“Mangiatori di morte” di M.Crichton

locandina del film

Per quasi tutti i rievocatori il film “Il 13° guerriero” di John McTiernan è un must, a volte da sapere a memoria in tutti o alcuni suoi passi. Questo film racconta la storia di un arabo capitato come ambasciatore fra i normanni, il quale viene coinvolto in una vera missione guerriera, attraverso la quale conoscerà il popolo in quasi tutti i suoi aspetti. Gli spettatori si innamoreranno dei personaggi, ma soprattutto della sceneggiatura, dei dialoghi e di tanti piccoli dettagli che rendono questo film credibile, anche se non filologicamente corretto.

Avvertenza: la recensione contiene spoiler. Leggete a vostro rischio e pericolo.

http://www.amazon.it/Mangiatori-morte-Michael-Crichton/dp/8811677416

Il film trae spunto dal romanzo di Crichton. Alt! Non un romanzo storico come ce lo aspettiamo, ma la trasposizione letteraria (anche se è un falso storico) del racconto dell’arabo Ahamad ibn Fadlan, scrittore e ambasciatore arabo per conto del califfo abbaside di Baghdad anche presso i popoli scandinavi. Basandosi sul racconto rimastoci, la vicenda narra un singolo e particolarissimo episodio dove storia e leggenda si mischiano lasciando spazio a mille fantasiose immagini. I vichinghi (o nordmen, da qui normanni termine usato maggiormente da quando si stabilizzarono in Francia del nord e poi nel sud Italia) sono uomini rudi e dalle usanze rozze, abituati a essere combattenti sempre e comunque, violenti quando serve (o anche no), e giusti; guidati dalle loro superstizioni, ma solidi nelle loro convinzioni religiose. Questo arabo preciso, figlio della sua terra assolata e civile, si trova come un pesce fuor d’acqua a guardare usi e costumi totalmente differenti, lontani dalla sua visione della vita, ma soprattutto si troverà a dover combattere, a essere appunto il “tredicesimo guerriero”, colui che non è settentrionale.

Le differenze fra film e libro sono in realtà minime, anche se il libro si sofferma maggiormente sui rituali funebri e sulla promiscuità accettata, come un valido contorno della guerra e della vita. La schiava che muore sorridendo sulla nave funebre del proprio signore, dopo che è stata posseduta dai soldati dello stesso, è pari alla battuta di spirito prima dello scontro. I wendol e la bruma, le paure del mare, i mostri, tutte cose che passano la realtà e diventano parte di un mondo che è difficile da comprendere appieno se non chiamando in campo “angeli della morte” o divinità.

Crichton crea il suo romanzo come un vero testo storico, con tanto di note accurate e appendice, ma quando lo si legge, per chi è appassionato di storia, qualcosa inizia a non quadrare. Non è il fatto che è il punto di vista di un arabo che guarda popoli diametralmente opposti da lui e quindi vittima del proprio pregiudizio, ma è che la descrizione pare falsata da un volere presentarli come dominati dagli istinti e mai dalla logica, dalla superstizione e mai dalla strategia, dai rapporti di clan e dall’opportunità.

L’attore Vladimir Kulich

Fra tutti i personaggi spicca il capo Buliwif: guerriero, condottiero, re mancato, eroe dal destino segnato. Parla poco, osserva tutto e tutti e con cipiglio affronta e si confronta con lo straniero, denotando una curiosità e intelligenza superiore a quella del resto della sua compagnia d’arme. La sua fine ben più lunga e descritta, non troppo dissimile nel film, è il momento ultimo del racconto, la conclusione logica di uno scontro di civiltà, la fine di chi come gli eroi della Storia e della mitologia accetta il proprio destino senza fiatare. Sì, lo ammetto, qui come nel film ho pianto leggendo la sua morte.

Di fronte a lui ci sono i wendol: mostri o retaggio del passato dell’uomo? Nell’appendice si fa riferimento agli uomini di neanderthal, come se una misteriosa tribù si fosse conservata intonsa, senza mai avere contatti e rapporti sociali ed economici col resto del mondo, mantenendo strutture sociali, forme religiose e modi di combattere di millenni prima. Il film invece li tratta più come i Berserki: uomini orso, semi umani, violenti e quasi invincibili. Di certo la prima versione (quella originale) dovrebbe essere la più corretta perché ipotesi voluta dall’autore, la seconda risulta più credibile leggendo la mitologia norrena.

Herger e ibn Fadlan

Ibn Fadlan risulta più un narratore semi distaccato nel libro che nel film, quasi fosse uno storico o un antropologo (figura più moderna, ma è per darvi l’idea del modo di fare) catapultato in una situazione fuori dal comune, che un attore vero e proprio di un dramma. Il rapporto coi vichinghi risulta sempre un po’ distaccato, rimarcando sempre la distanza fra questi due mondi e se non fosse per la curiosità di Buliwif e la traduzione di Herger non ci sarebbe modo di avere interazione. Ovviamente alla fine del libro la sua vita viene sconvolta e perderà il distacco, ma sarà sempre e comunque un arabo in mezzo ai normanni.

Se si legge il libro come un testo storico si verrà portati fuori strada, ma se lo si legge come un falso storico che racconta una leggenda allora vi farete trasportare in un mondo lontano, freddo e avvolto dalla bruma. Ricordatevi sempre di farvi riconoscere per tempo e con pazienza.

Voto: 7

Scheda tecnica

anno di pubblicazione: 1976

titolo originale: Eaters of the Dead

traduzione di Ettore Capriolo

casa editrice Garzanti, elefanti bestseller

finito di stampare maggio 2010 da Grafica Veneta s.p.a, Trebaseleghe (PD)

copertina: Ted Spiegel / Getty Images

progetto grafico: ushadesign

pagine 173

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“Thor – The Dark World” di Alan Taylor

Ieri sera “serata cinema inaspettata”! Raro evento, perché di solito pianifico le uscite e mi ingastrisco se le cose capitano all’ultimo minuto, ma a sto giro ho mollato il cervello in un barattolo sul comodino (con sopra una scritta di ABQUALCOSA per ricordarmi cosa servisse) e ho lasciato agli altri pianificazioni e altro e mi sono goduta la visione.

Avevo già letto varie critiche e i pareri erano tutti abbastanza negativi, poi leggo il blog di Leo Ortolani (il padre di Rat Man tanto per capirci) e trovo la migliore e più corretta recensione che uno potrebbe mai leggere: questa. Tanto lo so che non sarà un film da oscar o da pietra miliare del cinema. Lo so e lo sento perché i film sui fumetti DC o Marvel sono tutti manipolati, elaborati, triturati, masticati e poi buttati nella mischia in modo che piacciano al maggior numero possibile di spettatori, indipendentemente dal fatto che abbiamo mai avuto fra le mani un albo. Io non sono un’esperta di fumetti americani, ma ogni tanto mi è “scappato” di leggere un albo e qualcosa la so (no non sono Sheldon Cooper e mai diventerò come lui!), quindi quando mi siedo in una sala cinematografica per guardarmi un fumettone mi aspetto un po’ di credibilità.

Su Thor hanno lavorato in troppi e non propriamente bene. Kenneth Brannagh con il primo film ha cercato di dargli uno sfondo shakespeariano, trovando nel rapporto Thor e Odino una sorta di rapporto amletico non passato per la morte del padre, con tutti gli intrighi di palazzo possibili e immaginabili. In realtà la mitologia norrena, a cui liberamente si ispirò il fumetto, è molto più che shakespeariana, ma il film non può essere reso nella stessa maniera e mantenere anche un impronta leggera e volutamente sopra le righe.

Questo secondo film non ha nessuna velleità teatrale e quindi rimane sul filone baraccone, divertimento, effetti speciali e un po’ di storia d’amore che non guasta mai (così fa contente le morose gnese dei vari ragazzi/uomini che se no sarebbero stati obbligati a guardare qualche insulsa commedia d’ammmore).

http://www.mymovies.it/film/2013/thor2/

Ma veniamo a noi. A me il film è piaciuto o meglio ho trascorso un buon paio d’ore al cinema, staccando il cervello.

Partiamo con quello che non mi è piaciuto.

Sceneggiatura: 5

Dialoghi. Non sono sempre all’altezza di una buona conversazione, come se ci fosse sempre un qualcosa di scontato sotto. Sono freddi, troppo ben scritti, ma non veramente interpretati. E’ come se in realtà gli attori non avessero potuto mettere del loro nella storia e anche quando le frasi sembravano un po’ campate per aria quelle erano e quelle dovevano rimanere.

Storia d’amore. Beh…lo avete visto tutti…è di una banalità imbarazzante. Nel primo film Natalie Portman si trovava fra le mani un tozzo di ragazzone biondo e pettoruto venuto dallo spazio che manco sapeva come ci si comportava, salvava il mondo, la sbaciucchiava un po’ e poi le diceva “sai sono un dio, il mondo è lontano, tu sei importante per me, appena posso mi faccio vivo, sai capiscimi…” Ovvio che dimenticare un dio è difficile, dimenticarlo con quel fisico ancor meno, ma porcaciccia quando ti ricapita fra le mani devi proprio creare le peggio cose??? Non so, tipo, continuare a cercarlo, trovare una reliquia, farti possedere dalla reliquia e distruggere la casa del tuo amato? Hai voglia a usare la scienza per farti perdonare! E poi diciamocelo…siete di due mondi diversi, non vi capirete mai davvero…eppure ammetto che il mio unico gene romantico per un nano secondo ha pensato: ma noi niente? Ci trasferiamo anche ad Asgard, dai! Noi saremmo state più utili, anche non sapendo sbattere le palpebre così bene. Credo che a questo punto io debba imparare a sbattere un po’ meglio le ciglia…

I compagni di Thor sono inconsistenti e per quanto siano fondamentali per risolvere una parte della quest (ah no non è un gioco di ruolo! Poco ci manca), sono mere figurine: la guerriera, lo spadaccino con tante donne, l’orso e il saggio. Bon, basta. Fatto compitino torna a casina.

Freya. Madre amorevole per entrambi i figli, donna di polso e di coraggio, viene sacrificata sulla pubblica piazza dello schermo perché troppo ingombrante. Basta Odino per creare confusione in famiglia e lei è troppo saggia per vivere.

L’esercito asgardiano. Pura carne da macello.

La terra. Pura carne da macello, senza mai un giornalista che faccia il suo dovere, provocando allarmismo più o meno a caso. Due semplici caccia inglesi mandati allo sbaraglio contro l’astronave aliena, ma manco lo straccio di un bobbies a dare una mano ai nostri eroi. Ora sappiamo come si può invadere l’Inghilterra senza far muovere un uomo.

Cosa mi è piaciuto.

Scenografia: 8 stupenda. Un misto di fantascienza, steampunk anni’20, futurismo e base epica sia norrena che greca. E’ un tripudio per gli occhi Asgard e se ci soffermassimo bene su ogni dettaglio vedremmo un sacco di citazione artistiche. Il ponte dei mondi che porta ad Asgard risulta essere un perfetto connubio fra l’arcobaleno e il ponte di Brooklyn, ma risulta assolutamente credibile. La stanza delle reliquie e il libro delle leggende (perfetto fra le miniature simil medievali e l’effetto cinematografico molto steampunk) sono una chicca che lasciano a bocca aperta. Poi ci sono le statue monumentali degli avi degli dei che ricordano gli Argonath a guardia di Gondor. Le astronavi sono superbe, un vero tocco di fantascienza in un film che non dovrebbe appartenere a quel genere, eppure sono le prime che mi hanno lasciato la sensazione di averle già viste, con quella loro forma allungata e come la prua di una nave che fende l’aria e la terra come il coltello caldo fa con il burro; sono una citazione, un omaggio o una copiatura? Su questo punto anche altri miei amici hanno condiviso, ma non hanno saputo darmi una risposta precisa.

Costumi: 7 e mezzo La differenza fra umani e asgardiani e altri popoli di altri mondi è facilmente resa, ma era davvero impossibile sbagliarla. La tutina di Thor che dovrebbe simulare una armatura squamata è un ridicola, ma alla fine tocca passarci sopra. Heimdall sembra il cavaliere dello zodiaco del Toro, ma è perfetto come guardiano combattente. In realtà il voto è portato in alto dalla caratterizzazione dei cattivi: gli elfi oscuri. Sono stupendi. Sono un connubio fra elfi di tolkeniana immaginazione e i Borg di Star Trek, ma molto più cattivi dei primi e molto più solidali fra loro dei secondi. Malekith poi è il cattivo per eccellenza, in quel misto di capo tragico e eletto del suo popolo, sulle cui spalle ricade tutto il destino della sua razza, ma anche la saggezza del passato. Le maschere degli elfi oscuri anche quelle mi ricordano in qualche modo gli immortali del film “300” eppure hanno anche un’estetica che non riesco a mettere a fuoco.

aprite l’immagine per gustarvi meglio i dettagli

Effetti speciali: 7 Tutto gira alla meraviglia, si vede proprio che la tecnica sta diventando artigianato di alto livello e di pubblico dominio. La battaglia navale in città ha un po’ il sapore dei video giochi di Star Wars, ma sono emozionanti e coinvolgenti. Il martello di Thor è un essere fisico e non una mera figurina. La sala di Heimdall è poi un posto fantascientifico, preciso in ogni dettaglio, ma credibile come l’analisi medica che fanno su Natalie Portman.

Particolare d’altri tempi sono i titoli di coda con le riproduzioni disegnate di alcune scene del film.

fumetto Robert Rodi e Esad Ribic

Come sempre interessante il rapporto fra Loki e Thor e forse prende più gli spunti dalla mitologia che dal fumetto, però consiglio a tutti coloro che volessero vedere l’altro punto di vista del rapporto fra questi due fratelli di leggere il fumetto “Loki” di Rodi & Ribic, dove Loki non è il villain che tanto fa sospirare le fanciulline spettatrici (tristezza…), ma si capisce da dove nasce il suo risentimento nei contronti del dio del martello di tuono.

Quello che mi ha lasciato indifferente.

Regia: 6 Un buon lavoro, ma niente di eccezionale o di personale. Ammetto di non conoscere il regista e quindi non ci riconosco il suo marchio, ma vedendo la sua biografia dovrebbe essere uno che se ne intende di fumettoni buoni per i nerd.

Musica: 6 anche qui niente di così importante da ricordare.

Voto: 7 Voto alto me lo dico da sola, ma il film ha molti spunti interessanti per ricercare altri film e fumetti; rimane fedele, anche se in modo superficiale, a più opere sia letterarie che fumettistiche; lo spirito baraccone e volutamente divertente prende lo spettatore in un vortice di rilassamento, provocandogli un voluto distaccamento da ogni pensiero e problema. Ed è questo quello che mi aspetto da questo genere di film.