La tv parla di libri?

Mi piace la tv, guardo la generalista, ma preferisco sky e qualche volta il digitale (quando si vede perché basta che un passerotto starnutisca e allora sono pixel per tutti). Anche se seguo con interesse “Tv Talk” (più un tempo quando a mio parere era meno politica e più studio della televisione in generale. Sarà il periodo, ma sentire parlare di politica o di problemi politici trattati con giornalismo di genere ma con sottofondo ideologizzante un po’ mi da a noia), non sono una patita delle statistiche o dei numeri, anche perché a me paiono sempre molto freddi e distanti.

Quello che mi domando ogni estate è perché i programmi non di settore e di largo consumo e raggiungimento, come per esempio i tg, solo in estate consiglino i libri. So benissimo che la risposta di tutti è “perché in estate si legge di più”, ma se ci lamentiamo sempre che l’italiano medio non legge perché non invogliarlo tutto l’anno.

Mi direte che i programmi sui libri ci sono, ma sinceramente quelli che ho trovato in giro citati a me fanno dormire. Augias non mi piace e la Bignardi mi è assolutamente insopportabile, Fazio è noioso. Sono di parte? Sì e non mi interessa. Anche perché questi programmi propinano sempre lo stesso genere di libro: la narrativa o politica o di denuncia o lacrimevole. Mai un bel fantasy fatto bene, un horror come la paura comanda, un giallo esaltante. Sempre la stessa identica noiosa pubblicità all’ultimo vincitore del premio x, all’amico di giornale, allo scrittore a cui strizzare l’occhio, al libro bombato dalla pubblicità e nelle classifiche di mercato.

Io intendo un programma che parli di libri, anzi di Libri che non vuol dire per forza snobbare l’ultimo uscito, ma che non abbia paura di saltare da un Lansdale a un Deaver come a un Simenon; buttarsi in King e vedere quanto deve, se deve, qualcosa a Polidori; trattare dell’ultimo libro di cucina della Parodi, ma poi chiederle cosa legge lei (a me piace la Parodi perché cucina per persone normali, quindi non toccatemela, ma magari come persona è ancora più interessante di quel che sembra) o cosa legge ai suoi figli; partire con Melville e poi trovarsi che ne so, magari contro i nuovi pirati nel Pacifico.

Anche un programma come “Un pugno di libri” (che io preferivo nell’edizione con Roversi) è per addetti ai lavori, per persone che si ricordano tutti i titoli, i capitoli e le citazioni di determinati classici. In più sinceramente dopo un po’ annoia la gara fra piccoli “geni” letterati che hanno imparato a memoria tutto un libro e il loro contorno. Mi chiedo se saprebbero rispondere alla semplice domanda: ma ti ha emozionato?

Se ci si alza presto o si va a letto tardissimo trovi qualche programma che parla di libri, che si sofferma su un classico, ma gli orari improponibili sono davvero una iattura anche per chi ama la lettura in modo spasmodico!

Quando ero bambina io (diciamo negli anni ’80) ho il vago ricordo che si parlasse di più di libri, ma non ricordo se fosse perché “si stava meglio quando si stava peggio” oppure era davvero così.

Comunque sia la pianificazione televisiva per invogliare a leggere è volutamente a perdere. Allontanare la gente dai libri è quasi un dovere. Meno leggi meno le celluline grige si alimentano e più facilmente crederai a ogni parola e berrai ogni becero bestseller che ti verrà propinato.

Leggere, criticare con giudizio, farsi un pensiero critico, non cedere alla massa, farsi un’opinione propria (anche sull’ultimo libro uscito e osannato da tutti). Leggere leggere leggere. Deve essere un dovere.

Come vorrei che esistesse un programma che parlasse di libri; che entrasse nelle biblioteche cittadine; che intervistasse i bibliotecari e i lettori; che curiosasse non solo nei grandi store libreschi, ma anche nelle piccole e forti librerie; che sponsorizzasse le piccole case editrici; che tenesse fuori politica ed ideologia e gli amici degli amici. Un programma del genere sarebbe contro corrente e sarebbe liberatorio.

Utopia.

Forse.

Magari non in tv c’è o potrebbe esserci…