“47 Ronin” di Carl Rinsch

Ieri sera sono andata al cinema con una mia amica a uno spettacolo per pochi, cioè in quegli orari assurdi a cavallo del pasto dove al massimo si è in 10 in una sala da duecento e non litighi nemmeno se il tizio ha la borsa sulla poltrona che hai prenotato perché tanto al massimo trovi un altro posto forse anche migliore. Insomma quelle cose che ti rimettono in pace con il concetto di multisale e fruibilità per tutti a tutti i costi.

Sono andata a vedere “47 Ronin”. Il trailer mi intrippava con quel drago che a un certo punto spunta di notte in un castello giapponese a non si sa bene fare cosa, con il concetto del samurai, del ronin e di tutta compagnia danzante (che in questo caso è spadante), soprattutto mi incuriosiva capire come si potesse fare un fantasy giapponese unendo oriente e occidente. Ammetto di avere una passione per i film giapponesi che parlano di leggende nel loro periodo “medievale” (denominazione assolutamente scorretta, visto che nel Giappone il periodo si divide, molto più correttamente, per le dinastie o per i movimenti. E’ tanto per indicare un periodo lontano, indicativamente parallelo al nostro 1200. Forse. Prendetelo con le pinze però.), ma di solito mi sono trovata a vedere pessimi film giapponesi di serie Z oppure particolari affreschi cinematografici troppo lenti per poter essere veramente apprezzati anche in occidente. Questo dovevo provarlo e capire se fosse adatto a me. E per fortuna lo era.

http://www.mymovies.it/film/2013/47ronin/

La trama riprende una vicenda leggendaria o storica del paese dove 47 samurai alla morte del proprio signore attraverso il rito del seppuku (in questo caso vi è un parallelo interessante fra il suicidio imposto dagli imperatori romani ai “condannati” di riguardo e questo rito del suicidio che libera la propria famiglia da ogni disonore) diventano ronin, cioè senza padrone. Avrebbero l’ordine di non compiere la vendetta, ma l’onore, la lealtà e il senso di giustizia prevalgono sopra ogni ordine dello shogun.

Alla vicenda il film aggiunge il mistero, i demoni, il sovrannaturale. Ricorda per certe atmosfere l’anime ” Inuyasha” ma senza averne le esagerazioni. Può non essere perfetto, non essere fedele al centro per cento, scegliere come coprotagonista Keanu Reeves è tipicamente hollywoodiano, possiamo farci le pulci, ma a me non interessa perché alla fine avevo le lacrime agli occhi.

Non mi interessava la storia d’amore, che tanto si capiva dalle prime immagini che era impossibile, ma per la vicenda dei ronin, per quel legame che si forma fra gli uomini d’arme uniti da uno scopo ben più alto, per il senso fortissimo del rispettare l’impegno e non contestare la legge. I ronin sanno che ogni loro azione verrà punita e ne accettano il destino, ma la giustizia deve essere ristabilita anche a danno della propria vita.

Di tutto il film questo mi è rimasto dentro, forse perché è quello che sento e provo quando pratico la scherma medievale, quando simulo le battaglie insieme ai miei amici o commilitoni, quando in schieramento mi devo fidare di chi ho a fianco.

Sicuramente un esperto di storia giapponese e arti marziali potrà aver storto in naso su tante leggerezze che io non posso cogliere, come io ho storto il naso per la presenza (un po’ inutile) del gigante samurai con la maschera degli immortali di “300” di Miller, sproporzionatamente alto come “La montagna che cammina” di “Games of Thrones”; oppure quando ho visto con orrore sulle armature del samurai degli inutili e mal applicati anelli dorati su piastre di metallo.

Eppure…eppure…io alla fine ho pianto. E sinceramente questo mi basta per farmi capire che questo film mi è piaciuto, che lo vorrei rivedere per cogliere qualche altro particolare.

Regia: 7 e mezzo. Tutto gira perfettamente, non si notano pacchiani o palesi stacchi di macchina, attori che si muovono a loro agio anche quando sono solo impersonificazioni di caratteri particolari di una compagnia. E tutto senza mai strafare.

Sceneggiatura: 7 e mezzo. Ovviamente in 2 ore non si può far vedere tutto e ovviamente c’è stata una scelta nel tagliare la vicenda. Forse avrei aggiunto qualche minuto in più per rendere al meglio la sensazione di abbandono dei ronin, a scapito della storia d’amore, ma alla fine è un discorso personale.

Scenografia: 8. Bella, essenziale, suggestiva. Gli interni particolari e funzionali a fare da sfondo alle scene, mentre gli esterni sono grandiosi e volutamente esagerati: da una natura che ricorda un po’ le terre di Rohan (non c”è niente da fare “Il signore degli anelli” ha fatto scuola anche per le lunghe cavalcate degli eroi) fra il verde e l’arsura, ai castelli ricostruiti con la computer grafica che si stagliano nelle montagne grazie a un sapiente uso di fotografia.

Costumi: 7. Curati, precisi, anche qui essenziali. Forse posso lamentarmi per le armature e per l’assenza anche del trucco nei combattenti, ma sono dettagli. I costumi delle donne sono volutamente sensuali (per la strega) oppure rigorosi nella loro sontuosità. Ogni cosa è curata e se la scelta di prediligere i colori sul grigio può essere vista come una mancanza di fantasia, invece essa è un modo di sottolineare gli stati d’animo e le situazioni della vicenda.

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Cast: 8. Tutti gli attori sono al posto giusto al momento giusto e anche Keanu Reeves, per quanto mono espressione, è assolutamente perfetto nel ruolo, riuscendo a far cancellare dall’immaginario femminile anche Tom Cruise in “L’ultimo samurai”. Gli attori giapponesi sono splendidi nella caratterizzazione e nel rivestire anche forse quello che noi occidentali ci immaginiamo.

Effetti speciali: 9. Meravigliosa la strega e i suoi incantesimi, i demoni e tutto quello che ci sta attorno. Per non parlare della prova che devono superare i nostri eroi nella caverna dei monaci.

Voto: 7 e mezzo. Film americano con cuore giapponese, senza essere davvero nè l’uno nè l’altro. Certo per i puristi sarà, giustamente, un insulto, ma per me che per certe cose voglio rimanere novizia è stato un bel film

 

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