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Buon Compleanno Robert Louis Stevenson!

Altro compleanno, altro pilastro del genere horror, anche se anche in questo caso è limitante relegare Stevenson a un unico genere.

Viene ritenuto un romanziere e devo ammettere che guardando i suoi scritti si può dire che è un termine corretto: riuscire a spaziare da “L’isola del tesoro” con pirati e avventura a “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” con un argomento superficiale del terrore a uno più profondo dello sdoppiamento della personalità e del concetto di Bene e Male, non è da tutti. Saper spaziare in così grande genere letterario è una dote che apprezzo non tanto perché è una sfida per il lettore trovare i punti di contatto, ma soprattutto perché un autore che non si formalizza su un unico genere può trovare più fonti di ispirazione e maggiore libertà.

Dei due libri sopracitati ho letto solo uno in forma completa: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Per quanto io adori i pirati e abbia visto un sacco di film di cappa e spada questo libro in forma integrale non mi è mai stato regalato da ragazzina (forse troppo maschile? Mah, i miei ci hanno provato a regalarmi libri da “femmina” ma ci hanno rinunciato presto, visto che andato a leggermi quelli di mio fratello lasciando indietro gli altri)  e quindi me lo sono trovata solo nelle varie antologie scolastiche e in qualche film. Però il personaggio di John Long Silver so che è lì che mi aspetta…come tanti libri per l’infanzia mi sa che dovrò scoprirlo da grande e tornare bambina! Peccato! 😀

Invece l’altro libro me lo sono letta e gustata da ragazzina, credo nell’edizione “Mille lire” (mamma mia come sono vecchia!) che uscirono quando ero alle superiori e che si trovavano in edicola anche. Ritrovarmi quei libricini pieni di opere classiche, fra le mani, aspettando l’arrivo dell’autobus che mi riportasse a casa, è stato un punto fermo della mia adolescenza.

“Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” viene letto sotto varie lenti di ingrandimento e devo ammettere che quando lo lessi la prima volta non colsi tutti i significati psicanalitici o altro. Trovai invece la lotta del Bene e del Male che vive all’interno di ogni essere umano; trovai anche la “lotta” della scienza contro la natura; trovai anche un senso di sconfitta dell’uomo. Per quanto egli viva nello stesso Ottocento di altri personaggi già qui trattati, qui non ho trovato il fiero sentore del progresso tecnologico sulla vecchiezza della scienza legata alla religione. Trovo piuttosto un senso di disperazione umana, una sfiducia invece nella ricerca scientifica; una paura palesata di fronte alla manipolazione della natura e dell’aprire la porta alla amoralità. Se anche il sottofondo è lo studio e le domande che provoca la nascita della psicanalisi, io ho sempre trovato in questo libro un discorso sulla legge e sul tentativo dell’uomo di esserne superiore. Se non per il fatto “pratico” non ho mai valutato la vicenda come un “banale” esempio di personalità doppia. Per me questo libro è e rimane un libro horror basato sulla morale (ma alla fine tutti i libri del genere e di quel periodo hanno lo stesso sottofondo) e niente di più. Di certo ha avuto una fortuna enorme nella filmografia e non c’è generazione che non si sia cimentata con questo romanzo.

Purtroppo anche Stevenson viene relegato dalla critica e dai libri scolastici nella letteratura di genere e soprattutto di genere per ragazzi, perdendo così tutta la sua importanza nella letteratura anglosassone. Peccato. Altro busto immobile, ma da svecchiare.

Buon compleanno Robert Louis Stevenson!

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