“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. II

Lisetta torna alla casa e si intrattiene a chiacchierare con la piccola padrona della casa: chiacchiere da donne. Conosciamo il nome di quest’ultima: Fanny Cleaver ma ha scelto di farsi chiamare Uccellino.

A interrompere le loro chiacchiere (come al solito un po’ insensate. Ma che si fumava Dickens mente scriveva certe cose? Okkei, ditemi pure che ogni frase senza senso apparente alla fine ce l’ha, e vi do ragione, ma sono proprio buttate all’aria come un contadino che semina a caso!) giunge Eugenio Wrayburn con fare disinvolto, mentre l’imbarazzo regna sovrano su Lisetta. Nucleo della loro discussione il fatto che il giovane Eugenio vuole dare un’istruzione a Lisetta, pagandola di tasca propria, ma ella rifiuta. Che ci veda dei doppi sensi? Povera Lisetta che nessuno lascia in pace a fare la sua normale e povera vita! E l’insistenza di Eugenio è solo un dolore per la ragazza la quale si sente in colpa, in difetto, non ricordandosi di cosa. Ecco…brava…un’altra anima dolente che si pente anche quando ha ragione! Lisetta in realtà non riesce a capire le reali intenzioni dell’avvocato che si è preso a cuore il suo caso da quando ha dovuto indagare sulle accuse rivolte a Gaffer Hexam (ma secondo me si è anche preso una bella cotta…) e quando alla fine le comprende accetta che venga un insegnante a istruire sia lei che Uccellino.

Momento lirico di Uccellino, unito a ricordi d’infanzia più o meno realistici…ma in tal modo riesce a far congedare Eugenio… Mente geniale e un po’ malefica!

L’entrata in scena del padre di Uccellino è tremenda vista la violenza con cui viene accolto dalla figlia. La scena sembra il contro altare di quelle che abbiamo visto nel primo libro fra Lisetta e suo padre: per quanto i padri non siano due modelli di virtù, le figlie si rapportano a loro in modo totalmente diverso, mostrando Lisetta dolce e materna, mentre Uccellino dura e matrigna. La disperazione e le condizioni di vita disagevoli a volte sono le cause di inaridimento dello spirito e solo pochi in realtà rimangono puri, è questo l’insegnamento che ci vuole dare Dickens?

Il capitolo si chiede con un moto di tenerezza dell’autore per la piccola Uccellino, ma sinceramente mi pare un’ipocrisia visto che l’ha messa lui in quella condizione disagevole per l’infermità e per le ascendenze.

http://makkiart.deviantart.com/art/bambola-ottocentesca-117467335