“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. I-II

Siamo alla fine, l’ultimo mese di lettura e devo recuperare tutto il libro 4, ovvero 17 capitoli. Con me la lettura rievocativa non ha funzionato, ma poi alla fine vi spiegherò come mai (sempre che trovi una vera ragione alla fine oltre alla noia).

Cosa ci sta a fare Eugenio Wrayburn lungo il fiume a governare una barca, mentre il simpatico Rouge Riderhood lo osserva meditabondo? E soprattutto quanto tempo è passato, visto che l’altra volta fra un libro e l’altro erano passati dei mesi? Non lo sappiamo, ma dietro come un cagnolino molesto, sempre su una barca il maestro folle segue l’avvocato: che abbiano scoperto dove si rifugia Lisetta? Mi sa proprio di sì…Lo scambio di battute fra il malefico barcaiolo e il maestro segue lo schema del millantatore di animo pessimo che augura il male all’avversario solo perché non ha abbastanza forza per batterlo lealmente. L’accoppiata dei due è malefica e distruttiva e la paranoia di Rouge aumenta l’atmosfera di tradimento e sotterfugio.

Bradley nel frattempo continua il suo pedinamento dei due innamorati e la sua follia aumenta sia nel modo di porsi che in quello che dice.

Il capitolo non è nemmeno malvagio con due personaggi così psicotici come protagonisti, mentre uno spia l’altro e l’altro è alla ricerca della sua preda con fare maniacale (ora lo chiameremmo stalker). E’ psicologico, attento, particolareggiato, con una scrittura fluida e introspettiva, ma sinceramente a questo punto del libro risulta stucchevole o meglio risulta staccato da tutto il resto del libro: Rouge è infido, malvagio, paranoico, e cerca il suo profitto, Bradley è folle del tutto; si incontrano e si scontrano con un climax di atteggiamenti paranoici e schizzati che farebbero invidia a una perizia psichiatrica, ma nel resto del libro c’è noia…

http://bardfan.blogspot.it/2010/01/our-mutual-friend-by-charles-dickens.html

Cambiamo scenario e ci troviamo i Lemmle più o meno autoinvitati a casa Boffin per colazione. Quanto sono disgustosamente falsi e lecchini quei due? Brrrrrr… Eppure qualcosa non quadra fra i quattro e i lecchini non riescono a far presa sui padroni di casa come vorrebbero. Il signor Boffin si mostra riconoscente (economicamente ovvio) per averlo aiutato a cacciare l’ingrato segretario e i signori Lemmle incassano senza colpo ferire e col sorriso sulle labbra. Un sorriso che muore sulle labbra degli arroganti quando si rendono conto che i loro piani non solo sono stati scoperti (Alfredo al posto di Rokesmith, Sofronia al posto di Bella nella Pergola), ma soprattutto che ai Boffin questi piani non piacciono per nulla e quindi che si attacchino pure al tram (c’era già il tram a quell’epoca? boh!).

E nel pieno del dramma, con Boffin che congeda con fermezza i Lemmle, con questi ultimi che si alzano da tavola come gatti di marmo, entra nella scena in modo melodrammatico e ingenuo Giorgiana rincarando la dose del dramma degli sciacalli. Poverina! Lei soffre tanto per il disastro economico degli amici! Lei piange tutte le notti! Povera cara! E ingenuamente porge a Sofronia dei soldi (pochi) e una collana di famiglia che per fortuna intercetta il signor Boffin prima che cadano nelle mani avide a cui era destinata; poi non contenta spiattella che vuole fare loro una donazione quando entrerà in possesso della sua eredità…ma cosa ha nel cervello ‘sta scimunita? Acqua sporca? Per fortuna che se ne va velocemente come è entrata in casa, lasciando il gelo al suo posto: Sofronia viene colta da un attacco di sentimentalismo, Alfredo è truce, Boffin inflessibile e la signora Boffin un po’ comprimaria. Chiuse le ultime formalità e formalismi i signori Lemmle levano le tende per non più tornare…per fortuna dei Boffin (ma non so se vale anche per noi).

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