Articoli con tag: Stewart Scott

“Dark Skies-Oscure Presenze” di Scott Stewart

Ancora una serata in cui la tv generalista non regala niente di piacevole e sky è in mano ad altri della famiglia, capito su questo film sperando che mi distragga piacevolmente e mi stacchi dal fare altro.

All’inizio parte bene, ma immediatamente perde colpi sia nello svolgimento della narrazione che nella realizzazione vera e propria, e mi trovo a dire la classica frase che ogni culture di horror dice “ma accendere la luce no?”…ecco, questo vuol dire che tutto è sul limite del non logico.

 

Certo, mi direte, perché gli horror o i fantascientifici sono logici vero? No, non lo sono, ma le reazioni umane devono essere congrue al personaggio e, se questo non è più di tanto approfondito, dovrebbe avere le reazioni medie di qualsiasi essere umano, il quale visto che alla notte subisce cose assurde e la casa viene messa a soqquadro, vuoi che una luce non la accenda? Evidentemente no. Beh io sì, almeno alla seconda notte quando per l’ennesima volta sento rumori assurdi in cucina, di sotto, al piano terra, oppure quando l’allarme suona (ecco, anche lì, ma una cavolo di arma improvvisata non te la porti dietro? Tutti in certe zone d’America hanno una mazza da baseball e loro no?).

In più ancora una volta gli elementi di questo film paiono discordanti fra di loro e senza un legame apparente o comunque senza una giustificazione. Perché i genitori, visti i gravi problemi che li trovano coinvolti, invece che farsi aiutare da uno psicologo vanno a trovare uno sconosciuto (perché nel film non ho capito come salti fuori) investigatore di fenomeni del genere? Perché il ragazzino grande ha il classico amico squinternato e lo frequenta malgrado sia successo qualcosa di pesante in passato? Perché il figlio piccolo sembra normale e poi di colpo perde il lume della ragione senza accusare più di tanto o comunque senza essere davvero utile allo svolgimento? Perché…insomma in questo film disarticolato mi sono sorti troppi perché e quello di non accendere la luce è solo quello più banale

Regia: 6 Niente di che, alla fine fra una citazione e l’altra anche di altri film (no, davvero ci sono 3 stormi di uccelli neri che si abbattono sulla loro casa? Non ci avevo mai pensato…), il regista svolge il suo compitino senza infamia e senza lode. Forse non è tutta colpa sua, ma davvero niente di eccezionale.

Sceneggiatura: 5 Vorrei dire buona l’idea, ma anche qui era un già visto. In film del genere, dopo anni che si raccontano le peggio cose, purtroppo non ci vuole tanto l’idea originale, ma piuttosto la descrizione della stessa in modo originale, il portare lo spettatore a intuire, a voler sapere di più, a investigare coi protagonisti e non a passare da una sequenza all’altra.

Scenografia + costumi: 6 Film contemporaneo, quindi tutto come ci si aspetta. Diciamo che prende un po’ lo slancio quando deve descrivere l’aumentare delle paranoie e della disperazione dei protagonisti, ma è davvero il minimo.

Fotografia: 6 C’era? Ovvero, l’uso della fotografia è stato funzionale al portare lo spettatore a guardarsi attorno per paura che quello che sta vedendo gli possa capitare? No. Quindi ha fatto il compitino di ben mostrare il lavoro senza essere davvero usata per quel che è nata.

Effetti speciali:5 Non vi svelerò chi sono i cattivoni del film, ma sono stati resi malissimo in quanto senza fondo, tridimensionalità, resa credibile. Mi contesterete questa frase con la classica risposta “ma era voluto, tu non capisci e bla bla”; ok, voluto…va bene…i disegni dei bambini sono voluti, ma quelli no, quelli sono realizzati male perché alla fine non si aveva davvero voglia di rendere questo film credibile.

Musica: c’era?

Voto 5– Il film è evitabilissimo, non aggiunge nulla alla storia del cinema, né in generale né in quella di genere, ma si fa guardare se per una sera non sapete cosa vedere e ve lo passano in tv. Evitate di scaricarlo o di affittarlo o di farvelo prestare. Questo film è il classico film che guardavo nelle serate di compagnia quando la ricerca di “demonialienichesparano” ti portavano alla scelta di un classico serie Z o questo e alla fine ti chiedevi perché non avevi preso l’altro che al massimo due sane risate te le facevi!

p.s: rileggendo la recensione di “Mymovies.it” mi chiedo che genere di bagaglio culturale di genere abbiano quelli che hanno scritto l’articolo. Non che non si possa avere dello stesso film visioni diverse e non che non sia stato scritto correttamente (anche nella citazione degli elementi), ma mi da l’idea che non abbiano visto molto di più che questo film per giudicarlo. Insomma non è che per forza si debba essere un cinefilo assatanato o talebano, non dico nemmeno che bisogna passare la propria vita a cercare il famoso ago nel famoso pagliaio, ma avere un minimo di cognizione di causa no? Ci sono film, libri, fumetti che nascono e vivono perché altri pilastri sono stati creati prima di loro e quando non si conosce la storia del genere a volte si rischia di andare in giro zoppi…

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“Priest” di Scott Stewart

Domenica dopo pranzo mi rilasso e vengo a sapere che su Cielo c’è “Priest”. Bene! Mi sistemo, apro la calotta cranica, estraggo il cervello, lo ripongo nel vaso di formaldeide e sono pronta alla visione. Purtroppo non avevo calcolato che bisogna togliere anche il cervelletto e quindi mentre mi guardo il film smanetto sul pc per cercare info. Sapevo benissimo che era tratto da un fumetto, ma non ricordavo quale e come era, visto che non l’ho letto.

Il fumetto è questo : http://www.fantasymagazine.it/fumetti/10677/priest/ Qui per una buona critica.

Leggendo la critica e i riassunti mi rendo subito conto che del fumetto hanno preso poco, anzi solo le idee di base, ma hanno buttato via tutto lo studio dietro. Vabbè, dico io, ci sarà una motivazione, ma il mio cervello dal vaso mi guarda e mi suggerisce che “no, non c’è una motivazione”. Lo contraddico: “hanno finito le idee e reciclano male quelle altrui.” “Tanto nessuno se ne accorge” aggiunge lui. Ha ragione. Chi mai avrebbe potuto vedere le differenze del film dall’originale coreano? Pochi. Ma cosa vuoi che sia? Niente, tanto non è Batman su cui tutti possono dire la loro, saltare pezzi della lunga storia e vederci quello che vogliono! Questo è “solo” un fumetto coreano!

Io e il mio cervello continuiamo la visione e decido di lasciar perdere le critiche e di godermi il solito film esagerato, post apocalittico, con fotografia nero-grigio-verde (che fa tanto effetto post nucleare).

La guerra fra umani e vampiri è stata vinta dai primi grazie alla creazione di un ordine monastico militare (o come mi piacciono o come mi piacciono i soldati che fanno i voti!) molto particolare, quindi ora la Chiesa può continuare a imporre il suo dominio sul mondo pacificato. I poveri monaci con sindrome post traumatica tipo i soldati della seconda guerra mondiale, devono ritagliarsi un posto nella nuova società, ma inutilmente: sono dei paria oramai. Uno di loro si rifiuta e torna a casa cosciente che qualcosa è successo alla sua famiglia e pronto a porvi rimedio. Questo suo atto di insubordinazione lo porta alla scomunica. Eppure c’aveva visto lungo…i vampiri non sono morti, la loro regina è più sana e prolifica che mai e addirittura ha avuto l’idea di prendere per i fondelli un po’ tutti.

A questo punto la vendetta si mischia con gli affari di famiglia e gli “omaggi” ai film sembrano più la crisi di idee. Mi volto verso il mio cervello e noto che si sono uniti anche quelli degli sceneggiatori. In questo film si sono divertiti solo quelli degli effetti speciali e dei costumi e oggettistica.

I dialoghi sono limitati all’osso e alquanto ridicoli e anche le spiegazioni pseudo religiose sono alla stregua dei fogliettini dei baci perugina. E’ vero che in un sol film sviscerare tutte le problematiche che potevano saltare fuori sarebbe troppo difficile e noioso, ma davvero così è stato saltato a piè pari ogni minimo, ma minimo, dialogo un po’ impegnativo.

L’atmosfera è poi un po’ indefinita perché avrebbe tutte le potenzialità per essere un buon steampunk futuristico western, ma poi scivola in “Mad Max” senza averne l’anima, oppure nel “Blade Runner” ma avendolo visto di sfuggita al bar mentre giocava la squadra del cuore. In più il combattimento sul treno è oramai abusato come non mai e mi chiedo se non se ne rendano conto…

Alcuni personaggi poi sono veramente di contorno e non ti chiedi perché, ma anche perché non venga in mente agli stessi personaggi che perdere la vita per certe persone è assolutamente inutile. Altri sono invece un buon contorno, spalla, ma alla fine il fatto che sia una lei/lui è assolutamente ininfluente (adesso non provate a dirmi che la sacerdotessa guerriera può spostare l’ago della bilancia del futuro dell’eroe solo perché lui le sfiora la mano una volta di troppo? Su, siate onesti!).

Sugli effetti speciali si sono dati dentro, divertendosi come matti e rendendo tutto abbastanza credibili, anche se anche essi paiono un po’ fuori dal contesto e assolutamente utili per mortificare ancora una volta la trama e la sceneggiatura (se mai davvero ce ne è stata una).

Paul Bettany il nostro eroe purtroppo ingabbiato nel solito personaggio invasato spiritualmente, una volta buono e una volta cattivo, e sinceramente è un vero peccato visto che la cosa può solo bloccare la sua futura carriera (anche perché mi era tanto piaciuto in “Inkherat”). Ma forse sono più preoccupata io che lui…

Tirando le somme posso dire che:

Regia: 5 Compitino perché tutto giri perfettamente, inquadrature giuste, uso delle macchine da ripresa al meglio, ma niente di nuovo.

Sceneggiatura: non pervenuta. Dai no, davvero, c’è qualcuno che si è messo lì a scrivere tutto? Ed è stato anche pagato?

Scenografia: 6 Anche qui un minimo sindacale, prendendo a destra e a manca, ma senza sprecare molti soldi.

Costumi: 6 Altro aspetto curato sì, ma senza troppa fantasia.

Effetti speciali: 7 e mezzo. Qui si sono divertiti sia nel ricreare le situazioni di combattimento, sia per gli spostamenti che per i movimenti del mostro. Bellissimo e inquietante l’alveare dei vampiri, peccato che (non so dire per quale motivo) invece di essere più scoperto, sia solo un mero passaggio. I vampiri poi rientrano nella nuova visione di essi, in cui non sono più del tutto umani ma quasi delle forme ultraterrene o extra terrestri; mentre si guarda il film si intuisce il perché di questa scelta: “La chiesa dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. I vampiri non hanno occhi quindi sono privi dell’anima”. Così dice il cattivone, molto glam rock, ma come tanti cattivi: tutto fumo e niente arrosto e sparisce come uno stronzo.

Voto: 4/5 Malgrado i gadget divertenti, il film è noioso e piatto e nemmeno la mia componente più tamarra (dopo anni di film di genere) si è minimamente esaltata. Avevo il sentore che fosse così, ma doveva essere guardato per averne a pieno il giudizio.

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