“Les Revenants”: state attenti ai vostri desideri

C’è un motivo se nell’antichità la paura dei morti che ritornano è così diffusa e sparsa in ogni dove, al di là di geografia e credo: è la paura del sovvertimento dell’ordine costituito dalla natura, ma anche della legge (se pensiamo a quanti testamenti salterebbero in aria) dell’uomo. Il titolo della serie televisiva fa riferimento al termine per me più corretto e preciso che la linguistica sia riuscito a coniare: les revenants, coloro che ritornano. Non si parla di resurrezione, né di fantasmi veri e propri (anche se a volte il termine viene usato anche per loro), né dello zombie che ricordiamo dalla cinematografia: non sono morti che tornano vivi e ricominciano la vita, ma sono morti che assomigliando ai vivi non vivono come i vivi. Che gioco di parole!

Comunque sia da questo concetto parte questa serie francese che, dopo averla persa più volte su sky, sono riuscita a registrarla e potermela vedere fra le feste natalizie ed ora. Sky prevedeva la maratona della prima serie, ma sinceramente non è per me, comunque è stato utile, perché così non ho aspettato per vedere tutta la prima serie.

http://it.wikipedia.org/wiki/Les_Revenants

Di cosa tratta? Di un tranquillo paesini delle montagne francesi (non è specificato, ma alla fine non è nemmeno importante), della sua vita e dei suoi lutti. E fin qui tutto tragicamente normale, se non fosse che un giorno i morti, alcuni almeno, tornano a bussare la porta di casa, a non capire che è passato del tempo, a mettere nei casini tutti. Non si capisce con quale criterio alcuni siano tornati ed altri no; nemmeno si capisce se è stata la morte traumatica ad essere il filo di congiunzione; se c’è qualcosa dietro; se vogliono qualcosa o qualcuno; se vogliono semplicemente continuare a vivere fregandosene del fatto che nel mezzo la vita vera è andata avanti.

In realtà la serie è ben dosata e tutti i dubbi si dipanano lungo le 8 puntate (ognuna dedicata a un ritornato o un particolare personaggio), cercando la soluzione, portando lo spettatore a dipanare la matassa. Tutto è giocato come un puzzle, con trabocchetti e deviazioni sottili dalla trama principale che servono a distrarre lo spettatore, per poi lasciarlo a bocca aperta a momento debito. E come succede tutto questo? Secondo me grazie a un buon team di sceneggiatori. Più lo guardavo e più, a fine visione della puntata, mi chiedevo come avrebbero potuto renderlo in altri stati: gli americani hanno già “The walking dead” e ne avrebbero fatto una copia; noi italiani non sappiamo nemmeno da che parte prendere una trama del genere (non si parla di politica, di famiglie sfigate, di amori e amorazzi, di destra e sinistra, di isterismi o di bamboccioni…insomma qui non ci potevi mettere in mezzo i soliti serial o film all’italiana che 9 volte su 10 sono tutti uguali da decenni); gli inglesi forse lo avrebbero reso più muscolare. E poi non so. I francesi invece hanno sfoderato la loro arma migliore: la parola. In questo caso scritta, più che parlata, anche se i dialoghi sono curatissimi e non bisogna perdersi nemmeno una battuta per svelare il mistero. La cura dei dettagli, il gioco delle parti, l’attenzione alla diversificazione dei personaggi sono aspetti che rendono questo telefilm sopra la media di quelli trasmessi ultimamente.

Questo telefilm è la dimostrazione che per fare un buon horror o mistero bisogna saper lavorare in team, stare attenti a tutto, avere gente che sa fare il suo mestiere senza strafare. Infatti altra cosa molto bella è che l’ambientazione contemporanea “normale” esclude a priori tutto il misticismo alla new age, mentre lascia di contorno anche la religione ufficiale. Il paese è uno di quei milioni di paesini di montagna che potresti trovare adesso dove c’è la chiesa e tutto quello che ci circonda, ma anche la polizia che conosce tutti, le famiglie che si conoscono come parenti e il vero centro economico che è la diga. In questa serie non c’è altro, anche perché la notizia non è qualcosa da sbandierare ai quattro venti, ma da tenere nascosta per paura. Insomma questo telefilm, nel suo paranormale, è assolutamente realistico anche nelle reazioni umane e nelle paure. L’immedesimazione in alcune situazioni, il tentativo di entrare in empatia sono proprio frutto di questa scelta di profilo verosimile e di studio psicologico all’evento.

Le varie situazioni e i vari protagonisti sono ben diversificati, cercando di permettere una maggior differenziazione di situazioni all’immedesimazione dello spettatore. C’è la ragazzina che torna a casa dai genitori e sorella gemella; il bambino apparso dal nulla; la moglie morta giovane che ritorna dall’oramai anziano marito; il serial killer impenitente; l’artista morto alla vigilia del matrimonio. E altro. Vi ho già detto troppo.

La fotografia fa da supporto, da contro altare: sottolinea coi suoi giochi di colore, preferendo a volte le scale di grigi a volte il colore pulito, le varie sensazioni, i personaggi, gli eventi. Anche in questo caso il lavoro di team risulta palese e ben coordinato.

La musica è essenziale, ma fondamentale, perché con lievi cambi di tono o di velocità riesce a sottolineare nell’evoluzione della serie il cambiamento di situazioni e il lento, ma inesorabile, declino verso lo scontro.

Una seria di pochi effetti speciali, ma di sostanza, che io consiglio a tutti coloro che vogliono il mistero allo splatter, l’indagine alle baracconate. Qui non ci sono libri magici, cerchi esoterici ed evocazioni varie, ma solo il vivo e il ritornato l’uno contro l’altro armato (di non si sa cosa).

Viene detto che la seconda serie si sta già girando ed io incrocio le dita non tanto perché sia vero, ma perché siano in grado di mantenere questo elevato standard e non decada in un fumoso racconto alla Lost (ve le ricordate le serie di mezzo con tanta fuffa in mezzo a sfrantumare?) per spiegare “chi ha fatto cosa e perché” lasciato in sospeso in questa prima serie. Questo il sito per essere aggiornati.

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“I delitti del BarLume- Il re dei giochi” versione sky

L’anno scorso ho scoperto Malvaldi ed è stata una scoperta meravigliosa perché ho trovato le sue storie e il suo stile consono con il momento che stavo passando: gialli scritti bene, ma con personaggi allegri, forse un po’ fuori dalle righe, ma per lo meno non tormentati (non li reggo più davvero, anche perché spesso sono bip mentali dei personaggi e forse degli stessi autori). Quando ho visto per la prima volta in foto l’autore (in realtà non li cerco mai su internet) mi è parso che avesse una bella faccia sorridente, molto in linea con i libri che scriveva. Okkei questa è una visione lombrosiana dello scrittore uomo, ma a volte è bello vedere qualcuno che sorride, racconta sorridendo di gialli e poi scrive libri gialli che ti fanno anche scoppiare a ridere.

Così quando Sky ha annunciato che avrebbe reso in versione tv i suoi romanzi ero effettivamente elettrizzata o comunque contenta visto che il panorama televisivo italico è alquanto deludente quando si muove la tv generalista. Solo Montalbano con Zingaretti si salva dallo schifo seriale…

http://www.tvblog.it/post/436769/i-delitti-del-barlume-su-sky-cinema-1-i-romanzi-di-marco-malvaldi-diventano-due-film-tv-tra-commedia-e-giallo

Purtroppo mi sono fatta un po’ fregare dal fatto che non potendo vederlo in diretta, visto che ero ad allenamento, ho visto prima i commenti e poi la visione ( w il mysky!). Non trovavo un contatto fb che fosse davvero soddisfatto del prodotto e quindi “un po’ mi è scesa la catena”, ma non mi sono fatta demoralizzare. E invece avevano ragione loro.

Premetto che però io sono davvero stordita e solo il controllo sulla mia libreria anobii e l’agenda moleskine di recensioni mi hanno confermato che no! non avevo letto “Il re dei giochi”. Ma come è potuto accadere? Cosa è successo? Tutti gli altri, compreso “Milioni di milioni” (arrivato in regalo gioco CF) li avevo praticamente divorati uno dietro l’altro, questo era stato saltato bellamente. Ora dovrò rimediare ma lasciando un po’ di tempo perché se no ricordo troppi dettagli.

Partiamo dai dubbi, prima di tutto.

Perché partire dall’ultimo libro e non dal primo? E’ la cosa più stupida che potesse esserci, visto che non tanto svela chissà quali cose, ma in realtà non fa crescere il lettore insieme ai protagonisti soprattutto insieme a Massimo Viviani. Qui davvero gli editori hanno delle illuminazioni favolose che noi comuni mortali davvero non possiamo capire. Vabbè.

Seconda cosa: perché cambiare il sesso al commissario Fusco? Nel libro è un uomo, mentre nel telefilm una donna molto dura (ma poi capiamo come non si sa che si smollerà e magari sarà anche molto materna, mah). Nella vicenda è bello questo confronto tutto maschile fra l’ordine costituito e l’investigatore malgrado: è di certo un topos, ma funziona bene anche perché lascia fuori qualsiasi implicazione emotiva, ma al massimo si vede costruire la stima e l’amicizia. Ecco anche sta cosa ritorna essendo partiti dal fondo a fare film. Il/La Fusco conosce già i terribili vecchietti, conosce già Massimo, si è rassegnato/a alla sua presenza impicciona, mentre nel telefilm sembra che sia la prima volta. Quindi come risolveranno la cosa andando indietro nel tempo? Colpo in testa? Cambio di commissario? Rapimento alieno?

Terza cosa: Ampelio non è più il nonno, ma uno zio. Perché? Fanno schifo i nonni? Per una volta che non c’erano nonni fuori le righe come è diventato Nonno Libero del coso là, medico incasinato con figli a carico…quello sulla rai…ah ecco “Un medico in famiglia”. Per una volta che c’era un sano nonno, pensionato, impiccione, ingombrante, autorevole ma non autoritario, con un bel rapporto con un nipote maschio adulto, incasinato ma desideroso di far da sè, ecco che lo trasformano in vecchio zio che lo ha allevato. Ma perché? Anche qui cosa cambiava a lasciare l’originale? E’ davvero una modifica inutile, fuori senso e pretestuosa.

Queste sono le scelte a monte che io non ho condiviso e che sono assolutamente pretestuose e immotivate.

Il cast è accettabile, nel senso che sì mi immaginavo quel determinato attore per Ampelio e non mi aspettavo che alla fine anche Timi potesse essere credibile, anche se la toscanità che pervade il libro è un po’ forzosa, finta e poco spontanea proprio come se fosse una parte di un copione da imparare.

Ecco quale è il vero difetto del telefilm: finto. E’ girato, montato e sistemato come se fosse un video dei Manetti Bros che apprezzo in videoclip e anche in qualche film, ma che in questo contesto sarebbero stati fuori luogo. Ecco la parola giusta: fuori luogo. E’ fuori luogo il cambiamento dei dettagli; è fuori luogo un certo modo di fare fintamente toscano; è fuori luogo il muoversi esagerato, mentre quando salta fuori la recitazione per dover dirimere la vicenda si vede che dietro ci potrebbe essere altro potenziale molto superiore, ma volutamente non è stato usato.

Questo telefilm è un fumetto mal riuscito che soprattutto non emoziona.

Volevamo un altro Montalbano in salsa toscana e invece ci siamo più avvicinati a “Carabinieri” prima serie (ancora accettabile da guardare). Certo raggiungere il livello della serie di Montalbano è difficile, ma un tempo noi Italiani facevano con facilità quel tipo di telefilm, scegliendo non solo attori bravi, ma anche registi e sceneggiatori con attributi e talento. Col tempo ha vinto la filosofia del “Grande Fratello” e abbiamo perso Cinecittà e le sue maestranze, quindi ora che avevamo un altro prodotto valido, lo abbiamo imbastardito perché fosse pop.

Prima di vederlo, mi era capitato di sentire un’intervista a Malvaldi su Fahrenheit, su radio 3, e ammetto che lui è stato un signore, visto che alle domande sulla serie e alle critiche minime che facevano al prodotto lui ha risposto splendidamente, senza però dire nulla, però l’imbarazzo un po’ si sentiva. Non so se è perché il suo potere contrattuale è stato reso vano o lui non abbia creduto di poter valere quanto un Camilleri, ma di certo in quel telefilm io non ho visto la sua mano.

Ho registrato anche l’altro episodio (e sembra che ne faranno altri perché hanno avuto successo… ) e di certo lo guarderò per capire se tutta la serie ha perso la trebisonda o solo un episodio. Mah…