“La dama del sudario” di Bram Stoker

20170106_131153_wm
recensione di goodreads

Ho finalmente finito il libro della lettura di Halloween. No, fermi non è successo nulla, ma come ho potuto dire altrove mi sono incartata con i libri presi in biblioteca e quindi le tempistiche sono andate tutte in tilt. Per la lettura di Halloween mi è rimasto anche un altro libro che ora comincerò. Diventa difficile scegliere un libro che sia a livello dei grandi classici di genere, senza cadere nello splatter o in altri generi; diventa difficile trovare atmosfera e sensazioni ed emozioni, legate a mostri di forma varia, cattivi e buoni. Sì, diventa sempre più difficile, anche se devo dire che ce ne sono tanti da leggere (se non fosse che tanti ne ho anche già letti). A questo giro mi sono affidata al “popolo di fb” (bhe in realtà ai miei contatti sul mio profilo privato, quelli con cui si chiacchiera tranquillamente di tutto e che so che sono buoni lettori) e la scelta è ricaduta su Stoker e Hodgson. Parliamo di Stoker.

Parte bene il racconto, con tutti gli elementi che ci aspettiamo, forse un po’ forzati nella memoria dal grande “Dracula” che non si può non leggere almeno una volta nella vita. Abbiamo il viaggio in nave e una misteriosa bara; abbiamo un’eredità misteriosa e forse “ingiusta” (in ottica di famiglia, mica per altro); abbiamo un giovane avventuroso con tanto di zia buona alle spalle; e infine abbiamo un paese sperduto per i monti in una zona indefinita dell’Europa. Tutto come è per Dracula, se non fosse che il nostro zannuto protagonista si muoveva dalla Transilvania per andare a Londra, mentre qui si fa il tragitto inverso. Buona parte del libro mantiene l’atmosfera di ansia, paura e paranormale con il nostro giovane eroe pronto a diventare uno del paese delle Montagne Azzurre, a farsi carico di tutti i loro problemi, ma affascinato da una strana fanciulla vestita solo di un sudario bianco che lo viene a trovare solo di notte. Zan zan! (musichetta di sottofondo).

Buona parte del libro alla fine gira attorno a Rupert che narra nel suo diario questa sua infatuazione, questo suo non capire chi ha di fronte, l’accettazione anche della sua natura vampiresca e la sua romantica intenzione di liberarla dall’inferno. Il lettore si incammina sulle orme, lungo le scalinate di cripte fatiscenti, attorno a camini dei castelli cercando di mettere in allarme tutti, quando alla fine…

****ATTENZIONE SPOILER****

…alla fine tutto si risolve in una romantica bolla di sapone. Niente vampiri, niente discese negli inferi, ma solo una avventura buona per i lettori dell’epoca che cercavano il mito del combattente eroe, capace di guidare aerei e scalare montagne per difendere l’amata rapita dal Turco (e qui ci sono tutti i pregiudizi dell’epoca riguardo all’impero ottomano. Pregiudizi…vabbè sì, alcuni, ma altri erano il frutto di rapporti diplomatici interrotti con atti di guerra e azioni di conquista da parte dei turchi di terreni limitrofi all’impero. Non che l’impero britannico non facesse lo stesso, ma alla fine uno scrive per i suoi, mica per il nemico), donna di altrettanto valore e coraggio, degna di essergli moglie; con tanto di alleati e sottoposti geniali e coi contatti giusti.

Il libro si è rivelato un bel romanzo d’avventura di fine ottocento-inizio novecento, con gli elementi di esotismo, di ingegno, di capacità militare che tanto infiammavano gli uomini e le donne prima della guerra mondiale (che nessuno avrebbe immaginato, ma di cui si sentivano i sentori lontano un miglio molto probabilmente). Non posso dire che non sia stata una bella lettura, ma non era quello che mi aspettavo.

Stoker scrive ancora una volta in forma di diario e scrive bene (e viene tradotto bene, anche se ogni tanto qualche errore di battitura non corretto da un correttore di bozze c’è), con quel suo parlare lineare pieno di subordinate e correlate che son sempre un casino da leggere se perdi il filo. Mi piace la scrittura di Stoker non fraintendetemi e a questo giro mi sono anche divertita a leggere a voce alta il libro (si presta, sappiatelo), ma è un attimo dimenticarsi il soggetto della principale. La vicenda è ben scritta e anche le parti più oscure sono ben sciolte senza troppe forzature, anche se il prologo mi rimane a posteriori totalmente oscuro e lontano dal resto…

Quindi se volete un libro avventuroso e gotico nello stesso tempo, questo è quello che fa per voi; se invece cercate un horror gotico non è questo il libro che state cercando.

Voto: 6 e mezzo. Alla fine, anche se è stato piacevole non era quello che cercavo e rimanendo in quell’ottica si sono sprecate occasioni e buttato in mare troppi ami per non pescare alcun pesce morto. Se lo avessi letto come libro d’avventura sarebbe cambiato qualcosa? Boh, alla fine in quell’ottica ci sarebbero stati troppi elementi non consoni. Stoker cosa volevi scrivere? E soprattutto per chi?

Scheda tecnica:

20170106_130526_wm
Ma perché i libri hanno smesso di mettere schede tecniche come questa? Sarebbe un bel riconoscimento per il team di lavoro editoriale.

titolo originale The lady of the Shroud

traduttore: Gabriele Ruggero

anno di pubblicazione:

edizione: Basaia, i libri del Graal

introduzione di Riccardo Reim

finito di stampare: novembre 1985 presso la I.T.L. di Palestrina

progetto grafico e impaginazione: Valtenio Tacchi

copertina: Tarocco di Aleister Crowley

in quarta di copertina: Bram Stoker in un disegno del 1885

pagine 175

prezzo: £ 18.000

Annunci

Buon Compleanno Bram Stoker!

Quando studi la letteratura inglese, c’è sempre il sotto capitolo sulla letteratura irlandese, senza un vero approfondimento, e di solito si citano solo o quasi due autori: Oscar Wilde e Bram Stoker.

http://it.wikipedia.org/wiki/Bram_Stoker

In realtà è veramente limitante trattare i due personaggi come loro, in semplici comprimari di una storia complessa come quella irlandese, senza davvero parlare della conquista inglese, dell’incapacità di sottomettersi degli irlandesi, di cattolici e protestanti e delle guerre di religione. Da una parte il padre del sarcasmo, dall’altra quello del genere horror. Stop. Ragazzi, passiamo ad altro, aprite il manuale di decerebrazione umana a pagina 46!

Stoker è davvero il padre dell’horror, ma non è un padre uscito dal nulla. Egli è piuttosto il plasmatore di un mito, colui che “giocando con la creta della paura” ha creato un mito inossidabile: Dracula.

Dracula è l’apice della montagna, dove prima c’era il padre Nosferatu e in fondo dall’altra parte lo sbriluccichio di Twilight.

Quando pensiamo al vampiro, al di là del vostro piacere personale (la lettura collettiva su “Intervista col vampiro” ci sta palesando proprio questo aspetto), sappiamo che dovremo scontrarci con i Carpazi, le navi misteriose, paletti, bare, terra natia, cacciatori; sappiamo che stiamo cercando un essere sovrannaturale, affascinante e perverso, diviso dal potere dovuto non dal vincere la morte, ma dall’averla come compagna (i vampiri non risorgono, mettiamocelo in testa. E’ come se, biblicamente presi, non entrassero nelle porte dell’aldilà e ritornassero in questa terra come sono: morti); sappiamo che dovremo incontrare il rapporto fra Dio e l’avversario, oppure farci una sonora risata perché qui siamo nel mezzo e ce ne fregiamo altamente.

Se negli antichi romani il vampiro non aveva nessuna parvenza di avvenenza, di conquista e di condivisione, ma era solo un qualcosa di estraneo contro il quale si chiedeva l’intervento divino, con l’arrivo di Stoker abbiamo lo spartiacque per eccellenza e i due mondi convivono, si mischiano, a tal punto che non è più Dio o gli dei a intervenire per risolvere la questione, ma è un uomo, magari religioso, ma uomo che grazie alla sua conoscenza sconfigge il male. Stoker si rivela figlio del suo tempo: di quell’ottocento in piena spinta industriale, dove la tecnologia prende il sopravvento sul lavoro manuale; la scienza sulla superstizione, diventando una nuova religione (già l’illuminismo aveva dato una bella botta alla religione canonica…); dove l’affrontare le proprie paure è un must per poter ambire all’ideale di uomo superiore; dove il sentore della guerra è dietro l’angolo, anche se non si immagina che sia una guerra mondiale.

Dracula diventa come un retaggio del passato che si può sconfiggere, ma che imperioso governa e vive sull’uomo. Van Helsing diventa la sua mimesi e il suo cooprotagonista creando una coppia inscindibile e mitica (nel senso di racconto epico che si tramanda nei secoli).

Leggere per me “Dracula” è stato un dovere e un piacere e devo dire che è l’unico vampiro che adoro, ma che combatterei schierandomi al fianco di Van Helsing. Ho letto il libro da ragazzina e ho trovato quel senso di dominio del male che credo sia fondamentale in questo genere di libri; ho trovato chi non è in grado di contrastarlo e soccombe a suo modo; ho trovato l’amore maledetto e malato, scelto e imposto; il concetto di dannazione, di scelta, delle conseguenze delle proprie azioni. Ho trovato soprattutto sostanza e leggere un libro che parla a tutti, malgrado i secoli passati.

L’unica cosa che gli “accuso” è che attraverso il suo libro il personaggio storico Vlad Tepes, da cui è stato tratto Dracula, è stato travisato o comunque mal studiato. Il principe di Valacchia era un personaggio che non andava troppo per il sottile e che sì, ha usato pali, chiodi e violenza per tenere in pugno il suo regno, ma tutto il circondario non è che fosse composto da santarellini. In più è grazie a lui se l’orda ottomana è stata fermata una volta e non ci ha conquistato e distrutto come voleva fare.

Buon Compleanno Stoker e grazie per tutte le paure ancestrali che ci hai dato!

POSTILLA!

A questo link potete trovare il podcast della trasmissione “Ad Alta Voce” di radio 3 Rai, dedicata a Dracula:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374.html

(se non vi si apre subito il link giusto, guardate l’elenco a sinistra e aprite il 2012 e lo troverete. Buon ascolto!)