“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. XV-XVI-XVII

Ci siamo: sono gli ultimi 3 capitoli! Ultimo sforzo della maratona e poi potrò archiviare questo libro (un prossimo post con le conclusioni della lettura collettiva).

Siamo alla resa dei conti a quanto pare. Mentre da una parte la felicità dei signori Rokesmith Handford Harmon è sicura e pacifica, mentre Eugenio si è sposato la sua Lisetta, mentre i signori Boffin son belli e tranquilli e in pace con la coscienza, vediamo come vanno a finire gli altri “simpatici” personaggi (considerando che Wegg ha già pagato).

Il maestro Bradley è sull’orlo del baratro. Non possiamo parlare di rimorso per lui, ma solo di follia e di paranoia: i suoi gesti sono oltre il sopportabile e l’illegalità che non possono essere scontati normalmente. La sua ragione è quella della follia, anche se pare che appaia un barlume di normalità. Ovviamente vuoi che quel barlume possa prendere il sopravvento sulla follia e ricondurlo al mondo degli uomini? No, vero caro Dickens. Quindi ecco un giorno apparire in classe Riderhood, pronto a provocare e a vedere quanto è il limite della sopportazione del suo avversario. Due giorni dopo questo incontro, il maestro si dirige verso le chiuse con aria meditabonda, torna sui luoghi in cui tutto si è compiuto (in modo pessimo però), torna a casa del compare. Ed è la vera resa dei conti fra i due! A furia di tirar la corda, caro Riderhood quella si spezza!

http://clive-w.blogspot.it/2012/12/book-review-charles-dickens-15-our_5425.html

Torniamo ai signori Harmon che molto generosamente pensano di ricompensare tutti coloro che sono stati buoni e generosi con loro e con i loro amici. Twemlow sistemato il suo credito; Riah buon emissario; Lightwood sistema gli affari; l’ispettore del caso Harmon se la beve e se la gode tranquillo per questo risvolto.

La famiglia Wilfer giunge a “palazzo” per vedere i nuovi risvolti della loro “disgraziata” figlia e rimangono sorpresi e stupiti del cambiamento (anche se loro rimangono sempre gli stessi, con il povero Giorgio sempre più impacciato e in mezzo a situazioni imbarazzanti). Intermezzo imbarazzante di Giorgio (ma perché? Ma vattene, abbi rispetto di te e abbandona Lavinia al suo destino di isterismo!). Pranzo assurdo e Giovanni che dovrebbe essere canonizzato (o si vota alla canonizzazione).

Uccellino e Pauta si incontrano e l’autore sottolinea il tutto come se fosse un avvenimento importante. Ma veramente? Lei diventa subito civetta, lui non si accorge di nulla ma è gentile. Dickens vuoi sistemare tutti e quindi anche loro? Non è un po’, come dire, patetico? Non è che non voglia bene a questi due che sono sempre stati limpidi e positivi, ma questa scenetta molto carina è a mio parere stucchevole e non perché essendo diversi non devono meritarsi nulla (nel più becero razzismo di giudizio), ma solo perché è campata per aria, salta fuori dal nulla, non ha agganci, poteva capitare con chiunque altro. Bah…

Come avevo immaginato col cavolo che Eugenio ci lasciava le penne! Bello e tranquillo, riprende forze e insieme alla moglie Lisetta va a vivere a casa Harmon, la quale oramai è diventata una comune visto che vi abitano i legittimi proprietari, i Boffin e poi questi ultimi. Bah bis..Siparietto francamente inutile anche quello fra i due amici avvocati (bravi, felici e contenti. Applausi!).

http://www.victorianweb.org/victorian/art/illustration/mstone/index.html

Noooooooooooooooooooooo, il libro si chiude con un altro pranzo a casa Veneering??? Ma basta!

Dickens con una punta di cattiveria ci presenta il futuro non proprio roseo dei Veneering: chi vive sopra i propri mezzi alla fine la pagano. Alla fine dimmi Charles, questi due a cosa servivano? E perché ora devono pagare per i loro errori? Vogliamo eliminarli così, perché non sai come fare e non puoi lasciarli al loro destino di inutilità? Tutto ciò per dire, in due righe, che la “buona società” è ipocrita e pronta a mandare a mare coloro che sono in difficoltà? Potevi fare di meglio, sai?

Mentre si aspetta di vedere la disgrazia dei padroni di casa, il pranzo prosegue con la stessa stucchevole superficialità che abbiamo riscontrato altre volte. Vogliamo vederci la critica alla buona società? E vediamocela! Vogliamo vederci la critica alla superficialità femminile? E vediamocela! Vogliamo vederci…insomma possiamo vederci quello che vogliamo, ma il pezzo rimane noioso e inutile all’inverosimile. Mancano poche pagine e mi vien da buttare il libro dalla finestra.

Il libro si chiude con il processo della società bene al matrimonio di Eugenio e Lisetta, con esito scontato e inutile alla fine. Finale assurdo.

Al prossimo post per la conclusione del tutto.

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“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. XIII-XIV

Torniamo a casa degli allegri Boffin e questa volta è la signora, tutta felice e contenta, a raccontarci come stanno le cose, o meglio di come ella abbia riconosciuto una sera nel segretario il giovane Harmon. Bella, saputa la verità, quella che era sotto il naso se solo avesse davvero conosciuto il suo promesso sposo, rimane sconvolta non riuscendo a congiungere tutti i pezzi. I tre svelano anche il trucco, l’imbroglio, attraverso il quale hanno fatto sì che Bella si innamorasse davvero di Giovanni e che lei cambiasse anche atteggiamento: modo amorevole di cambiare una persona in meglio, ma sempre imbroglio è. I signori Boffin gongolano nel raccontare come sono stati attori angeli custodi di questi due, per farli innamorare, per proteggerne le sostanze da ereditare, per vederli costruire casa. E Bella prima sconvolta, poi divertita, accetta tutto di buon grado, forse perché la felicità che ha trovato a seguito di questo imbroglio è così appagante che non le importa come le è arrivata.

E tutti vissero felici contenti in questo capitolo in cui i nostri piccioncini aumentano la felicità, ritrovano i loro benefattori e, senza ombra di dubbio, riprendono possesso anche della loro eredità.

http://www.victorianweb.org/art/illustration/eytinge/3.html

Nel frattempo, alla Pergola dei Boffin, Wegg si strofina le mani pregustando la sua vittoria sul padrone di casa, non sapendo che forse le cose stanno cambiando in peggio, per lui. E l’ultimo dei monticelli se ne va (e io non ho capito cosa sia un monticello, cosa ci si possa nascondere dentro e perché è così importante per diventare ricchi. Me ne farò una ragione come le tante cose incomprensibili di questo libro). Preso dal suo egoismo Wegg cerca conforto nella bottega di Venus, ma giunto dal compare non riesce a comprendere piccoli ma significativi comportamenti nella sua persona. La velenosità di Wegg salta fuori anche in questo dialogo, quando prende in giro la felicità del compare e non riesce a pensare altro che alla propria ricchezza accaparrata (o da prendere in realtà). Veniamo a scoprire che Venus sposerà il lunedì successivo la signorina Piacente Riderhood e che tutto sarà splendido.

Il giorno dopo si dirigono a casa Boffin per riscattare quanto dovuto e, forse, per “spellare” il padrone di casa. Wegg si comporta come fosse il padrone di casa, ma ben presto deve rendersi conto che l’atmosfera è cambiata: prima di tutto perché il segretario è tornato al suo posto (o questo sembra), poi che Pauta era il caposquadra portaviamonticelli travestito e che infine il signor Boffin col cavolo che si fa mettere i piedi in testa! Tiè!

La resa dei conti inizia! Giovanni pieno di rabbia sfoga su Wegg tutto il suo disprezzo (vamolà, un po’ di azione sana e ben descritta), mentre il manigoldo cerca ancora di pararsi il fondo schiena, ma molto inutilmente. Troppo buoni sono Giovanni e Boffin con Wegg! Troppo buoni! Uno come Wegg si meritava solo calci nel sedere…fessi! Eppure, alla fine, chi troppo vuole nulla stringe, il manigoldo paga per la sua ingordigia!