per il semplice motivo che trovo sempre una scusante per non comprarlo (ce l’ha la mia amica, lo prendo in biblioteca, non mi convince, bello ma non ora). Ma torniamo a noi.

Oggi avevo voglia di prendermi un libro a cui giro attorno da quando è uscito: “La vera storia del pirata Long John Silver” di Björn LARSSON dell’Iperborea. Perché? Perché amo le storie di pirati, perché la mia infanzia è costellata di storie di mare. Chi mi conosce sa che disdegno il mare e che mi fareste un torto a portarmici, ma la mia testa e la mia fantasia adorano andar per mare. Per spiegare il fenomeno divergente forse ci vorrebbe un dottore bravo e molto. Comunque sia mi avvicino alla cassa e disturbo la ragazza che sta mettendo a posto i dvd (non amo chiamarla commessa perché al Libraccio non ti vendono solo, ma ne sanno e quello che non conoscono lo cercano. Insomma è un po’ riduttivo chiamarli commessi…).

Atto I

“Scusa, avete questo libro?” e gli mostro il cellulare con l’immagine del libro.

“No, però aspetta che guardo.” e smacchina sul pc.

Faccio la foto da cucciolo abbandonato.

“Te lo posso ordinare.”

“Ecco, non so…io lo volevo ora. Sai quando hai quella sensazione che hai bisogno di quel libro proprio ora.”

Lei sorride. Non so per compassione o per comprensione vera.

Io mi sento scema. Molto scema, ma non posso farci nulla.

“Quindi che faccio lo prenoto?”

“Beh, a questo punto ci penso. Sì, lo so suona strano vero?”

Lei sorride.

Giro per la libreria in cerca di altro.

Atto II

Torno alla cassa con il mio libro da pagare e la commessa di prima sorride e mi guarda e dice:

“L’hai trovato il tuo metadone allora?”

La guardo perplessa e poi sorrido: “Sì, oggi avevo voglia di andar per mare…”

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“Lord Jim” di Conrad
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“Il nostro comune amico” cap. V

Silas Wegg. Nuovo arrivato sulla scena. Una figura descritta in modo gentile, accennato come se le parole un po’ disturbassero questo uomo che ogni giorno, tutto l’anno, qualsiasi sia la stagione apriva il suo banchetto portatile sempre nello stesso punto.

“Si fanno commissioni fidatissime Signore e signori Vostro dev.mo Silas Wegg.” Anche se poi vendeva mele, arance e noci e cose del genere.

Quest’uomo che vive al sua vita ogni facendo le stesse cose e aspettando commissioni o piccoli lavoretti, instaura un rapporto simbiotico e tutto suo sia con la casa a cui si “appoggia” sia con i suoi abitanti, inventandosi nomi e situazioni al suo interno. Varia umanità gli passa attorno a cui lui, con la sua faccia di legno secco dice Dickens, riserva un personalissimo inchino in base al ruolo, vero o immaginario, che assumono in società.

In questa sua vita ordinaria e ripetitiva, Silas Wegg si trova a incrociare lo strambo signor Demuccio Boffin. E qui Dickens crea un altro  momento surreale fra due personaggi insiti di pregiudizi e stramberie, per concludere un lungo discorso, più o meno sconclusionato, con una proposta di lavoro particolare: Silas dovrebbe leggere per il signor Boffin, e sua moglie, opere o poesie.

E l’incontro con la casa e la moglie del signor Boffin è altrettanto surreale, pieno di misteri e di personaggi che ruotano attorno. Mi chiedo se questa visione surreale della vita di certi personaggi fosse in qualche modo una critica dell’autore o all’ipocrisia che regnava in quel tempo nell’Inghilterra o fosse proprio diretta alla società con le sue paranoie, le sue ventilate e mascherate buone maniere, sul voler apparire senza poter essere. Altra cosa che mi ha stupito e in bene è la richiesta del signor Boffin di qualcuno che legga per lui, visto che lui non ha avuto l’educazione necessaria per potersi applicare. Questa sua sete di sapere (anche se poi nella pratica fra lui e Wegg non so chi faccia più conclusione) mi fa capire che ci sia sempre una necessità insita nell’uomo di volersi migliorare e di voler capire, al di là delle proprie capacità.

Miserie, meschinerie, piccoli atti di superiorità fra persone, tentativi di pacificazione e di ospitalità si mischiano sempre in modo, per noi moderni, surreale e sorprendente. Chissà come avranno colto i contemporanei di Dickens questo ennesimo capitolo che alla fine parla anche a loro che sono avidi di lettura e storie?

Plinio Nomellini – Piazza Caricamento – 1891 – Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona