Una domenica nerd. Finalmente.

Oggi non mi metterò a scrivere una recensione, ma ho voglia di parlare di me senza dire troppo di me. Avere un blog ci mette nelle condizioni di dire qualcosa di noi ogni volta che esprimiamo un giudizio su qualcosa, sia esso un film o un libro o altro: ci palesiamo, ci mettiamo anche in gioco. Il rischio del gioco è mettere troppo di noi o non mettere nulla diventando come degli automi; la ricerca del consenso cozza con la salvaguardia della privacy. Eppure è bello poter dire qualcosa di noi, delle nostre passioni, delle nostre giornate, come se fosse un ponte per trovare la condivisione con gli altri. Quindi oggi vi parlo come dopo tanto tempo ho passato una di quelle strane e impensate, un regalo quasi, domenica all’insegna del nerd power e del relax.

Vengo da un lungo periodo pesante, umanamente, dove la fatica di rimettere a posto le cose stride con il continuo far saltare tutti i piani di pacificazione a tal punto che mi vien da chiedere se io non stia forzando la mano a voler mettere cose e persone in posti in cui evidentemente non riescono a stare: caparbietà, ottusità, incapacità di accettare il cambiamento. Non lo so. So che in contemporanea mi sono aggrappata ai libri come quando ero ragazzina, leggendo con facilità e rinnovato entusiasmo, trovando libri che parlassero a me in modo toccante e doloroso a volte: crescere dovrebbe aiutarti a capire che i libri ti parlano, che a volte alcuni te li trovi fra le mani perché sono mazzate che devi imparare a incassare, perché alla fine non esistono “libri” come cose da accumulare, ma “libri” come esperienze da vivere. Il 2019 mi ha riservato sin dall’inizio emozioni.

Eppure mi sentivo mutila.

Mi mancavano le serate film. Mi mancano da più di 10 anni, quando non sono più riuscita a farmi un cineforum casalingo settimanale che era un piacere più che un dovere. E non so andare al cinema da sola. Non ce la faccio. Mi sento “sfigata”. Per questo stupido motivo mi sono persa un sacco di film al cinema. Ho permesso che il nero (lo ricordate il Nulla? Quello.) vincesse e si prendesse una parte di me. Ho smesso di guardare film al cinema ma anche a casa, per quanto mi sia comprata una serie di dvd che vagano da una casa all’altra con il sottotitolo “Ah ma adesso me lo guardo proprio!” e puntalmente nulla.

Domenica il destino ha pagato una parte del debito che mi deve.

Domenica tutto è filato nerdosamente bene. E mi ha come ricaricata o almeno coccolata, come i muri che si alzano quando si è, nei film, sotto attacco, e il protagonista è dentro al silenzio ma protetto. Ecco. Quello. Per qualche ora almeno niente attacchi.

Pomeriggio al cinema a vedere “The Avenger: End Game“. Orario da famigliole o ragazzini e forse anche da vetusti nerd che sanno che non dureranno per 3 ore se il film, anche spettacolare, inizia alle 22. C’abbiamo una certa! Tutto iniziò nel lontano 2008 e le cose erano diverse, come le speranze e i sogni; per molti si sono avverati, ma per molti altri sono stati continui buchi nell’acqua. Per fortuna che c’era la Marvel (e anche star wars dai, anche se i film sono orendi, ma almeno tengono desta la speranza. A new hope!) puntuale, quella che ha sfidato le convenzioni e ha portato la gente, i nerd, al cinema anche in estate, periodo vuoto e morto se non per qualche rassegna estiva all’aperto. Ci ha regalato 11 anni di film prendendo a piene mani da 70 anni di fumetto americano con i supereoi (eggià così tanti, ma Capitan America è della seconda guerra mondiale eh!), tagliando qua e là cose e situazioni e confezionando prodotti che sì facevano storcere il naso ai puristi, ma che riavvicinava al cinema un sacco di gente. I film marvel sono diventati un filone e un momento evento creando una vera e propria generazione di appassionati (speriamo che molti siano andati anche al fumetto). La DC ci ha provato a star dietro, ma una è scanzonata e l’altra è oscura come il suo eroe più conosciuto Batman. “The Avenger: End Game” è la fine della terza fase del Marvel Cinematic Universe e tira le fila di tutti i personaggi che abbiamo visto con un baraccone infinito di cose e situazioni dove ognuno mette la sua manina, ma dove allo scontro finale saranno sempre loro 3 a risolvere il tutto…si spera. Cosa succederà poi nessuno ne è certo, ma a luglio ci aspetta Spider Man (che detesto in questa versione infantile). Non vi dirò cosa succede, ma sì si piange e si deve piangere tanto perché è il viale dei ricordi, è il tentativo di rimettere a posto le cose, è…porc Thanos te e il tuo guanto e le f…e gemme! E’ un Thor che non ti aspetti, un Cap degno e fieramente sè stesso senza nessun dubbio, un Iron Man come lo volevi ma che non si tradisce mai…è tanto altro. Non voglio spoileravi nulla, nessuno si merita uno spoiler mentre si legge un post come questo, ma se andate al cinema portatevi le razioni di cibo e bevande e i fazzoletti. Questo film comunque costringe a riguardarsi tutti i film precedenti non tanto perché se si è perso un capitolo certe cose non si capiscono (si capisce tutto, anche se non hai visto, come me, quello appena prima), ma perché è bello dimostrare che niente è davvero finito finché si può vedere e leggere all’infinito.

Mi è piaciuto il film? Senza fare una recensione vera, posso dire che ha dei grossi difetti e delle scelte stilistiche che fanno cadere un po’ le braccia, ma in fin dei conti è un film che va visto, senza nemmeno voler troppo cercare il pelo nell’uovo, perché la fine di 11 anni di film non è una cosa facile da fare e la Disney se l’è portata a casa abbastanza bene.

Altra cosa quasi impossibile da schivare in questi giorni è la serie ottava di Games of Thrones, dove tutto avrà fine ma mai come dovrebbe essere nei libri visto che quel … di Martin non scriverà mai i libri mancanti, tanto meno ora che la fine gliela hanno scritta gli sceneggiatori. Perché (avvertenze: leggere la frase velocemente e con enfasi e anche arrabbiandosi un po’) sbattersi per qualcosa che già sanno come va a finire, anche se non importa se i libri sono diversi con trame lasciate a mezzo e personaggi nella serie mai esistiti, ma che nei libri sono importanti…uffa! Ammetto di non essere stata nè un’appassionata della prima ora dei libri nè di aver seguito tutte le serie, ma la settima serie me la sono guardata su sky e goduta con i sottotitoli sentendo le voci originali. Alla fine se non vuoi che tutti ti raccontino una cosa che avresti guardato un giorno con calma, ti devi adeguare e seguire la corrente col tuo canotto e le tue provviste. La puntata settimanale è una (e se me la perdo mysky vince), di un’oretta, ma che scorre via liscia come l’olio anche se certe pedate sul sedere gliele daresti agli sceneggiatori per aver scritto dei dialoghi di una banalità disarmante…anche qua tocca rimanere sul vago per non far spoiler, sempre per il motivo di sopra.

E siccome la puntata finisce come quando una volta iniziava la buona vecchia seconda serata e si mandavano a letto i bambini, mandatami a letto, pigiamata e sotto le coperte, mentre fuori il freschino entra attraverso la finestra e dà ancora quel sentore di coperte fino al mento, ho finito la domenica leggendo il libro “Guerre Stellari” di George Lucas, in una vecchia edizione Oscar Mondadori, e che altro non è che il famoso quarto episodio della serie ovvero “A new hope”. Leggerlo è rivedere le scene esatte del film, ma con qualche aggiunta in più per rendere più completa l’atmosfera e i personaggi. Non mi aspettavo che mi piacesse così tanto da farmi risvegliare la forza in me, anche se leggere Artoo Deetoo o Threpoo è difficilissimo quando sai che sono R2D2 e C3Po.

Poi quando il tepore delle coperte ha preso il sopravvento e io mi sono lasciata cullare da tutta quella nerditudine che mi pervadeva; dall’aver condiviso 3 ore di cinema non solo con la marea di gente chiacchierante ma anche compagnia piacevole con cui confrontarsi; dall’essermi goduta senza interruzioni la tv, a quel punto dicevo ho capito di essermi goduta una splendida domenica senza pensieri, recuperando quello che mi piace e mi fa star bene, condividendo e svuotandomi dei miei pensieri per un po’ d’ore. Il mio carattere mi farebbe dire che ora vivrò con l’angoscia di non sapere quando mi ricapiterà un momento così bello, ma non so rispondere: so solo che metto in saccoccia la domenica nerd e prego Chi di dovere che me ne mandi altre.

May the force be with you sul Trono e giocando con la gemma dell’infinito.

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Sugarpulp 2013, Padova

http://festival.sugarpulp.it/

Secondo festival della lettura. Ci sono andata perché sono infatuata di Padova e in qualche modo dovevo guardarmela, anche poca. A distanza di un anno ricordo ancora perfettamente le strade del centro…poco lontana la “Cappella Scrovegni” (autentica meraviglia medievale. Io sono stata veramente rapita). Purtroppo il tempo era poco e tante cose da fare, eppure il mio sguardo si è sempre fermato sui palazzi…uffa! Niente da fare: il medievale che è in me ha sempre il sopravvento quando mi giro!

Tornando a noi, il festival è piccolo, appena nato e deve farsi le ossa. I nomi ci sono, molti italiani, qualche casa editrice nuova in promozione, la voglia di fare anche, ma…ma…ma. Non lo paragono a Mantova perché non avrebbe senso, ma è un’opera che deve decidere dove andare e cosa fare. Fantascienza, Steampunk, Giallo (in tutte le sue forme), cronaca nera che si insinua nel romanzo…cultura pop. Tutto e niente.

Purtroppo i banchi coi libri sono pochi e gli incentivi a comprare pochi: con la tessera dell’evento, valida per due anni (e forse qualche altro incentivo), c’è un qualche sconto, ma niente altro. Ma un tempo non c’erano i prezzi fiera? Peccato, perché in questo tempo di crisi tocca fare i conti anche per prendere un libro dubbio. Le piccole case editrici sono presenti e affamate di lettori, ma non so quanto convenga cercare di arpionare con dei pistolotti gente che osserva e basta…

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In un angolo poi un disegnatore, ma senza nessun cartello che indicasse nome e pubblicazione. Peccato anche qui, visto che dallo schermo che gli avevano messo la mano era veramente interessante. Anche alla voce disegni tocca dire che erano relegati in due lati opposti del chiostro interno del palazzo e anche qui senza una indicazione che acchiappasse il passeggiatore più svagato.

Per quanto riguarda le tre conferenze che ho visto devo ammettere che Luca Crovi è il professionista che ho sentito per anni a “Tutti i colori del giallo” su rai2. Oltre alla voce, calda e ferma, conosce a fondo soggetto e persone e, se anche con alcune di esse si nota il legame di amicizia (nessuno ha nascosto nulla delle loro conoscenze e collaborazioni e questo è un bene), tutto è svolto con la massima professionalità.

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Purtroppo la conferenza più interessante (parallelo fra libri, sceneggiatura e cinema) è stato gestito con piglio soporifero e non sul pezzo. Peccato perché la presenza di Lilin (“Educazione Siberiana”) e Willocks con le loro esperienze internazionali avrebbe permesso non sono un impietoso paragone con l’Italia (difeso nemmeno dall’unico italiano presente, Carlotto), ma anche capire come il lavoro di impostazione sia più complicato e interessante di quanto si pensi. Willocks è stato il più tecnico e, malgrado la grappa che lo ha stroncato (niente da fare, ci vuole fisico per bere certe cose, caro il mio inglese) e la stanchezza per il poco sonno per aver letto un’altra opera di Lilin, è stato anche il più centrato con l’argomento. Non ne faccio una colpa agli altri, ma a colei che doveva gestire il tutto che era emozionante  come la lettura dell’elenco del telefono, con domande che sinceramente poteva fare uno studente del primo anno di scienze delle comunicazioni. Me stavo ad addormentà! Lilin si è risvegliato dal suo stesso torpore solo a raccontare come si usa un coltello!

E qui mi scappa la critica, non tanto a questo evento, ma al circo mediatico che ci gira attorno.

I lettori sono scusati di tutto o quasi. Alcuni sono sobri, altri sono dei fanatici, altri si aggirano serafici e accomodanti fra stand e personaggi come si trovassero nel nirvana. Di solito si riconoscono per avere borse e zaini del peso specifico dell’osmio, tanto è pieno di libri da far firmare (se poi c’è il loro idolo, allora si sono portati dietro tutta la biblioteca!), scarpe mediamente comode per rincorrere il proprio beniamino. E dovrei parlare per ore delle sensazioni positive vedendo le mie amiche CF con gli occhi adoranti di fronte a certi autori… 😀

Gli organizzatori li vedi girare con il loro pass e sono sempre senza fiato. Giustificati.

Passante per caso. Spaesato. Giustificati.

Scrittori. I più normali, a volte non si sa nemmeno che faccia hanno e loro possono goderne e dolersene di questa cosa, ma alla fine sono sempre fermati da qualche fan per due chiacchiere e un autografo. Mediamente disponibili. Alcuni vengono anche rincorsi in bagno…

Quelli del settore…eccoli, lì! Possono essere giornalisti professionisti di qualsiasi ordine e grado, studenti di “Scienze delle Comunicazioni” o blogger. E si riconoscono. Li vedi. Vestiti alla moda alternativa (che lo sai benissimo che se la moda alternativa cambia, loro cambieranno tutto l’armadio), con tutto quello che serve loro per prendere appunti (stranamente ho visto molte penne e matite. Non prendeva il tablet? Crisi? Non fa più figo? A voi l’ardua sentenza), fighetti. Sono quelli che adesso va di moda chiamare hipster? Manco ho capito veramente cosa sono gli hipster… Comunque mi stanno antipatici a pelle. Io sono una nerd, quando il termine significava sfigato e non era di moda parlare di Tolkien o sapere a memoria le battute dei primi 3 film di Star Wars. Ho amici veramente alternativi e non modaioli. Frequento persone che vivono davvero in un altro mondo (ed è meglio non raccontare cosa si nasconde dietro un vestito storico…). Tutto in una normalità di mondo e sottocultura in cui ti sei guadagnato sul campo i gradi, quindi a me quelli “del settore” stanno sui nervi. E sarebbe anche il caso che non mi squadrassero perché porto un cappello anni ’20 nero di feltro e un chiodo invecchiato dal tempo! 😛