“Il nostro comune amico” cap. VII

Seguiamo Silas Wegg nel suo pellegrinare attorno alla Pergola e alla famiglia Boffin. Dickens ci avvisa che attorno alla chiesa di Clerkenwell esiste un quartiere di gioiellieri, ma che le botteghe variano a secondo della ricchezza degli stessi: “alcuni potrebbero arricchire l’acqua in cui lavano le mani” e altri invece possono permettersi solo una candela di sego. Scopriamo che Wegg conosce il gioielliere, il signor Venus, quando era in ospedale per farsi amputare la gamba (Silas ha infatti una gamba di legno che tutti gli riconoscono, ma che nessuno cerca di fargli pesare).

La descrizione della bottega da il senso di povertà, di desolazione e di abbandono, non solo perché solo una candela di sego (che fa più fumo che luce) serve all’artigiano, ma perché si trovano uccellini morti, odore di muffa e di cantina e di materiali vari. Ascoltando il discorso fra i due scopriamo che il signor Venus non è un gioielliere, ma fabbrica arti finti e impaglia animali.

http://bizzarrobazar.com/2013/03/04/londonscopia/ per scoprire i dettagli di questa vetrina.

A un certo punto fra i due inizia un discorso macabro e quello che mi sorprende è che Wegg chieda quanto Venus l’ha comprato e quanto vale. Sì, proprio così! Wegg in ospedale venne comprato da Venus o forse solo il suo arto oppure..,? Questo discorso lascia non solo il solito senso del sorprendente, ma fa venire in mente come la vita umana in certi periodi della Storia sia valsa più o meno di un tocco di pane e di come, in certe classi sociali, non fosse disdicevole comprarsi o usarsi. Triste, tutto ciò è molto triste…

Nota dolente leggendo “questo” Dickens: i dialoghi sono scollegati e a volte saltano fuori cose senza senso e senza legami con quello che si dice prima o dopo. E’ come se i personaggi agissero chiusi in una propria campana, avulsi dal contesto o dal mondo che li circonda. Faccio un esempio: in questo capitolo a un certo punto Venus palesa un amore non corrisposto, ma nella traduzione e nell’ “economia” del dialogo non si capisce se egli palesi un amore omosessuale per Wegg oppure per una donna che non valga nemmeno la pena di nominare (nè dall’autore nè dal protagonista). Per capire questo passaggio ho dovuto chiedere aiuto nella pagina fb della lettura collettiva e mi hanno risposto che si riferisce a una donna innominata e che sì Dickens scrive cose scollegate. Questo mio fraintendimento, che non riuscivo a risolvere nemmeno con una seconda e terza lettura (non tanto perché credessi che Dickens potesse essere così provocatorio, ma proprio perché doveva essere solo un fraintendimento, magari una pessima risoluzione del mio ebook) ho notato essere frutto di una traduzione un po’ veloce; in un altro libro la traduzione presenta lo stesso passo ma con queste parole: “…32 anni e sono celibe. Io l’amo, Mr Wegg, e Lei è degna dell’amore di un Potente di questa terra”. Il “Lei” al posto dell’ “essa” risulta più chiaro, anche se rimane il mistero della donna citata.

Ammetto di non conoscere l’autore, ma quando lessi “Canto di Natale” lo trovai solo un po’ antiquato in certi termini, ma sempre logico e lineare. Chissà cosa gli è passato per la testa qua…