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“Buchi nella sabbia” di Marco Malvaldi

Malvaldi abbandona ancora una volta i suoi vecchietti e il bar Lume e si diletta a giocare con la storia e con l’opera creando un giallo scorrevole e agevole che si legge in una giornata senza nemmeno accorgersene. Abbandona anche il dialetto toscano tanto spinto, ma non rinuncia a una scrittura colloquiale, come se volesse strizzare l’occhio al lettore mentre racconta una storia, una chiacchiera intorno al fuoco. Questo è un pregio che adoro di Malvaldi: la leggerezza. La leggerezza è una qualità e non ha niente a che fare con la faciloneria o la sciattezza, ma è piuttosto quel modo di fare le cose senza appesantire chi la subisce, passando conoscenze e nozioni anche importanti.

Questa volta gioca con l’opera lirica, inscenando un omicidio di un tenore mentre viene messa in scena l’opera di Puccini “La Tosca” nel Teatro Nuovo di Pisa. E mischia monarchia, esercito regio, lealtà al monarca, la presenza del re, agli anarchici cavatori toscani, alle paure di rivoluzione sociale e di attentato. Insomma in una situazione alla “Dieci Piccoli Indiani” dove l’assassino non può che essere uno dei presenti, si mischia la Storia recente della nascita dell’Italia; infarcisce il tutto con nozioni sulla storia dell’opera, sulle scaramanzie e sui silenzi complici di attori, cantanti e manovalanza; mette in scena (è proprio il caso di dirlo) un giallo gradevole e storicamente credibile che ci riconsegna la sensazione di tornare indietro nel tempo con quel modo di fare e agire un po’ antiquato ma molto affascinante.

I personaggi sono ben curati o almeno meno macchiettistici di quanto ci si potesse aspettare, anche se alcuni sono un po’ sopra le righe. E poi scopri che sono realmente esistiti come Ernesto Ragazzoni, poeta e giornalista qui descritto con simpatie per gli anarchici. Malvaldi usa il suo alterego, scegliendolo fra quelli meno “credibili”, e lo fa muovere come un investigatore d’altri tempi, più attento alle parole che escono dalla bocca delle persone che all’indagine scientifica. Questo infatti è un nodo piacevole del libro: il ritorno all’investigazione secca. Non che non ci siano gialli così nel panorama letterario, ma devo essere sincera sono sempre meno, perché il fascino della scientifica anche applicata (in malo modo a volte) a tempi antecendenti è qualcosa che colpisce molti scrittori. Malvaldi invece rimane fedele a se stesso: investighiamo. Punto. E lo fa bene, con la scrittura scorrevole e piacevole, con un italiano sempre molto corretto (ora non è che gli altri non scrivano in italiano, ma è proprio quel tocco particolare che rende una scrittura piacevole, mentre un’altra stucchevole. Insomma l’italiano non è per tutti. E la cosa è valida anche per i traduttori e le traduzioni, che capisco che siano sempre un po’ più difficili, ma a volte ci si annoia proprio a leggerle).

Ora dopo questo bell’encomio, dopo avervi invogliato a leggere, metto l’unico neo: non è un libro eccezionale. Ovvero, si legge benissimo, la storia gira che è una meraviglia, è ben scritto, tutto sembra credibile, ma non è uno di quei libri per cui spenderei soldi e spazio nella libreria: va benissimo farselo prestare o prenderlo in biblioteca e magari riservare i soldi e lo spazio ad altri libri. Leggetelo, passatelo, consigliatelo perché un pomeriggio di leggerezza e relax Malvaldi ve lo assicura.

Voto: 6/7

Scheda tecnica

anno di pubblicazione: 2015

casa editrice: Sellerio Editore Palermo

finito di stampare  novembre 2015, presso la Leva Printing Srl- Sesto San Giovanni (MI), confezionato presso IGF s.p.a. – Alderio (TN); stampato su carta Palatina delle Cartiere di Fabriano.

copertina: manifesto pubblicitario di Martin Lehmann-Steglitz, 1910 circa (elaborazione grafica)

pagine 243

 

Categorie: Libri, Musica | Tag: , , , | 2 commenti

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