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“La strana morte del signor Benson” di S.S.Van Dine

Acquisto impulsivo dell’anno scorso al Libraccio (oramai sono dipendente da questa libreria, porcaciccia): prezzo buono e poi scontato del 50%, copertina accattivante, grafica interessante. In più volevo tornare al classico del giallo, quello con più investigazione che splatter oppure scientifica; tornarci perché in fin dei conti è questo che a me piace del giallo come genere e non tanto quanto efferato sia (a volte poi sconfina quasi nell’horror e la cosa non mi piace per nulla). Altra cosa da aggiungere è che per quanto io abbia letto i classici pilastri (Conan Doyle, A.Christie, Simenon), mi rendo conto che tanti altri autori, i quali a ben vedere possono essere riconosciuti come altrettanti pilastri del genere, mi mancano del tutto e credo che sia corretto colmare la lacuna.

Ma torniamo al libro. O meglio facciamo un piccolo accenno all’autore. Il nome è uno pseudonimo dietro al quale si nascose l’intellettuale newyorkese Willard Huntington Wright, costretto a letto per la tubercolosi, si documentò sul giallo a tal punto da debuttare proprio con questo romanzo nel mondo della narrativa di genere. Consapevole che lo stile era già stato usato, non si ferma all’usare lo stile diaristico da spalla dell’investigatore, ma diventa egli la spalla del protagonista, una sorta di storico adorante di fronte al genio inarrivabile del dandy superuomo (citazione non a casa visto che Wright era un appassionato studioso di Nietzsche) Philo Vance.

Il personaggio è una sorta di Sherlock Holmes in salsa artistica, meno purista scientifico e più attento alla psicanalisi; una sorta di Poirot senza la sua sottile diplomazia (sì Poirot era un diplomatico, ma nel senso della maieutica socratica, non dell’ipocrisia politica); è un po’ troppo di tutto, senza essere davvero un personaggio interessante. Mi spiego. Non sono rimasta affascinata da lui perché per prima cosa la scrittura e la stesura di questo romanzo sono troppo fredde e nozionistiche, come se si volesse dialogare con un lettore altrettanto acculturato ma non abbastanza da esserne a livello: troppe citazioni in altre lingue non tradotte (nemmeno l’editore ha pensato di farlo), troppe note scritte dall’autore per implementare la cultura presente, troppi dialoghi snob. Vance non ha il fascino di Holmes nel suo essere genio e sregolatezza, visto che è troppo quadrato; non ha nemmeno la galanteria di Poirot nel trattare le persone. In più pessimo il rapporto con l’ “amico” procuratore distrettuale Markham trattato come un inetto (certo Lestrade o Japp non erano tratti meglio, ma almeno non era così palese la loro inferiorità intellettuale). Insomma per me Vance è troppo snob e troppo antipatico.

La storia è un bel classico: un uomo, dalla dubbia moralità, viene ucciso nella sua casa e troppi sono i possibili colpevoli. E’ un classico omicidio al chiuso con gli indizi ben posizionati e su cui il lettore può ragionare insieme agli investigatori (belle anche le piante o i disegni esplicativi), anche se ovviamente si riesce a intuire davvero l’assassino a metà storia e verso la fine c’è la certezza che tutti i conti tornino. Altro difetto, legato proprio allo svolgersi dell’investigazione, è la lentezza della narrazione dovuta non tanto alla trama, ma quanto all’intromissione di elementi esterni e di espedienti per dilatare la “giornata” dei protagonisti. Per questo motivo ho impiegato tanto tempo a leggerlo o meglio lo dimenticavo spesso e gli preferivo altri romanzi o riviste.

Alla fine la sufficienza se la porta a casa e devo ammettere che forse dovrei dargli una seconda chance visto che questa era l’opera prima dello scrittore e quindi può avere molti difetti di impostazione. Voto: 6

 

Scheda:

Introduzione: Edoardo Ripari

Traduzione e note: Paola Artioli

Casa Editrice: Barbera Editore

finito di stampare nel mese di marzo 2011

 

Nota:

Assolutamente positiva la scelta stilistica e grafica e di impostazione della casa editrice BarberaEditore: libro compatto, calcolabile come un tascabile o quasi (in borsa ci sta benissimo); copertina rigida, sovracopertina con immagine in b/n (usata anche sulla copertina); uso del giallo per i dettagli (sembra una scemata, ma è perché la Mondadori usò il giallo per pubblicare i romanzi di questo genere che da noi si chiama così. E’ una bella citazione che fa molto classico); segnalibro in stoffa sottile; prezzo ridotto ( €10,00); carattere leggermente sopra il consueto, ma non troppo grande. Mi è davvero piaciuta molto questa scelta in ogni suo dettaglio perché vuol dire che la cura per un buon prodotto non debba sempre significare prezzo esorbitante. Unica nota “stonata” nello scrivere i dettagli: manca titolo originale e data di pubblicazione in originale (sono dettagli che a me piacciono un sacco).

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