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“Un passo di troppo” di Lee Child

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Mia madre se ne va al mare e mi lascia questo libro da riconsegnare alla biblioteca con la frase: “Si legge bene, fai tempo a leggerlo.” E io mi fido. Peccato che pur leggendosi bene, in realtà la trama lascia molto a desiderare o più che altro quello che sta attorno alla trama scarna.

La trama è interessante: gruppi paramilitari, un rapimento, qualcosa non quadra e quindi l’investigazione inizia.

Qui iniziano le prime falle: il protagonista Jack Reacher. Il personaggio è bello, ben strutturato, ma non si capisce perché un gruppo chiuso di paramilitari o ex militari per il solo fatto che riconosca in lui un ex militari si fidi di lui a tal punto da affidargli la ricerca della moglie e della figliastra del capo. Non ha senso, ma ce ne faremo una ragione. Anche perché tutto questo libro è un patto fra scrittore e lettore, ma non è il primo e non sarà l’ultimo.

Il patto fra lettori è un classico per certi thriller, soprattutto per quelli che non possono stare al passo del tempo reale, non possono aspettare, perderebbero il ritmo, i protagonisti potrebbero rischiare di diventare degli impiegati. Non è un male della letteratura, lo capisci subito e se subito riesci ad accettarlo allora la lettura sarà un vero passatempo, se no solo una borsite cronica.

La storia si dipana fra ricordi di missioni in Africa finite male, parenti di ex mogli scomparse pronti a cercare vendetta, investigatori disillusi fra questa e l’altra parte dell’oceano. E questa parte funziona benissimo, riuscendo a dosare bene il continuo altalenarsi di buoni e cattivi: funziona perché è credibile, perché dosa bene le informazioni per creare suspance e mettere il lettore in condizione di dover tutte le volte ricredersi, mantenendo fisso Reacher come ipotetico narratore.

Poi l’autore ci deve mettere in mezzo un’inutile storia d’amore fra il protagonista e una bella e volitiva investigatrice privata. Perché? Perché? Perché? Citando qualcuno di ben più grande di me, mi vien da dire: “che noia, che barba, ma io so’ stufa, sai!” Questa storia è di nessun aiuto per lo svolgersi della vicenda, forse lo sarà per quella del protagonista (forse questo è uno dei tanti libri  con lui come centro), e soprattutto distrae nella sua noia; aumenta il numero delle pagine (e qui mi viene sempre il dubbio sul compenso dato all’autore…) senza motivo; non porta a nulla nella vicenda. Avesse lasciato i due così, come due amici, come due persone di sesso diverso che si capiscono per la forza e il coraggio e per lo scopo comune e invece lo stereotipo di uomo-donna-sessoforseamore si è impossessato anche di Child. Non c’è coraggio nemmeno in certi scrittori titolati, tutti a cercare il già scritto così il lettore non deve pensare troppo.

Potendo togliere questo pezzo il libro rimane godibile, forse prolisso in certi passi, ma di sicuro interessante. Ecco, se fosse stato scritto da un altro autore, qualcuno di più spregiudicato e greve, sarebbe stato un gran bel giallo, ma qui invece a malapena si arriva alla sufficienza. Mi spiace proprio, ma è così: voto 5 e mezzo.

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