Piccole librerie, grandi tesori.

Ovunque si parla di crisi dell’editoria, di librerie che chiudono, di legge Levi (quella simpa sul tetto di sconti, bellamente aggirata come buona parte delle leggi in Italia), di persone che non leggono (ma io sono attorniata solo o quasi da lettori compulsivi e se vado in libreria a volte c’è la fila alla cassa. Qualcosa non mi quadra…) e di altre cose del genere. Speranze? Poche a quanto sembra. Diatribe e nulla di fatto invece tantissime.

Se nel frattempo i lettori si dividono come fazioni fra cartaceo e digitale (poi vi parlerò della mia esperienza), il mondo del libro ruota intorno a un asse che sinceramente non so ben capire. Venerdì, dopo già una settimana di apertura, il Libraccio si è ufficialmente insediato a Parma con la bella presentazione di De Giovanni e la sua ultima fatica “I bastardi di Pizzofalcone” (anche questo lo trattiamo in altro post). I locali sono quelli della ex Feltrinelli, ora spostatasi in altra sede (molto più grossa, ma a mio parere mal sfruttata). Bello il discorso del direttore: volevamo che questi locali, occupati per 40 anni dalla Feltrinelli, rimanessero una libreria. Beh, a me pare un bell’affronto, ma sicuramente è stato bello non vedere quelle stanze snaturate (nella stupenda piccola libreria Battei ora c’è un orrendo e comune Yamamay…) e poter sentire ancora odore di libro.

Sabato ero a Pesaro, l’altra mia città. Ero a trovare i miei, ma non ho un gran rapporto con il mare e quindi ho dedicato una giornata a musei e librerie. Frequento Pesaro da tutta la mia vita e mi ci muovo abbastanza bene, ma da un anno all’altro le cose possono cambiare, eppure questa piccola città dove si lavora e tanto, dove il mare è un bene di famiglia e non da turismo, nasconde un vero bene: tantissime piccole librerie, con libri usati e scontati, in ogni suo dove. Mondadori è presente con la dicitura Gulliver e la Coop è in uno stupendo palazzo antico del centro, ma sono davvero una minoranza in confronto ai tanti angoli pieni di libri. Qualche angolo ha chiuso ed è stato sostituito da una banca o da altro negozio, ma tutti gli altri resistono.

Nel mio pellegrinare mi sono ritrovata in via Castelfidardo e ho ritrovato con una veste meravigliosa una libreria che un tempo erano due locali incasinatissimi, ma dove ho scovato delle perle di libro a pochissimo (altro che Libraccio!): il Catalogo.

la borsina della libreria. Peccato che sia ancora di plastica...
la borsina della libreria. Peccato che sia ancora di plastica…

Dopo tanto tempo mi sono ritrovata in angolo un po’ strano con le scaffalature in legno, libri vecchi e nuovi, poltrone importanti, cantina con gli usati e un’aria di casa fuori dalle righe.

foto d'insieme
foto d’insieme

Avevo resistito a tutte le librerie in cui ero entrate (anche se il richiamo di Calvino è oramai assordante! Dovrò cedere e ritornare da lui dopo tantissimo tempo…), avevo sfogliato libri, segnato a mente titoli, ma qui ho ceduto a uno stupendo libro di medicina medievale duecentesca e il mio portafogli si aperto come niente. Non resisto a certi libri, soprattutto quando il prezzo pur altino è comunque abbordabile.

Se abitassi a Pesaro sarei una cliente fissa e probabilmente avrebbero la mia foto fra gli “amici” e magari un posto fisso sul divano, ma per mia fortuna passo per quella città molto poco. Però ammetto che mi manca di avere un rapporto umano e sorridente con qualcuno che se ne intende di libri, che magari ha difficoltà a cercare le cose sul computer, ma è un cane da tartufo per un titolo raro. Forse instaurerò un rapporto simile con quelli del Libraccio (ci sono passata oggi con calma e per fortuna che mi ero messa come badget meno di 5 euro, visto che avevo già ben speso a Pesaro! Ma quanti libri scontati! Che meraviglia!), anche se comunque mi mancherà il senso di originalità insito in quelle poche, rare e stupende librerie personali, dal nome unico e pensato.

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