Articoli con tag: matrimonio

“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. XI-XII

Torniamo nell’ambiente familiare e roseo di casa Rokesmith, dove Bella sferruzza per il/la nascituro e tutto gira liscio come chissà. Irrompe nella scena, anche qui, Lightwood sempre per preparare questo fatidico matrimonio sul punto di morte. La presenza dell’avvocato non fa per niente piacere a Giovanni che non solo rifiuta di avere a che fare con questo matrimonio, ma non si fa nemmeno scrupolo a mandare la moglie da sola alla cerimonia. Lei non capisce, lui non gli spiega; lei si imbroncia, lui le profetizza un giorno in cui dovrà avere totale fiducia in lui. Vabbè, io so che tu non sai ma saprai che io so che sarà quel che sarà.

Così Lightwood e Bella partono in carrozza per il luogo convenuto, mentre Giovanni se ne sta buono buonino a casa. Ritirano sul percorso il reverendo e la moglie (ma stiamo facendo una raccolta dei personaggi in stile “vi svelo l’omicida”-A.Christie?), mentre l’intermezzo sulla parrocchiana pesante è utile come le bacchette cinesi a mangiare il brodo. E mentre aspettiamo tutti insieme il treno, scopriamo che in stazione li sta pedinando il Maestro! Ma porcaciccia, è proprio uno stalker di professione! Il reverendo e la moglie ignari di tutto iniziano ad attaccar bottone col maestro e costui riesce ben presto a farsi dire la motivazione del loro viaggio e in che modo c’entra Lisetta. Terrore e raccapriccio! Lisetta si sposa! E non col maestro! Crisi di nervi in atto sulla banchina e il treno parte con l’allegra combriccola del matrimonio.

Arrivano nella casa di Lisetta e vige il vero e proprio silenzio timoroso e preoccupato e tutto stride con quel che si vuol fare, ma tant’è! Fra poche parole e tante lacrime il reverendo sposa i due e…vissero felici e contenti? E soprattutto vissero? Ora, capiamoci: Lisetta era davvero innamorata di Eugenio; gli piaceva ma stava bene anche da sola; si sente colpevole e lo ha sposato per tacitare la coscienza; altro? E’ il matrimonio più assurdo di tutta questa storia! Quanto ci scommettiamo che si riprende e le confessa di averla incastrata? 😀

Il tempo passa, esattamente quello giusto per farci arrivare al parto di Bella e alla nascita della sua bambina (questi espedienti letterari quando vuoi allungare il brodo mi sembrano sempre assurdi) e ovviamente casa Rokesmith è benedetta da altra gioia, positività e straordinarietà, come se non ne bastasse coi due innamorati e piccipicci sposi. Però ci sono nuvole all’orizzonte…e soprattutto l’insistenza di Giovanni sul fatto che non sono ricchi è di una noia come non mai: hai rinunciato al tuo, non ti sei fatto riconoscere per quel che sei, hai voluto far lo splendido e ora ne paghi le conseguenze! Fra i due Bella risulta la più assennata, non lamentandosi mai e continuando a sopportare le lamentele del marito sull’argomento. Ma mollala!

L’incontro fortuito, per strada, con Lightwood fra crollare Giovanni il quale rivela alla moglie che l’avvocato lo conosce col nome di Giovanni Handford (nome che riguarda tutta la vicenda, ma sinceramente non ricordo in che momento all’inizio appaia. So che c’entra per la faccenda Harmond, ma non ricordo i dettagli). Fra i due uomini sembra di partecipare a un duello di spada all’ultimo sangue. Alla fine ma che caspio interessa all’avvocato chi sia davvero Giovanni? Ne prende una percentuale? Ne ha avuto del danno? Bella non ha dubbi a sostenere il marito.

Tornati a casa marito e moglie, Giovanni fa un bel resoconto della vicenda per piacere a noi lettori e per svelare la situazione a Bella (noi ringraziamo sentitamente). Mentre i due si giurano supporto e fedeltà a casa loro giunge l’ispettore che indagò sulla vicenda Harmond, probabilmente avvisato dall’avvocato (e che entra in casa manco avesse le chiavi! Ho dovuto rileggere due volte le pagine perché non capivo come fosse saltato fuori. Dickens sei stanco, lo so, ma un po’ di paroline in più su un libro di 800 pagine non guastano!). Fra uno scontro verbale e l’altro, fra qualche intimidazioni a caso e a dovere, fra qualche silenzio e l’altro, camminando per strada, uscendo di casa, abbandonando la tranquillità familiare, alla fine si svolge la vicenda. Si trovano nell’osteria della signora Abbey (questi continui e repentini e scollegati cambiamenti di luoghi senza capo nè coda mi stanno fiaccando), dove non ho capito chi deve riconoscere chi e in che modo. O meglio Giovanni viene riconosciuto, ma non si sa in quale identità e poi senza che nessuno lo fermi se ne torna a casa tenendo Bella, tremante, fra le braccia.

Poi lo devo ammettere che non ci ho capito nulla in questo finale di capitolo. La bambina parla? Ma quanto tempo ha? E non è Bella, ma la piccola loro? E a Giovanni non succede nulla? Cambia casa e lavoro così, sorridendo? Tornano a casa Boffin come dei figlio prodighi? Dickens, davvero davvero parliamone: ma che ti succedeva quando scrivevi questo libro? Diamo per scontate le bollette da pagare, ma a questo punto l’editore ti ha messo alle strette!

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“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. III-IV

Si è alla resa dei conti alla Pergola? Boffin, accompagnato da Venus, si reca alla casa e deve subire l’atteggiamento spocchioso e tirannico di Wegg che visto l’atto che ha trovato crede di poter appropriarsi di tutti i beni della Pergola ed umiliare quello che fino a questo  momento è il suo datore di lavoro. La posizione di Venus per ora è abbastanza ambigua: silente, accondiscende Wegg, accetta che Pauta (custode inconsapevole dei beni esterni alla Pergola) venga malamente cacciato di casa e così via. Wegg inizia a dettare condizioni su condizioni: suo scopo è spennare del tutto Boffin, condannarlo alla rovina, appropriarsi di tutto. La figura di questo miserevole è sempre più abbietta, meschina e insopportabile; personaggio a cui due calci ben dati nel fondoschiena non starebbero del tutto male. La situazione si sposta poi velocemente alla bottega del signor Venus, dove Boffin viene legato da Wegg per poter leggere, ma non toccare, il documento che dimostra come egli sia un impostore e che abbia preso l’eredità altrui impunemente. Wegg ha davvero in mano Boffin, lo accompagna addirittura a casa, lo controllerà per sempre, tutto oramai è in suo potere senza che gli altri due possano opporsi.

Sarà davvero così?

Si cambia totalmente casa e ci troviamo a seguire la giornata di Bella. La giornata sembra radiosa, pregna di promesse e la ragazza è di ottimo umore (c’è anche da dire che quando lei viene presentata in compagnia del padre mostra una dolcezza un po’ stucchevole, ma almeno positiva e non opportunista). La casa è silente, solo per il padre e la figlia, alla mattina presto, nasconde come la speranza di qualcosa di bello (noi lo sappiamo già visto il titolo del capitolo), lascia andare i due protagonisti senza colpo ferire per le vie della città. Li attende Rokesmith come immaginavamo (e il mio tasso di glicemia sembra salire a questo punto, mentre il mio cinismo se ne sta chiuso in un angolino a ringhiare. Che volete farci? Non sono fatta per certe letture!). I tre si dirigono alla chiesa più vicina, mentre l’ombra o il sospetto che la signora Wilfer si presenti non invitata un po’ gela la loro infinita gioia. Ah proprio una bella famiglia questa! Ma niente interrompe la cerimonia e finalmente Bella e Rokesmith sono marito e moglie (Evviva!), non sapendo che erano destinati a sposarsi dalle prime pagine del libro. Ah, proprio una cosa inaspettata Dickens!

I due giovani sposi, dopo aver spedito una “sentitissima” lettera alla signore Wilfer annunciando cosa avevano combinato e come discolpavano il signor Wilfer, si recano alla loro piccola dimora dove li aspetta una cameriera (e scopriamo che Bella ne aveva una personale spuntata da chissà dove) e una ricca colazione. E dopo questo primo rito famigliare, escono di nuovo per andare a benedire il mondo come la miglior coppia disneyana che si rispetti (mancano solo gli uccellini che cantano) e ritrovarsi di nuovo coi piedi sotto al tavolo per il pranzo di nozze. Aveva fame Dickens in questo capitolo? Mah…

Intermezzo comico o burlesco al pranzo di nozze: perché? o.O

Il capitolo finisce coi saluti finali, molto melodrammatici, del signor Wilfer sul vaporetto per Londra e i signori Rokesmith sulla banchina. Che sdolcinatezza.

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“Il nostro comune amico” Libro 3, cap. IV-V

Anniversario di matrimonio dei Wilfer. Vien quasi voglia di invitarsi, anzi no, preferisco andare a zappare. I Wilfer continuano la loro vena di famiglia anaffettiva e la matriarca continua a sfoggiare le sue doti di depressa cronica. Se qualcuno dovesse trovare nei libri un elogio e una spinta al matrimonio, beh non leggete queste pagine: meglio rimanere single. I figli Wilfer poi rincarano la dose domandandosi, una volta usciti dall’infanzia, perché i loro genitori si fossero sposati…

Continua intanto l’inutile balletto fra Bella e Rokesmith, dove l’indifferenza di lei e l’educazione e rinuncia di lui si fondono insieme creando un misto di romanticismo vecchio e polveroso. Continuo a pensare che due sberle ben date ai due personaggi farebbe solo bene alla storia. Dickens, davvero, volevi scrivere una cosa alla “Orgoglio e Pregiudizio” ma più palloso?

Improvvisamente il tono della narrazione cambia e non si capisce per quale motivo Bella, vestita tutta bene e a modo, decida di mettersi a cucinare i polli, vittime sacrificali di questa festa triste di anniversario. La scena famigliare risulta surreale perché inserita in un discorso diverso e muta il registro senza un vero motivo. Perché Lavinia, la sorella minore, debba poi apparecchiare la tavola come una camionista ante litteram? L’affetto fra le tre donne poi è il frutto di sfrontatezza e depressione e le stesse frasi sarcastiche in altro contesto creerebbero un’intesa d’intenti che qui non esiste, ma allora perché tutto questo?

In un primo tempo i miei post erano quasi dei riassunti, ma ora che siamo alla metà del libro (evviva!), indietro coi ritmi come poche volte mi è capitato, mi viene più normale fare del sarcasmo e farmi domande sulla scrittura e sulle scelte narrative di Dickens, perché dopo tanto tempo (perso) ancora non capisco la motivazione di questo libro, il suo intento, il suo modo di suscitare passione nel lettore. Questo libro è pieno di meschinerie, piccinerie, personaggi monolitici e piatti e noia.

Come precedentemente accadde nella storia il signor Wilfer, apparso sulla scena con calma, risulta il più solido personaggio della famiglia mettendo in ordine anche le incapacità della volenterosa Bella nei confronti dei polli e non solo questo, visto che riesce a portare il buon umore e una complicità vera fra di lui e le figlie. Abbandonate la matriarca per favore! E poi perdere tempo a chiedersi perché lei sia immusonita!! E’ depressa, pallosa e fiera di esserlo, quindi tu autore e voi personaggi lasciatela in pace e date tregua a noi lettori (mi vien voglia di saltare le righe…). E invece no! Ella inizia con i ricordi della sua gioventù, i consigli dei parenti per un buon matrimonio e noi ci troviamo come Giorgio Sampson (invitato alla festa) a fare casino sulla sedia e forse a sperare di fuggire. (Se fossimo in un libro horror, a questo punto ci sarebbe un colpo di scena…)

Rimasti soli Bella e suo padre ella si confida con lui, sia per le sue paturnie sulla propria vecchiaia sia su quello che sta succedendo sulle richieste di matrimonio che ha avuto. Povero padre che non capisce come fare a sbolognare sua figlia! E alla fine del capitolo ella preoccupata confida che il signor Boffin sta cambiando a causa dell’eredità che ha avuto e dei soldi che deve amministrare. E forse alla fine anche lei si rende conto che il denaro è “lo sterco del diavolo“.

da il film “Il pranzo di Babette”

 

Nel frattempo a casa Boffin…Bella trova i signori e Rokesmith nella stanza più intima della casa e li trova a discutere di alcune faccende, fra cui il ruolo e la paga del segretario. Notiamo, appunto come pensava Bella, un cambiamento di atteggiamento nel signor Boffin che da estremamente generoso e poco attento alle rigide convenzioni è diventato un vero padrone e come tale vuole controllare tutto e tutti. La signora Boffin se ne accorge e cerca di intavolare col marito un solito discorso accomodante, purtroppo tutti notano che il marito è davvero cambiato. Me ne dispiaccio enormemente…

Si nota anche che tutti questi discorsi di soldi, ricchezza, bellezza da mantenere hanno turbato fortemente Bella. Il suo mutamento era aspettato e un po’ banale, ma alla fine inizia a smuovere il personaggio.

La nuova passione del signor Boffin è comprare libri sugli avari e in questa cerca coinvolge Bella (anche perché tanto la tratta come una figlia e quindi non c’è, per ora, nulla di male). Come mai ‘sta cosa? Paura di diventare come loro? Speranza di diventare come loro? Cerchiamo di capire.

Tornano anche alla ribalta i Lammle e qui mi spavento perché la simpatica Sofronia ammette di rimanere affascinata da Bella. Cosa vuole da lei? Come potrà rovinarla? Ovviamente non si potevano stringere tutti gli strali sopra Lisetta, ci vuole una controparte nel ceto più alto! Per fortuna Bella non è Giorgiana, ma è più furba e più intuitiva dell’altra ragazza e quindi Alfredo non le piace, ma anche certi atteggiamenti della moglie li teneva d’occhio. Speriamo bene. Si finisce per tornare al “problema” del matrimonio di Bella. Stiamo rasentando il ridicolo, Dickens! Abbiamo capito che lei vuole una sistemazione adatta e non l’amore; siamo convinti che i pretendenti guarderanno alla sua dote,; lo abbiamo capito che in tanti ci vorranno marciare; ma sappiamo anche che cederà all’amore anche lei e allora perché continuare a ripetere a ogni personaggio cose già lette? Ora anche la signora Lemmle si mette a disquisire con lei della faccenda. Chi altri ancora? Purtroppo “rana dalla bocca larga” Bella confida che Rokesmith si è palesato con lei e le ha rivelato la sua attenzione. Ma perché? Povero Rokesmith!

I rapporti fra i due ragazzi, per quanto tutti in casa avessero compreso un qualcosa, sono diventati piuttosto freddi e scostanti, facendo solo cadere nella paranoia Bella (dai che cede!). In più i discorsi del signor Boffin al segretario di fronte alla moglie e alla ragazza risultano incomprensibili (anche se io penso che sia un modo per spronare il giovane ad alzare la testa e a prendere posizioni chiare e nette). Oppure no, visto con quale frase inquietante si chiude anche questo capitolo. Davvero abbiamo perso il signor Boffin?

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“Il nostro comune amico” cap. X

Matrimonio a casa Veneering, anche se a sposarsi sono una donna matura e un uomo maturo (e io in questo momento non ricordo nemmeno chi siano o se siano già stati presentati…). Geniale la figura del maggiordomo chiamato “l’esperto in analisi chimiche” con il suo modo di fare autoritario, ma ubbidiente.

Alle prime pagine del capitolo Dickens palesa il suo pensiero sull’importanza dell’economia sempre crescente e sinceramente vista la situazione del 2013 non posso che dargli ragione e forse considerarlo un po’ profetico (o solo lungimirante). Egli sottolinea come non sia più importante avere cultura o buona reputazione o certi antenati, basta avere azioni e tutto si può ottenere, si può accedere ovunque. “Liberateci dal nostro denaro, sparpagliatelo per nostro conto, comprateci e vendeteci, rovinateci, soltanto vi preghiamo di assedervi tra le potenze della terra e d’ingrassare a nostre spese.” Quali migliori parole potevano spiegare cosa è successo storicamente negli ultimi due secoli (o quasi)?

Torniamo alla lettura e lasciamo la politica. Scopriamo che gli sposi sono Sofronia Akershem e Alfredo Lammle, considerati dal signor Veneering come dei fratelli per quanto non abbiano avuto a convivere nell’infanzia. Il signor Twemlow (che io ritengo un personaggio coi piedi per terra in quel marasma di famiglia svagata) si trova a dover partecipare a queste surreali cene o pranzo (dove per buona creanza non si deve dire che non si conosce una persona, se la padrona di casa ha affermato o quasi il contrario. Quindi viviamo tutti nella gabbia dorata dell’ipocrisia); a dover essere messo in mezzo in un ruolo importante in un matrimonio fra sconosciuti; a contare nella sua testa chi e quanti siano i nuovi “più cari e vecchi amici” dei Veneering. Questo personaggio totalmente avulso dal contesto lo trovo meraviglioso!

Anche la sua malinconia nel ricordare una ferita d’amore, scatenata dalla presenza di una damigella d’onore simile a una sua vecchia fiamma, è trattata con leggerezza e umanità, con empatia, chiudendo l’episodio con nonchalance..

Al suo opposto c’è la Lady Tippins: tipica signora della città bene, diventata nobile per non si sa quale motivo (Dickens suppone per sbaglio del Re Giorgio III che elevò al rango il defunto Sir Tommaso Tippins), che deve tenere sotto controllo con il suo grande occhialino d’oro. Nota di colore: la sua lista di numerosi amanti… La sua descrizione del matrimonio, partendo dalla sposa, damigelle e altro, è caustica e spassosa, ma purtroppo non troppo lontana da certi parenti “simpatiaportamivia!”.

Il pranzo di nozze poi è l’apoteosi dell’incrinarsi delle convenzioni e tutto sembra filare malissimo fra disinteresse, malignità, incomprensioni e guardarsi in cagnesco, ma paradossalmente niente succede e quando si arriva al taglio della torta la sposa lo fa con fare tranquillo. Intermezzo inatteso e “comico” la scarpa che cade addosso al Maggiordomo, lanciata come buon augurio agli sposi da uno dei Cuscinetti (intesi come i “vecchi” amici che accompagnavano il decorso del matrimonio).

Credendo che il malumore sia solo limitato agli sconosciuti invitati, seguiamo gli sposi in viaggio di nozze all’isola di Wight e assistiamo al loro primo litigio (ma veramente???) e scopriamo che i due si sono sposati credendo che l’altro avesse una buona rendita o un buon guadagno. Scoprono che l’inganno che li ha portati al matrimonio è stato portato avanti in buona fede dal signor Veneering il quale pur non conoscendo bene nè l’uno nè l’altra ne ha parlato come se fosse il loro più “vecchio” amico! Dopo una furiosa litigata sulla spiaggia, dopo accuse reciproche, il signor Lemmle propone alla sua signora di diventare soci (e quindi mantenere il matrimonio tranquillamente) nel nascondere la loro vergogna nell’essere stati ingannati e nel portare a termine ogni loro piano.

Finisce il capitolo però con una descrizione mefistofelica del signor Lemmle. E ci chiediamo quale sarà il vero destino della signora Sofronia Lemmle…

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