“Immortals” di Tarsem Singh

Prendete la mitologia greca, prendete Versace e mischiatelo e…stop! C’è già! O è la pubblicità di Versace (e con un pizzico di Dolce & Gabbana) o è questo film. Punto, recensione finita, il consiglio è di guardare un altro film e non perdere tempo con questo. Va bene, mi applico un po’, ma il giudizio delle prime righe non cambia.

Come è sempre stata mia tradizione quando si fanno le pause tecniche da gioco da tavolo o cose simili, il gruppo di amici ha l’ “obbligo” (più o meno imposto dalla maggioranza) di vedersi un film possibilmente di serie Z, se è B va bene, ma evitare quelli belli possibilmente. Perché questa forma di masochismo cinematografico? Perché quando si è in totale relax, il cervello settato sulla modalità “stupidera + lancio dei dadi” è un peccato sprecare un bel film, anche perché si tende a chiacchierare, ridere e commentare sonoramente, mentre si passano patatine e mangiare vario ed eventuale (e non dietetico). Netflix ci aiuta molto in questa scelta oculata e ponderata (nel caso non ci fossero film giusti, ci sono sempre i documentari complottari da vedere).

Premetto un po’ di cose:

  1. amo la mitologia greca, anche se in generale le mitologie e le teologie mi interessano per svariati motivi. Da bambina leggevo i miti greci al posto delle favole. Conosco oserei dire quasi a memoria tutte le storie. In più avendo fatto il greco a suo tempo il mio studio dell’argomento è diventato anche più tecnico grazie alla severità e bravura della mia professoressa del liceo.
  2. ho guardato e adorato “I cavalieri dello zodiaco”. Cosa cacchio c’entrano con la mitologia greca mi chiederete, beh…appunto! Quello che voglio dire è che per quanto ami la storia, sia rigorosa in certe cose, posso benissimo concedere strappi alla regola che siano minimamente credibili o comunque che abbiano un senso logico interno alla vicenda. Ok, sì, lo so Pegasus rompeva le scatole e Phoenix sistemava tutto e Lady Isabel si andava a mettere nei guai apposta. Lasciamo perdere.
  3. mi incuriosiscono le versioni un po’ estrose dei classici, purché abbia senso, purché ci veda un senso. Tipo “300” che non è un film storico, che non ha niente di storico, che è fumettistico, ma se si è studiato quel momento e la mentalità greca dell’epoca, è un film metafora dell’evento.

Fine premessa, doverosa, perché capiste il perché del mio giudizio.

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recensione di mymovie.it

Partiamo dalla storia (sceneggiatura: 5). Prima di tutto non è una storia conosciuta, ma un qualcosa che forse, perché no?, poteva essere accaduta ma non è stata tramandata. C’è un eroe, tenuto d’occhio in incognito da Zeus (sempre lui in mezzo alle scatole!) fin da quando era bambino; una situazione di guerra e tradimento; un cattivo che minaccia la vita e la libertà di una regione; una profetessa e i suoi sacerdoti più o meno sicuri nel loro tempio; un oggetto mitico. La trama la capite benissimo anche voi: il cattivone vuole l’oggetto che è conosciuto dalla profetessa, quindi mette sotto assedio una regione che caso vuole sia quella del nostro eroe; l’eroe e la profetessa si innamorano e bam! Vabbè, avete capito, “niente di nuovo sotto al sole”.

Allora il punto forte dovrà essere la resa, visto che la trama è un po’ trita e ritrita. Passano gli effetti speciali (7), buona la fotografia (8), la musica non me la ricordo (come al solito, ma che ho? Non può essere sempre colpa mia che non ricordo la musica di un sacco di film) e la direzione (7) è ben fatta, visto che poi, inspiegabilmente, si è trovato a gestire un cast (6/7) con alcuni pezzi buoni (i quali, mi chiedo, con che follia abbiano accettato la cosa). Tutto ciò però non basta o almeno a me non basta, perché un libro si potrà comprare dalla copertina, ma se poi ha le pagine bianche non è altro che un soprammobile.

Scade terribilmente nella scenografia e nei costumi: insufficienti gravi. Allora, chiariamoci bene e tenete a mente il punto 3: un classico, o una storia ambientata in un momento mitico della nostra storia, può essere stravolto nella sua estetica, ambientato in altro momento della storia, rigirato come un calzino, ma in ogni momento questa modifica del testo originario deve avere un senso ed essere da supporto alla vicenda, mentre se prende il sopravvento e diventa pura estetica sterile tutto perde di significato. Non è un caso che a tutti noi che lo guardavamo ci sia venuto in mente uno spot di Versace (visto che se non ricordiamo male aveva ambientato proprio i suoi spot in un’ipotetica Grecia mitica), non a caso che anche mymovie lo avvia sottolineato, perché è così: i costumi non raccontano, non sottolineano, non guidano, non stanno a servizio della storia, ma diventano un momento a sè stante, estetico e basta, incomprensibile e fuori luogo. Parliamo del corpetto di Atena e del suo velo nero da vedova sulla corona puntuta (ma Atena non era la dea della guerra? mah), del martello di Poseidone (comprato in un negozio di giocattoli. E il tridente che fine ha fatto? mah2), dell’ “elmo” a corna di montone/occhi di mosca di Ares (mah3) e della cresta dorata di Apollo (abbiam fatto fatica ad accettare la cosa, forse più della mosca di Ares. mah4). Finiti gli dei, visto che Zeus vecchio ha un mantello di corde intrecciato e Zeus giovane è col gonnellino e bon. L’elmo di chela di Zoiberg del cattivo ne vogliamo parlare? Ma anche no, dai, se no tocca chiedere con che coraggio  Mickey Rourke lo abbia voluto portare… Le profetesse sono molto orientaleggianti e possono andare anche se il bustino non si può guardare, ma se lo porta Atena sarà di moda che vi devo dire. Le guardie e i cattivi hanno le maschere fatisch in faccia (forse per non ridere o piangere, dipende se c’era uno specchio alla portata oppure no). Ometto la descrizione delle armature, ma tutti noi abbiamo deciso che gli scudi cromati degli “opliti” sono una sciccheria, ma mai come il mantello blu sbriluccicoso del re. Gli scudi li vogliamo anche noi, il mantello no perché nemmeno a Iperione è piaciuto.

Punto a parte sono le scimmie titane o i titani scimmia, ancora non abbiamo capito come denominarli. Le tratterò a parte perché sono un’offesa a tutto quello che ci è più sacro nella mitologia e nella Storia. Prima di tutto perché sono rinchiuse da non si sa quanto tempo in una specie di mini calcio balilla dorato e sono agganciati fra loro per la bocca e non sappiamo perché; secondo perché quando vengono liberati/e si muovono come scimmie impazzite. Perché? Posso sorvolare su abiti esageratamente fuori luogo (la costumista era colei che ha anche curato “Dracula di Bram Stoker”, Eiko Ishioka, quindi possiamo capire il gusto e l’estetica) in quanto scelta stilistica che può piacere o meno; posso sorvolare sul fatto che la storia è di una banalità estrema, con buchi di trama e dialoghi inascoltabili; ma le scimmie titane gridano vendetta! I titani hanno scatenato una guerra (che alla fine del film si vede come se fosse un vibrante formicaio bicolor: oro da una parte e nero rosso dall’altra. O almeno così mi ricordo), sono stati imprigionati, si dice “titano” di qualcuno grande e grosso, il Titanic si chiamava così in loro onore (e non gli è andata bene per quello mi sa)! Non erano piccoli, neri (catramati poi), che si muovono a scatti come se fossero tarantolati…

Ora, ogni film ha un suo senso e se il senso di questo era fare un lungometraggio sulla moda hanno sbagliato tempo, luogo, storia. E non ha nemmeno senso paragonarlo ai peplum, nemmeno quelli in cui Maciste incontrava Godzilla. Questo film è una fuffa bella e buona che non accontenta sicuramente chi accetta un film in costume, anche non storico, ma che faccia passare due ore raccontando qualcosa.

Voto: non guardatelo. Fate altro.