“L’oceano in fondo al sentiero” di Neil Gaiman

https://www.goodreads.com/book/show/18622177-l-oceano-in-fondo-al-sentiero

Di Gaiman ho avuto a che fare più volte, ma sempre in collaborazioni o in trasposizioni cinematografiche, quindi mi sembrava giunto il tempo di leggere qualcosa di suo. Sicuramente non sono partita dal più famoso, dal più osannato o dal più non so cosa, ma solo da quello che qualche mese fa leggevano in collettiva su Goodreads. Senza leggere i commenti, senza badare più di tanto alle recensioni altrui, l’ho prenotato in biblioteca e in queste vacanze natalizie me lo sono bevuta.

Perché questo libro ti prende quando inizi la lettura. Potremmo disquisire se ci sono i topoi di Gaiman; se è una lettura per bambini o per ragazzi o per adulti rimasti ragazzi; potremmo lamentarci del fatto che forse è troppo semplice, poco curato; ma io non conosco niente di pregresso su di lui. So però che è scritto benissimo, con quella leggerezza tipica di chi vuole “solo” raccontare una storia e non dare sfoggio delle proprie capacità o titoli. Se è un romanzo per ragazzi allora il linguaggio è appropriato perché essi possano entrare a piè pari nella vicenda, non facendosi distrarre da altro; se è per adulti rimasti giovani, beh per una volta non devono pensare troppo e lasciare che vinca la fantasia.

La vicenda è un classico, forse, della narrativa dell’infanzia: un ragazzo di campagna conosce per determinati motivi ( qui la morte di colui che aveva affittato una camera) una vicina di casa particolare e deve affrontare una serie di magici e pericolosi incontri. Un romanzo di formazione potremmo dire dove, analizzando il tutto in chiave psicanalitica, il bambino deve affrontare la crescita e diventare un ragazzo attraverso i problemi. Oppure potremmo valutarlo come se fosse una visione femminista e matriarcale della salvezza del mondo dove le donne Hempstock rimangono e risolvono, mentre i maschi Hempstock sentono il richiamo del mondo. Oppure vedere tutto antropologicamente e rivedere nelle tre donne di età diverse le divinità femminili celtiche o vichinghe o di altre culture. Insomma gli elementi ci sono tutti per poter sviscerare e analizzare la storia, ma alla fine io dopo essere rimasta imprigionata nello stagno che forse è un oceano, ho sentito quel sentimento di leggerezza che è tipico delle letture complesse ma non cervellotiche, delle storie fatte per viaggiare con la mente, dei racconti di avventura.

Cercavo proprio un racconto del genere e Gaiman mi ha conquistata per la freschezza; per il momento di paura legittimo; per lo strizzar d’occhio alla voglia di avventure; per la scrittura (soprattutto, ma da valutare anche con altri traduttori per capire quanto è stato aggiunto. Ovvio che il passo successivo sarà l’originale); per l’inventiva ma senza inventare troppo; per far vedere che dietro all’angolo di questo mondo ce ne è un altro ben più articolato e complicato, con regole e mostri. Benvenuto nel mio personale olimpo degli scrittori da avere.

Voto: 8

Scheda:

Casa editrice: Mondadori Strade Blu

anno di pubblicazione 2013

finito di stampare settembre 2013

titolo originale: The Ocean at the End of the Lane

traduttore: Carlo Prosperi

copertina: illustrazione di Emiliano Ponzi

“Pomi d’ottone e manici di scopa” di Mary Norton

I ragazzi della mia generazione, anche quelli più buzzurri e gradassi, se gli nomini questo titolo in modo quasi inconscio inizieranno a pronunciare alcune formule magiche…è inevitabile, lo abbiamo visto tutti il film della Disney, abbiamo tutti sperato di rianimare le armature (soprattutto coloro che sarebbero diventati rievocatori in futuro. Deve essere qualcosa di inconscio che ti forma la vita, come farsi l’elmo con la scatola del pandoro). Il film lo si sa a memoria, ma il libro? Mai letto. Così casualmente mi passa sulla bacheca di fb l’immagine della nuova stampa della Salani e vuoi che non coinvolga La libreria pericolante? Apriamo una mini collettiva e appena prima del fine settimana dei morti ci dilettiamo alla lettura. E per una volta tanto non sono l’ultima del gruppo a finirlo, anzi!

l’edizione che ho trovato in biblioteca.

Il libro si legge meravigliosamente bene, grazie a una scrittura scorrevole, avvincente e giustamente semplice per dei bambini. Infatti quando ti metti nell’ottica delle idee che sei tu fuori tempo massimo per leggerlo e ti lasci andare alla storia, ti rendi conto che questo è proprio un libro ben scritto. Il problema di quando si leggono libri non adatti alla tue età è di non comprenderne le potenzialità. Se un adulto legge un libro per ragazzi o bambini o lo fa perché ha un figlio o una classe a cui leggere il libro o a cui consigliarlo, oppure come me ha solo una curiosità e riempie un vuoto non coperto all’età giusta; a questo punto sorge il problema della comprensione. Già…Eppure ho capito che esistono libri ben scritti, fatti per divertire i ragazzi, per costringerli a credere alla magia pura come veicolo di avventure e non come scappatoia dal mondo. Questi libri, scritti in un epoca diversa, erano scritti con uno scopo diverso che fare soldi e magari firmare autografi. Chi ha parlato con me sa che la saga di Harry Potter non mi è sconosciuta e che la reputo una ottima lettura per bambini, ma ne vedo anche molti limiti dovuti non tanto alle incapacità della scrittrice, ma piuttosto a un modo di fare cultura per bambini in questi ultimi tempi: molto pop, poca pedagogia. La pedagogia non è né bene né male, ma è solo il modo in cui si possa educare, far crescere gli adulti di domani, ma in particolar modo non vede i piccoli come un mero strumento di consumo.

Mary Norton scrive un’avventura vera e propria dove tre fratelli devono imparare a rispettare i patti, imparare a rapportarsi con gli sconosciuti e soprattutto sopravvivere in condizioni non normali. E’ il racconto di un’estate magnifica fra l’infanzia e l’adolescenza, di un’avventura dilatata nel tempo (e non è un modo di dire) e nello spazio, ma è anche il tempo in cui si debbono lasciare andare le persone per il loro destino. E’ quello che avremmo tutti voluti vivere con un pomo d’ottone da far ruotare sulla sponda del letto della nonna/zia o parente vario. Qui non ci sono nemici non la “n” maiuscola, né predestinati a salvare il mondo, non ci sono cattivi o meschini parenti ad angariarti, c’è solo la difficoltà della vita normale che si vuole fuggire (perché si parla sempre e solo della madre dei tre ragazzi e non del padre? Madre amorevole, ma lavoratrice a tempo pieno). Un libro in cui il piccolo lettore può benissimo immedesimarsi senza per forza rimpiangere di essere nati così. Insomma una storia “normale” se non fosse per la magia…Già la magia. Ecco, anche questa alla portata di tutti, basta studiare (che Ermione sia la discendente di Miss Price?), applicarsi e non esagerare. Miss Price è un bel personaggio: composto, a ruolo, mai sopra le righe, ma con quel pizzico minimo di stravaganza seria che la rende non tanto la strega che tutti ci aspettiamo, piuttosto una studiosa di magia.

Non c’è momento che non abbia goduto in questo libro anche se dopo le prime pagine ho dovuto subito cancellare tutti i ricordi del film. Ve lo dico subito: il film non c’entra nulla con questo libro. Se non per il titolo. E come mai? Boh, ve lo dico sinceramente. Eppure il film mantiene tutto lo spirito leggero e istruttivo del libro, mantiene il numero dei protagonisti (5) senza aggiunta di altri, ma poi finisce qua. Stranamente però non mi viene a pensare che l’uno abbia tradito l’altro e quindi non scaglio nessun anatema sul film. Perché alla fine se mantieni lo scopo del racconto, se fai una cosa nuova ma nella scia, possiamo discuterne le motivazioni, ma non possiamo lamentarci del tradimento. Se “Lo Hobbit” di Jackson è un palese tradimento all’originale di Tolkien rendendo epica una storia per bambini, “Pomi d’ottone…” della Disney rimane un prodotto per bambini in tutte le sue parti.

Consiglio proprio la lettura di questo libro, sia che abbiate dei figli o dei bambini a cui leggerlo, sia che abbiate voglia di tornare bambini senza volere altro che avventure possibili, ma solo se sapete ancora farvi prendere dalla magia.

Voto: 8

Scheda

Titolo originale: Bedknob and Broomstick

Traduttore: Quirino Maffi

anno di pubblicazione: 1957

casa editrice: Arnoldo Mondadori

pubblicato nel settembre del 1989 presso Milanostampa S.p.A., Farigliano (Cuneo)

Illustrazioni: Renata Meregaglia

Re Artù negli anni Settanta

Non amo ribloggare, ma solo per rispetto a chi scrive, ma chi ha fatto questa foto ha preso quello che io amo (il medioevo, le storie per bambini fatte bene e con criterio, forse anche un po’ datate) e Mark Twain che solo pochi minuti fa mia mamma mi ha chiesto di cercarle dal Libraccio.
Allora è un segno del destino che dite?
Grazie mille al blog “Cartaresistente” per avermi mandato questo piccolo messaggio inconsapevole e mi spinge a cercare “Un americano alla corte di Re Artù”.

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I cavalieri di Artù, narrazione di Antonio Lugli, illustrazioni di Gianni
(Fratelli Fabbri Editori, collana I capolavori illustrati, ristampa 1973)

Mark Twain, Un americano alla corte di re Artù, a cura di Daniele Pucci, illustrazioni di Ugo Marantonio
(Vallecchi editore Firenze, collana I classici dei ragazzi, prima edizione 1973)

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