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“Hitchcock nei film della Universal Picture”

La scalinata che porta alla mostra.

La scalinata che porta alla mostra.

Al Palazzo del Governatore a Parma fino al 9 novembre c’è una piccola mostra dedicata al Maestro del Brivido, una mostra che io non potevo mancare visto l’esame di storia del cinema che ho fatto all’università proprio su di lui, visto i libri e le vhs (sì lo so, residuato bellico) dei suoi film, visto che se mi capita di fare zapping e di trovare un suo film mi fermo quasi sempre a guardarlo. Ad accompagnarmi c’erano Martina di “Dillo alla Mamma” e la sua splendida bambina. Una mattinata di sole quella del 22 ottobre, molto tranquilla, con una Parma che cerca di tornare alla sua normalità dopo alluvione, caldo anomale e tanto altro; una mattinata tranquilla passata a passeggiare e chiacchierare. Insomma quello che ci voleva.

Torniamo alla mostra, visto che siete ancora in tempo per vederla.

Chiariamo subito una cosa veloce: quanto conoscete il maestro del brivido? Perché solo in base alla risposta potreste valutare di visitare la mostra.

Se come me ne sapete un bel po’ (non tutto ovvio) questa mostra è onestamente superflua e dovevo immaginarlo visto che purtroppo oramai le mostre che si fanno al Palazzo del Governatore saranno sì di argomento interessante, ma purtroppo solo introduttive per gli autori trattati. E anche questa volta non si scappa. Perché questa scelta? Ovviamente non si può sempre fare una mostra monografica su un’opera particolare e sviscerarla in ogni suo angolo, in ogni suo aspetto anche più astruso, ma scegliere di fare i riassunti che valore ha? Leggo sul sito della mostra che è stato un successo anche a Palazzo Reale di Milano e che qui è anche stata arricchita…quindi era più piccola? o.O

le foto

le foto

Il prezzo del biglietto intero è di € 8, ma con la tessera di Feltrinelli pagate un ridotto di € 6,50 che è molto più accettabile che il prezzo intero. Non li vale 8 eurini questa mostra mi dispiace. Ci saranno pure i piccoli filmati di spiegazione del genio attraverso le parole del critico Gianni Canova (il “tato” di cui si è innamorata Cami), interessanti, chiarissimi, ma niente di nuovo; ci saranno pure le immagini dei film, con qualche scena rubata dal set con tutte le varie spiegazioni di chi, come, quando e perché è stato girato, qualche notizia di gossip ma niente altro; ci saranno anche gli aforismi del regista in italiano e in inglese (e per fortuna perché abbiamo scoperto poi che la traduzione in italiano è manchevole); ci saranno anche un paio di sale specifiche per alcuni suoi più famosi film; ma poi niente altro.

Sono consapevole che se avessero fatto una sala per ogni film di Hitchcock sarei ancora chiusa dentro al palazzo e mi avrebbero dovuto dare vitto e alloggio; sono consapevole che i film possono essere letti in varie ottiche; sono consapevole che bisogna fare una scelta per narrare l’arte di un autore (qui non si parla dell’attività di documentarista di guerra e di altre cose che fece oltre ai film); però qui è davvero tutto ridotto all’osso, tutto troppo superficiale, tutto adatto a chi non lo conosce per nulla e trova interessante leggere quando è stato fatto “Gli uccelli” e due gossip.

Psycho

La sala dedicata a “Psycho”

Era presente anche una scolaresca del Toschi (da noi è l’istituto d’arte) e anche la descrizione della professoressa (che si ho ascoltato di nascosto, perché sono curiosa e rompiscatole) non ha aggiunto nulla a quello che i ragazzi vedevano, non spiegando fino in fondo la sua genialità di artigiano del cinema o di innovatore del senso scenico, o di studioso dell’animo umano. Insomma il personaggio è troppo complesso per una mostra così piccola e ridotta.

Come potete vedere dalla foto a destra, gli ampi spazi molto eleganti (Camilla si è divertita un sacco a giocare coi divani stilosi presenti nelle sale) sono vuoti e scenici, ma poco sfruttati. Credo che ancora una volta l’apparenza ha vinto sulla sostanza. Io in questa sala avrei messo un sacco di cose al posto di quel divano giallo senape: per esempio un diorama del Bates Hotel, una sedia a dondolo, oggetti vari che facciano entrare davvero nel film lo spettatore. E invece nulla.

Certo voi mi direte: “è facile fare i curatori della mostra, quando fai dell’altro e punti il dito.” Avete ragione, io sto puntando il dito, ma un po’ è diritto di chiunque vada a vedere una mostra capire se ne esce soddisfatto o meno e se il prezzo del biglietto è adeguato a quello che si è visto o meno. Come nei musei, come quando si va al cinema o si compra un libro. Ci lamentiamo del prezzo di un libro appena uscito, stampato in carattere 20 per occupare più spazio e sprecare più carta; ci lamentiamo se il film non è abbastanza divertente/serio/ottimi effetti speciali; e non dovremmo lamentarci se una mostra è non soddisfacente? Beh io mi lamento, soprattutto quando le aspettative erano alte e la voglia di essere stupita pure. In fin dei conti non ci stiamo abituando lentamente ad accontentarci, perché non c’è nessuno che ci darà di più di quello che ci aspettiamo; siamo rassegnati a un “va

io, sì sono io, nel mio selfie dentro la mostra

io, sì sono io, nel mio selfie dentro la mostra

bene così” senza pretendere da noi e dagli altri se non il massimo al meno il meglio; ci va bene quello che ci propinano a tal punto che non sappiamo più valutare il valore in senso relativo e assoluto. Questa mostra è stato un piacevole diversivo, utile per chi deve affrontare l’autore partendo da zero, è un intermezzo ben fatto in fin dei conti, ma io chiedevo di meglio. E’ questo il mio problema: voglio imparare qualcosa che non so anche di quelle cose che amo e che conosco.

Una cosa veramente positiva è il bookshop: di soliti libri di cinema, specialistici, molto (anche se ne mancano alcuni che sono delle chicche) sul regista, alcuni romanzi da cui sono stati tratti i film più famosi. Insomma un bookshop all’altezza di quello che si vedeva, anche con qualche piccolo gadgets non carissimo (magnete pseudo Vertigo a 5 euro è fattibile, tanto per dire), ma tutto in tema con la mostra. Capita raramente di avere un supporto del genere all’altezza.

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