Una domenica nerd. Finalmente.

Oggi non mi metterò a scrivere una recensione, ma ho voglia di parlare di me senza dire troppo di me. Avere un blog ci mette nelle condizioni di dire qualcosa di noi ogni volta che esprimiamo un giudizio su qualcosa, sia esso un film o un libro o altro: ci palesiamo, ci mettiamo anche in gioco. Il rischio del gioco è mettere troppo di noi o non mettere nulla diventando come degli automi; la ricerca del consenso cozza con la salvaguardia della privacy. Eppure è bello poter dire qualcosa di noi, delle nostre passioni, delle nostre giornate, come se fosse un ponte per trovare la condivisione con gli altri. Quindi oggi vi parlo come dopo tanto tempo ho passato una di quelle strane e impensate, un regalo quasi, domenica all’insegna del nerd power e del relax.

Vengo da un lungo periodo pesante, umanamente, dove la fatica di rimettere a posto le cose stride con il continuo far saltare tutti i piani di pacificazione a tal punto che mi vien da chiedere se io non stia forzando la mano a voler mettere cose e persone in posti in cui evidentemente non riescono a stare: caparbietà, ottusità, incapacità di accettare il cambiamento. Non lo so. So che in contemporanea mi sono aggrappata ai libri come quando ero ragazzina, leggendo con facilità e rinnovato entusiasmo, trovando libri che parlassero a me in modo toccante e doloroso a volte: crescere dovrebbe aiutarti a capire che i libri ti parlano, che a volte alcuni te li trovi fra le mani perché sono mazzate che devi imparare a incassare, perché alla fine non esistono “libri” come cose da accumulare, ma “libri” come esperienze da vivere. Il 2019 mi ha riservato sin dall’inizio emozioni.

Eppure mi sentivo mutila.

Mi mancavano le serate film. Mi mancano da più di 10 anni, quando non sono più riuscita a farmi un cineforum casalingo settimanale che era un piacere più che un dovere. E non so andare al cinema da sola. Non ce la faccio. Mi sento “sfigata”. Per questo stupido motivo mi sono persa un sacco di film al cinema. Ho permesso che il nero (lo ricordate il Nulla? Quello.) vincesse e si prendesse una parte di me. Ho smesso di guardare film al cinema ma anche a casa, per quanto mi sia comprata una serie di dvd che vagano da una casa all’altra con il sottotitolo “Ah ma adesso me lo guardo proprio!” e puntalmente nulla.

Domenica il destino ha pagato una parte del debito che mi deve.

Domenica tutto è filato nerdosamente bene. E mi ha come ricaricata o almeno coccolata, come i muri che si alzano quando si è, nei film, sotto attacco, e il protagonista è dentro al silenzio ma protetto. Ecco. Quello. Per qualche ora almeno niente attacchi.

Pomeriggio al cinema a vedere “The Avenger: End Game“. Orario da famigliole o ragazzini e forse anche da vetusti nerd che sanno che non dureranno per 3 ore se il film, anche spettacolare, inizia alle 22. C’abbiamo una certa! Tutto iniziò nel lontano 2008 e le cose erano diverse, come le speranze e i sogni; per molti si sono avverati, ma per molti altri sono stati continui buchi nell’acqua. Per fortuna che c’era la Marvel (e anche star wars dai, anche se i film sono orendi, ma almeno tengono desta la speranza. A new hope!) puntuale, quella che ha sfidato le convenzioni e ha portato la gente, i nerd, al cinema anche in estate, periodo vuoto e morto se non per qualche rassegna estiva all’aperto. Ci ha regalato 11 anni di film prendendo a piene mani da 70 anni di fumetto americano con i supereoi (eggià così tanti, ma Capitan America è della seconda guerra mondiale eh!), tagliando qua e là cose e situazioni e confezionando prodotti che sì facevano storcere il naso ai puristi, ma che riavvicinava al cinema un sacco di gente. I film marvel sono diventati un filone e un momento evento creando una vera e propria generazione di appassionati (speriamo che molti siano andati anche al fumetto). La DC ci ha provato a star dietro, ma una è scanzonata e l’altra è oscura come il suo eroe più conosciuto Batman. “The Avenger: End Game” è la fine della terza fase del Marvel Cinematic Universe e tira le fila di tutti i personaggi che abbiamo visto con un baraccone infinito di cose e situazioni dove ognuno mette la sua manina, ma dove allo scontro finale saranno sempre loro 3 a risolvere il tutto…si spera. Cosa succederà poi nessuno ne è certo, ma a luglio ci aspetta Spider Man (che detesto in questa versione infantile). Non vi dirò cosa succede, ma sì si piange e si deve piangere tanto perché è il viale dei ricordi, è il tentativo di rimettere a posto le cose, è…porc Thanos te e il tuo guanto e le f…e gemme! E’ un Thor che non ti aspetti, un Cap degno e fieramente sè stesso senza nessun dubbio, un Iron Man come lo volevi ma che non si tradisce mai…è tanto altro. Non voglio spoileravi nulla, nessuno si merita uno spoiler mentre si legge un post come questo, ma se andate al cinema portatevi le razioni di cibo e bevande e i fazzoletti. Questo film comunque costringe a riguardarsi tutti i film precedenti non tanto perché se si è perso un capitolo certe cose non si capiscono (si capisce tutto, anche se non hai visto, come me, quello appena prima), ma perché è bello dimostrare che niente è davvero finito finché si può vedere e leggere all’infinito.

Mi è piaciuto il film? Senza fare una recensione vera, posso dire che ha dei grossi difetti e delle scelte stilistiche che fanno cadere un po’ le braccia, ma in fin dei conti è un film che va visto, senza nemmeno voler troppo cercare il pelo nell’uovo, perché la fine di 11 anni di film non è una cosa facile da fare e la Disney se l’è portata a casa abbastanza bene.

Altra cosa quasi impossibile da schivare in questi giorni è la serie ottava di Games of Thrones, dove tutto avrà fine ma mai come dovrebbe essere nei libri visto che quel … di Martin non scriverà mai i libri mancanti, tanto meno ora che la fine gliela hanno scritta gli sceneggiatori. Perché (avvertenze: leggere la frase velocemente e con enfasi e anche arrabbiandosi un po’) sbattersi per qualcosa che già sanno come va a finire, anche se non importa se i libri sono diversi con trame lasciate a mezzo e personaggi nella serie mai esistiti, ma che nei libri sono importanti…uffa! Ammetto di non essere stata nè un’appassionata della prima ora dei libri nè di aver seguito tutte le serie, ma la settima serie me la sono guardata su sky e goduta con i sottotitoli sentendo le voci originali. Alla fine se non vuoi che tutti ti raccontino una cosa che avresti guardato un giorno con calma, ti devi adeguare e seguire la corrente col tuo canotto e le tue provviste. La puntata settimanale è una (e se me la perdo mysky vince), di un’oretta, ma che scorre via liscia come l’olio anche se certe pedate sul sedere gliele daresti agli sceneggiatori per aver scritto dei dialoghi di una banalità disarmante…anche qua tocca rimanere sul vago per non far spoiler, sempre per il motivo di sopra.

E siccome la puntata finisce come quando una volta iniziava la buona vecchia seconda serata e si mandavano a letto i bambini, mandatami a letto, pigiamata e sotto le coperte, mentre fuori il freschino entra attraverso la finestra e dà ancora quel sentore di coperte fino al mento, ho finito la domenica leggendo il libro “Guerre Stellari” di George Lucas, in una vecchia edizione Oscar Mondadori, e che altro non è che il famoso quarto episodio della serie ovvero “A new hope”. Leggerlo è rivedere le scene esatte del film, ma con qualche aggiunta in più per rendere più completa l’atmosfera e i personaggi. Non mi aspettavo che mi piacesse così tanto da farmi risvegliare la forza in me, anche se leggere Artoo Deetoo o Threpoo è difficilissimo quando sai che sono R2D2 e C3Po.

Poi quando il tepore delle coperte ha preso il sopravvento e io mi sono lasciata cullare da tutta quella nerditudine che mi pervadeva; dall’aver condiviso 3 ore di cinema non solo con la marea di gente chiacchierante ma anche compagnia piacevole con cui confrontarsi; dall’essermi goduta senza interruzioni la tv, a quel punto dicevo ho capito di essermi goduta una splendida domenica senza pensieri, recuperando quello che mi piace e mi fa star bene, condividendo e svuotandomi dei miei pensieri per un po’ d’ore. Il mio carattere mi farebbe dire che ora vivrò con l’angoscia di non sapere quando mi ricapiterà un momento così bello, ma non so rispondere: so solo che metto in saccoccia la domenica nerd e prego Chi di dovere che me ne mandi altre.

May the force be with you sul Trono e giocando con la gemma dell’infinito.

“I guardiani della galassia vol.2” di James Gunn

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recensione di mymovies.it

Quando era uscito il primo capitolo di questo film ero rimasta sconvolta di come mi avesse preso, divertito, coinvolta e fatta ballare sulla seggiolina del cinema e nello stesso tempo era tratto dall’ennesimo fumetto che non conoscevo. Ma io dove ho vissuto tutto questo tempo? (Dovrei farmela tatuare questa frase, perché ho un sacco di cose da conoscere). Aspettare questo secondo volume non è stato ansiogeno, ma la preoccupazione che fosse una ciofeca c’era. Poi sono usciti i trailers, ma di quelli non bisogna fidarsi troppo soprattutto per film così spettacolari (non è raro pensare che montino le scene migliori solo per accalappiare la gente, la stessa che poi esce dal cinema chiedendosi cosa sia andato a vedere). Poi indiscrezioni e lì un po’ si trema. Insomma sperare che fosse all’altezza delle aspettative. Comunque tagliamo il preambolo che poi diventa una lagna: sono andata a vederlo il giorno dell’uscita in Italia, il 25 aprile.

E………. (sì non bastano i puntini!) porcalamiserialadraimpestata è bello!!!!

I protagonisti sono gli stessi, ci sono dei cattivi in più, c’è un super cattivo che spiega qualcosa in più del nostro Starlord, ma alla fine loro sono loro.

-attenzione la lettura successiva potrebbe contenere spoiler, anche grossi. Non lo faccio apposta, ma parlare di questo film non è semplice senza rivelare più del dovuto per una normale recensione.-

Sì, sono loro, qualche tempo dopo e qualche casino in più. Sembra che i loro rapporti siano un po’ congelati, come se il tempo avesse deciso di sistemare i particolare, lasciando stare i “non detti fra di loro“. Groot non è cresciuto di tanto, ma è una piantina con gli occhi grandi e la capacità di comprensione apparente di un cactus sasso; Drax rimane surreale, spaccone e “stronzo” (nel senso che ti dice la verità in faccia senza filtri e fregandosene se te la vuoi sentir dire) come sempre; Rocket vorremmo che si fosse calmato, ma è solo più infeltrito senza la versione grande di Groot (che serviva a tenerlo buono, dandogli modo di fare le peggio cose; invece ora i ruoli si sono invertiti e non è che piaccia molto al nostro “procione”, anzi proprio per niente); Gamora è quella solida, ma troppo controllata, insicura per lasciarsi davvero andare e scendere al livello assurdo dei suoi compagni di viaggio.

I piani di visione di questo film sono almeno due chiari: Rocket che ruba delle batterie supermegastrafighe e costosissime a un pianeta e popolazione ipermega fighetti (manco gli elfi de “Lo Hobbit” sono così statici e soprattutto non hanno un’enorme sala videogiochi con cui scorrazzare per l’universo davvero, fondendo realtà virtuale e realtà reale), con annessi e connessi di fughe e contro fughe; Starlord incontra suo padre Ego. Già solo così basterebbe un solo film, ma questo è solo un modo per raccontare un altro tipo di storia, una storia che non ti aspetteresti mai da un film tratto da un fumetto: qui si parla di famiglia e di padri. Ebbene sì, il tema, il sotto tema chiamiamolo così, è proprio questo ed è anche trattato con i contro fiocchi. Starlord ha un padre genetico alieno che se ne è ben sbattuto di lui e della madre (e della morte di lei che però a quanto pare è ben più dolorosa di quanto lo fosse già all’inizio del primo film, a tal punto da contendere lo scettro dell’inizio più drammatico e doloroso con il film “Up”) e un non-padre che lo ha rapito proprio alla dipartita dell’unico genitore amorevole: Ego contro Yondu. Una bella gara che con facilità dovrebbe vincere il primo, con quel suo sguardo tranquillo, l’aspetto accogliente, il capello a posto (stiamo parlando di Kurt Russell!) e il suo bel pianeta ipercolorato, mentre il secondo è un ladro, un truffatore, un ladro di bambini per giunta! In realtà a ben guardare le cose non solo sono più complesse, ma proprio per tale motivo sono anche più semplici: il padre dio con quel suo nome fa capire bene quello che è davvero e cosa si aspetti dal figlio, cosa che solo Crono era riuscito a fare mangiandosi figli uno dopo l’altro per non dover soccombere alla profezia; mentre l’altro rimane al fianco di quel ragazzino smilzo, utile per infilarsi nei posti stretti per rubare, diventato oramai un uomo ed è lì, con tutti i suoi difetti, senza maschere, senza filtri, senza voler comprare nessun affetto, anzi portandosi dietro i suoi difetti. Yondu si rivela essere un personaggio ben più complesso di quello che aveva dato a credere nel primo film, di quelli a cui non daresti 3 soldi come credito di sentimenti ed invece rileggi tutte le azioni sotto quella luce: sì, lo aveva rapito ma per volere di Ego e sì, lo aveva rapito anche da Ego una volta capito cosa quell’essere faceva coi propri figli. E non era una bella cosa.

Nel mentre Gamora, così solida, così donna tutta di un pezzo, così sicura di se stessa, persa quella faccia da aliena liberata dalle catene, si trova ad affrontare due sentimenti che non sono robina: quel non detto con Starlord e sua sorella Nebula che la vuole morta. Anche loro sono una bella coppia di famigliari eh!, ma anche loro subiscono gli effetti di un distorto ruolo paterno che invece di essere colui che istruisce e spinge a superare i limiti, è colui che mette i figli uno contro l’altro per poi dominare l’unico rimasto. Un altro padre distruttore di sentimenti, fiero di esserlo, senza capire quanto patetico risulti essere, ma alla fine nemmeno gli interessa essere padre: per figure come Ego e Thanos (e i nomi non sono a caso) non si può nemmeno parlare di padri e nemmeno di veri e propri genitori, ma forse di addestratori di uomini e donne (il secondo) e parassiti di capacità (il primo); siamo noi a dare loro un ruolo che non potranno mai ricoprire. Ecco quindi che le due sorelle, costrette a combattersi da sempre con esiti disastrosi evidenti su una, dovranno fare i conti fra di loro e farli davvero, arrivando a doversi scontrare l’ultima volta non più con le armi ma con i propri sentimenti per capire che in fondo possono davvero ricominciare e rinunciare al passato doloroso.

Gamora e Starlord. Beh…loro sono il loro stesso non detto fra di loro. E devono decidere, come dice Drax se essere entrambi gente che balla o che non balla, perché così non vanno da nessuna parte insieme e si vede lontano un miglio stellare che non possono non stare insieme (sì, siamo delle romanticone, ma cacchio!!!).

Sì, questo film parla di tante cose, inseguimenti, sparatorie, mostroni, alieni vari, pianeti strani, compagni di viaggio e compagnie di spacconi stellari, ma parla di famiglia. Profondamente. E se la cosa non l’avete capita, mi spiace, ma forse vivete quella fase in cui date tutto per scontato perché tizio caio e sempronio vi siedono a fianco da una vita e non vi fate mai una cacchio di domanda del perché. Mi spiace ma se avete trovato noioso questo film vuol dire che non solo questo film non fa per voi, ma che qualcosa di scontato ottenebra ogni vostro sentimento e, fatevelo dire, i noiosi siete voi.

Leggetevi anche questo bel post che ho trovato giusto giusto oggi prima di scrivere questa recensione: è una analisi in stile freudiano, con tanto di rapporti e fasi delle persone, ma è ben scritto e ovviamente mette tanta carne al fuoco (soprattutto per quelle donne che vorrebbero essere Gamora o che lo sono ma non riescono a trovare il proprio Starlord).

VOTO: 8

Scheda tecnica veloce:

Regia 8; sceneggiatura 7/8; scenografia 7; fotografia 7 e mezzo; costumi 7; effetti speciali 8; musica 9; cast 8. Come al solito la musica ti fa ballare sui seggiolini e a questo giro è anche più appropriata del primo (senza balletti brutti alla fine del film per incastrare il cattivone di turno. Non glielo perdonerò mai al primo film, si sappia!). E il cast ha un sacco di cameo meravigliosi che denotano che gli attori bravi oramai si divertono come scemi a uscire dalla loro comfort zone e gli spettatori approvano.

“Ant-Man” di Peyton Reed

Me ne vado al cinema non convinta di questo film, ma tanto per stare in compagnia con un po’ di amici assortiti all’ultimo minuto. Alla fine ho quasi amici nerd, ma tutti a loro modo, che è sempre un terno al lotto capire chi incastrare con chi.

http://www.mymovies.it/film/2015/antman/

Questo film non mi convinceva per il supereroe che non conoscevo per nulla e sinceramente pensavo che fosse un po’ una cavolata: una formica contro il male? No, dai, ma quali super poteri può avere oltre al fatto che vanno ovunque e te le trovi in cucina in posti che mai avresti pensato. Ovviamente non avevo letto nemmeno un albo che lo citasse, nemmeno per caso, di striscio e quindi cosa potevo saperne? Nulla, ma mi fidavo della nerditudine di chi aveva promosso la serata.

Le luci del cinema si spengono e le prime immagini sono di uno strano M.Douglas un po’ siliconato, tirato o…cosa? Vabbè, la colpa è mia perché non sapendo la storia non avevo capito che i primi minuti sono un momento del passato, quindi l’antefatto della vicenda, un’introduzione. E io non ho capito una cippa.

Come tanti fumetti americani i personaggi sono tipi un po’ particolari, o segnati da qualche dramma, o semplicemente la persona giusta al momento giusto perché ha le capacità adatte per farle. E il nostro eroe è di questa ultima risma: finita di scontare la pena in carcere per un furto “a fin di bene”, si trova suo malgrado coinvolto in un piano ben più grande di quello che pensava lui una volta tornato in libertà. Fra le mani si trova (beh non è corretto dirlo, ma mica posso dirvi tutto!) una particolare tuta, ma soprattutto si trova a dover lavorare con uno strano tipo di scienziato (quanti scienziati ci sono in questi fumetti, se solo servisse a rendere i ragazzi più interessati alla scienza!) e con una missione molto particolare. Ovviamente contro c’è un cattivone senza scrupoli che ha perso di vista lo scopo sia della scienza come dell’ingegneria, ma che volete farci? I cattivoni son fatti così, son strani!

Tutto il film ha un tono leggero e ironico, soprattutto quando mostra lo strano rapportarsi dei protagonisti alla stazza o agli alleati, cambiando spesso di dimensione e di punto di vista; e tutto ciò è molto interessante e piacevole perché non cerca di spiegare tutta una serie in un unico film e nemmeno convincere gli ignoranti che devono assolutamente diventare dei fans; serve a ricordare che il film che si sta guardando è un film tratto da un fumetto e che sì tratterà dei temi impegnativi, ma alla fine ci vuole anche e solo del sano divertimento.

Regia: 6 e mezzo Non ho tratto un particolare segno della regia, ma di certo non conosco abbastanza il regista per trovarci una sua impronta personale (ho buttato l’occhio sulla sua filmografia e ha fatto solo commedie e credo di non averne vista mezza, e se l’avessi vista non me la ricordo…non male davvero).

Sceneggiatura: 7 Pur non conoscendo il personaggio, la storia fila senza buchi di sorta, senza dubbi che sorgono, ma anzi un po’ di curiosità fa venire. Ovviamente, sia sentendo le critiche su fb che dagli amici in fonte diretta, questa versione pare molto edulcorata (soprattutto nella figura di Pym) in confronto all’originale e di questo non me ne stupisco visto che oramai la maggior parte dei film di genere viene stravolta per prendere più pubblico possibile e quindi appiattendo tutte le possibili discromie; senza parlare che la Disney non fa un film fuori dal filone “carini e coccolosi” manco a pagarlo negli ultimi tempi (ricordo male? Nel caso ditemi i titoli perché dovrò riguardarli e abbassare il tasso glicemico cinematografico).

Scenografia e costumi: 7 Il mondo degli umani è normalissimo, ma quando il nostro si rimpicciolisce le formiche sono una meraviglia e soprattutto credibili come un documentario della National Geographic. Il costume di Ant-Man ha quel gusto un po’ steampunk, ma molto pulito e quindi è davvero una figata.

Fotografia: 7 Si fa quel che si deve e come si deve, ma anche qui i momenti migliori sono con le formiche. Pompata dagli effetti speciali? Può essere, ma a questo punto in film del genere la fotografia è un buon sostegno, ma non è più così curata come in altri film e quindi è davvero difficile scorporarla del tutto dal resto.

allenamento

Effetti speciali: 8 Un buon voto frutto della sapienza di mischiare continuamente le dimensioni piccole e normali, senza troppi stravolgimenti e soprattutto senza far venire il vomito allo spettatore. Anche in questo ambito la tecnica si sta affinando diventando quasi cosa normale, se solo si pensa a 10 anni fa, eppure son convinta che certi avranno notato dei piccolissimi buchi, ma non io (considerando che ne “Lo Hobbit” ho trovato tutti i piani di prospettiva, devo aver un buon occhio comunque) e me lo sono goduta. Bella la scena all’interno dell’atom…non vi dico nulla!

Cast: 7 Bravi attori con una Evangelina Lilly e il suo invidiabilissimo caschetto inspettinabile e un fisico da atleta, un ironico Paul Rudd, ma soprattutto un sorprendente M.Douglas che non prende la scena agli altri, non gigioneggia, non esagera, pur rimanendo sulla scena e personaggio centrale della vicenda.

Musica: 6 e mezzo. Un buon supporto, ma forse troppo di sottofondo o meglio alla fine dei titoli di coda (perché anche in questo vanno visti TUTTI) ci sono quelli delle canzoni e per quanto ci sembrassero famose non ne ricordavamo mezze o quando c’erano state.

Voto: 7 Un quasi due ore di buon svago mentale, senza troppi incasinamenti fra personaggi, citazioni di altri film Marvel, comparsa di Stan Lee come si deve, effetti speciali, sorrisi e ammiccamenti. Un buon film da fumetto, malgrado le dimensioni.

” X-Men – Giorni di un futuro passato” di Bryan Singer

La saga di X-Men come tutte quelle dei fumetti è lunga e complicata e soprattutto intricata. Negli albi è normale vedere personaggi cambiare, passare da uno schieramento all’altro, a volte subire veri e propri stravolgimenti: normale per albi che escono a scadenza prefissata, che devono vendere ogni volta, che devono sfamare sceneggiatori e disegnatori; normale per chi ha anni sul groppone e deve andare sempre avanti per non chiudere e sparire. L’universo Marvel o DC cambia, muta, stravolge, uccide e fa risorgere, seppellisce definitivamente, senza mai guardarsi alle spalle.

Questo oramai accade anche nei film dove mantenere il filo logico dei fumetti non è scelta facile quando vuoi far andare la bilancia a pari fra incassi e storie. Il problema molto spesso sorge dalle logiche di budget, dal meschino tentativo di portare nelle sale anche coloro che niente hanno a che fare con quello che vedranno (vi ricordate una certa oscena storia d’amore fra nano ed elfa in qualche film appena passato?), dal tentativo a volte di buttare nel cassetto anni di onorata carriera e buttar su carrozzoni inenarrabili. Difficile vedere sul grande schermo un supereroe che non sia stato “manipolato” e “pasticciato” in modo da renderlo quasi irriconoscibile. I reboot sono la panacea per ogni scelta discutibile di film sbagliato: questi possono giustificare ogni stravolgimento, ogni riscrittura, lasciando a bocca aperta appassionati e non.

http://www.mymovies.it/film/2014/xmendaysoffuturepast/

Questo film rientra nel filone e come “innovativa” scelta narrativa si usa il “ritorno al passato”. Per impedire la scomparsa su questa terra di ogni mutante, a seguito di una vera e propria guerra scatenata dagli umani un filino preoccupati di tutto ciò che è diverso, chi si rimanda nel passato (ma solo la sua mente, mentre il corpo rimane ben fisso nel suo periodo)? Logan Wolverine, quello meno mentale fra tutti, quello più fisico. Mi devo essere persa la vera ragione (che deve essere diversa da quella di regalare a noi giovani figliole un meraviglioso nudo, come oramai marchio di fabbrica quando a interpretarlo è H.Jackman) perché la spiegazione data mi è parsa fallata da subito. Rientrato nel suo corpo negli anni ’70 (alla fine della guerra del Vietnam, con Nixon come presidente, con i pantaloni a zampa d’elefante, cose così insomma che non abbiamo mai visto…no, no…), con problemi di stabilizzazione di contatto e con artigli farlocchi in osso, suo dovere è ritrovare Xavier e vedere come cambiare il futuro. Wolverine sarà, proprio perché è stato il prescelto, a ricordare tutto sia prima che durante, ma anche dopo (sempre che le cose vadano a buon fine).

Regia: 6 e mezzo Senza infamia e senza lode, fa il suo compito e gestisce bene tutti gli elementi, ma devo dire che il film non è di quelli che si ricordano del tutto.

Sceneggiatura: 7 Il voto alto è dovuto ai dialoghi che, stranamente, sono meno stereotipati di quanto ci si possa immaginare. Tutto il film alla fine gira attorno alle conseguenze delle nostre azioni e del fatto che sì, a volte, possiamo rimediare ai nostri errori. Quello che siamo è determinato da quello che facciamo, ma questo vuol dire anche che le nostre azioni ricadono sugli altri e non sempre questo è un bene. Con un taglio così moraleggiante, il film ruota attorno al personaggio di Mistica, colei che sembra davvero così lontana dal discernere razionalmente preferendo il puro istinto e anche la propria rabbia.

Scenografia e costumi: 6 Ovviamente film fumettosi come questo prevedono credibilità, normalità e rigore scenico del periodo. Sembra paradossale, ma proprio perché già i personaggi sono sopra le righe è fondamentale che tutto il resto sia il più normale possibile: i personaggi agiranno tentando di mascherarsi (ricordiamo tutti la cabina di Superman vero?) oppure useranno tutto quello che li circonda per ergersi sopra alla banale normalità. Citando Mymovies “Settanta così fortemente caratterizzati da sembrare una parodia di American Hustle” si riesce a comprendere quale sia il vero stile del film.

Fotografia: 7 Ben girato e con quella sensazione di incredibile nel credibile, anche in una sapiente mescolanza di realismo e “riprese originali anni ’70”.

Effetti speciali: 7 Beh, Magneto quando si muove ha il suo perché. Questo vuol dire in soldoni che gli effetti speciali sono ben fatti, anche se scadono un po’ troppo nel fumettone serie B nella parte futuristica del film (peccato veramente, perché sembrano un po’ dozzinali per quanto le sentinelle siano fichissime).

Cast: menzione d’onore per questo film che annovera fra i futuri Magneto e Xavier niente popo’ di meno che i grandi Ian McKellen e Patrick Stewart, ma che fa sospirare noi fanciulline con Hugh Jackman e Michael Fassbender. Anche l’occhio vuole la sua parte e non si può sempre accontentare i ragazzi 😉

Voto 6 e mezzo. Il film è un buon inizio per un’altra serie, ma io non amo questi ritorni nel passato per sistemare le ciofeche fatte da altri; molto meglio andare avanti dimenticando certe scelte e “ravanare” per bene nel cartaceo per trovare la strada giusta: il mondo x-men è talmente vasto e complesso che ridurlo a certi filmini non è stimolante per nessuno.

“Thor – The Dark World” di Alan Taylor

Ieri sera “serata cinema inaspettata”! Raro evento, perché di solito pianifico le uscite e mi ingastrisco se le cose capitano all’ultimo minuto, ma a sto giro ho mollato il cervello in un barattolo sul comodino (con sopra una scritta di ABQUALCOSA per ricordarmi cosa servisse) e ho lasciato agli altri pianificazioni e altro e mi sono goduta la visione.

Avevo già letto varie critiche e i pareri erano tutti abbastanza negativi, poi leggo il blog di Leo Ortolani (il padre di Rat Man tanto per capirci) e trovo la migliore e più corretta recensione che uno potrebbe mai leggere: questa. Tanto lo so che non sarà un film da oscar o da pietra miliare del cinema. Lo so e lo sento perché i film sui fumetti DC o Marvel sono tutti manipolati, elaborati, triturati, masticati e poi buttati nella mischia in modo che piacciano al maggior numero possibile di spettatori, indipendentemente dal fatto che abbiamo mai avuto fra le mani un albo. Io non sono un’esperta di fumetti americani, ma ogni tanto mi è “scappato” di leggere un albo e qualcosa la so (no non sono Sheldon Cooper e mai diventerò come lui!), quindi quando mi siedo in una sala cinematografica per guardarmi un fumettone mi aspetto un po’ di credibilità.

Su Thor hanno lavorato in troppi e non propriamente bene. Kenneth Brannagh con il primo film ha cercato di dargli uno sfondo shakespeariano, trovando nel rapporto Thor e Odino una sorta di rapporto amletico non passato per la morte del padre, con tutti gli intrighi di palazzo possibili e immaginabili. In realtà la mitologia norrena, a cui liberamente si ispirò il fumetto, è molto più che shakespeariana, ma il film non può essere reso nella stessa maniera e mantenere anche un impronta leggera e volutamente sopra le righe.

Questo secondo film non ha nessuna velleità teatrale e quindi rimane sul filone baraccone, divertimento, effetti speciali e un po’ di storia d’amore che non guasta mai (così fa contente le morose gnese dei vari ragazzi/uomini che se no sarebbero stati obbligati a guardare qualche insulsa commedia d’ammmore).

http://www.mymovies.it/film/2013/thor2/

Ma veniamo a noi. A me il film è piaciuto o meglio ho trascorso un buon paio d’ore al cinema, staccando il cervello.

Partiamo con quello che non mi è piaciuto.

Sceneggiatura: 5

Dialoghi. Non sono sempre all’altezza di una buona conversazione, come se ci fosse sempre un qualcosa di scontato sotto. Sono freddi, troppo ben scritti, ma non veramente interpretati. E’ come se in realtà gli attori non avessero potuto mettere del loro nella storia e anche quando le frasi sembravano un po’ campate per aria quelle erano e quelle dovevano rimanere.

Storia d’amore. Beh…lo avete visto tutti…è di una banalità imbarazzante. Nel primo film Natalie Portman si trovava fra le mani un tozzo di ragazzone biondo e pettoruto venuto dallo spazio che manco sapeva come ci si comportava, salvava il mondo, la sbaciucchiava un po’ e poi le diceva “sai sono un dio, il mondo è lontano, tu sei importante per me, appena posso mi faccio vivo, sai capiscimi…” Ovvio che dimenticare un dio è difficile, dimenticarlo con quel fisico ancor meno, ma porcaciccia quando ti ricapita fra le mani devi proprio creare le peggio cose??? Non so, tipo, continuare a cercarlo, trovare una reliquia, farti possedere dalla reliquia e distruggere la casa del tuo amato? Hai voglia a usare la scienza per farti perdonare! E poi diciamocelo…siete di due mondi diversi, non vi capirete mai davvero…eppure ammetto che il mio unico gene romantico per un nano secondo ha pensato: ma noi niente? Ci trasferiamo anche ad Asgard, dai! Noi saremmo state più utili, anche non sapendo sbattere le palpebre così bene. Credo che a questo punto io debba imparare a sbattere un po’ meglio le ciglia…

I compagni di Thor sono inconsistenti e per quanto siano fondamentali per risolvere una parte della quest (ah no non è un gioco di ruolo! Poco ci manca), sono mere figurine: la guerriera, lo spadaccino con tante donne, l’orso e il saggio. Bon, basta. Fatto compitino torna a casina.

Freya. Madre amorevole per entrambi i figli, donna di polso e di coraggio, viene sacrificata sulla pubblica piazza dello schermo perché troppo ingombrante. Basta Odino per creare confusione in famiglia e lei è troppo saggia per vivere.

L’esercito asgardiano. Pura carne da macello.

La terra. Pura carne da macello, senza mai un giornalista che faccia il suo dovere, provocando allarmismo più o meno a caso. Due semplici caccia inglesi mandati allo sbaraglio contro l’astronave aliena, ma manco lo straccio di un bobbies a dare una mano ai nostri eroi. Ora sappiamo come si può invadere l’Inghilterra senza far muovere un uomo.

Cosa mi è piaciuto.

Scenografia: 8 stupenda. Un misto di fantascienza, steampunk anni’20, futurismo e base epica sia norrena che greca. E’ un tripudio per gli occhi Asgard e se ci soffermassimo bene su ogni dettaglio vedremmo un sacco di citazione artistiche. Il ponte dei mondi che porta ad Asgard risulta essere un perfetto connubio fra l’arcobaleno e il ponte di Brooklyn, ma risulta assolutamente credibile. La stanza delle reliquie e il libro delle leggende (perfetto fra le miniature simil medievali e l’effetto cinematografico molto steampunk) sono una chicca che lasciano a bocca aperta. Poi ci sono le statue monumentali degli avi degli dei che ricordano gli Argonath a guardia di Gondor. Le astronavi sono superbe, un vero tocco di fantascienza in un film che non dovrebbe appartenere a quel genere, eppure sono le prime che mi hanno lasciato la sensazione di averle già viste, con quella loro forma allungata e come la prua di una nave che fende l’aria e la terra come il coltello caldo fa con il burro; sono una citazione, un omaggio o una copiatura? Su questo punto anche altri miei amici hanno condiviso, ma non hanno saputo darmi una risposta precisa.

Costumi: 7 e mezzo La differenza fra umani e asgardiani e altri popoli di altri mondi è facilmente resa, ma era davvero impossibile sbagliarla. La tutina di Thor che dovrebbe simulare una armatura squamata è un ridicola, ma alla fine tocca passarci sopra. Heimdall sembra il cavaliere dello zodiaco del Toro, ma è perfetto come guardiano combattente. In realtà il voto è portato in alto dalla caratterizzazione dei cattivi: gli elfi oscuri. Sono stupendi. Sono un connubio fra elfi di tolkeniana immaginazione e i Borg di Star Trek, ma molto più cattivi dei primi e molto più solidali fra loro dei secondi. Malekith poi è il cattivo per eccellenza, in quel misto di capo tragico e eletto del suo popolo, sulle cui spalle ricade tutto il destino della sua razza, ma anche la saggezza del passato. Le maschere degli elfi oscuri anche quelle mi ricordano in qualche modo gli immortali del film “300” eppure hanno anche un’estetica che non riesco a mettere a fuoco.

aprite l’immagine per gustarvi meglio i dettagli

Effetti speciali: 7 Tutto gira alla meraviglia, si vede proprio che la tecnica sta diventando artigianato di alto livello e di pubblico dominio. La battaglia navale in città ha un po’ il sapore dei video giochi di Star Wars, ma sono emozionanti e coinvolgenti. Il martello di Thor è un essere fisico e non una mera figurina. La sala di Heimdall è poi un posto fantascientifico, preciso in ogni dettaglio, ma credibile come l’analisi medica che fanno su Natalie Portman.

Particolare d’altri tempi sono i titoli di coda con le riproduzioni disegnate di alcune scene del film.

fumetto Robert Rodi e Esad Ribic

Come sempre interessante il rapporto fra Loki e Thor e forse prende più gli spunti dalla mitologia che dal fumetto, però consiglio a tutti coloro che volessero vedere l’altro punto di vista del rapporto fra questi due fratelli di leggere il fumetto “Loki” di Rodi & Ribic, dove Loki non è il villain che tanto fa sospirare le fanciulline spettatrici (tristezza…), ma si capisce da dove nasce il suo risentimento nei contronti del dio del martello di tuono.

Quello che mi ha lasciato indifferente.

Regia: 6 Un buon lavoro, ma niente di eccezionale o di personale. Ammetto di non conoscere il regista e quindi non ci riconosco il suo marchio, ma vedendo la sua biografia dovrebbe essere uno che se ne intende di fumettoni buoni per i nerd.

Musica: 6 anche qui niente di così importante da ricordare.

Voto: 7 Voto alto me lo dico da sola, ma il film ha molti spunti interessanti per ricercare altri film e fumetti; rimane fedele, anche se in modo superficiale, a più opere sia letterarie che fumettistiche; lo spirito baraccone e volutamente divertente prende lo spettatore in un vortice di rilassamento, provocandogli un voluto distaccamento da ogni pensiero e problema. Ed è questo quello che mi aspetto da questo genere di film.